Può l'esilio divenire fertile terra d'incontro e di rinascita? Può il cambiamento linguistico generare strutture narrative e stilistiche innovative e originali?
Sono le domande alla base di questo studio sulla letteratura della migrazione, che vede come protagonista uno degli autori europei più interessanti del ventesimo secolo.
Aritmetica dell'emigrazione è uno studio che tratta il tema dell'esilio attraverso la figura di Milan Kundera, autore arci-noto al grande pubblico, ma ancora largamente sconosciuto al panorama critico italiano.
Il saggio vuole costituirsi da subito come un'indagine sui problemi della migrazione e della comunicazione letteraria, seguendo la struttura di un viaggio a tre tappe, che analizzano ognuna un momento diverso del percorso letterario di Kundera nell'ottica del cambiamento.
La prima vuole essere un approccio al tema dell'emigrazione e dell'intercultura in ambito letterario. Avvicinandosi ad un autore come Milan Kundera è infatti legittimo porsi delle domande: domande sulla sua "doppia" appartenenza, sulla delicata questione dell'esilio, sulla sua condizione di émigré proveniente da un paese occupato, stabilitosi in Francia verso la metà degli anni settanta. A queste questioni se ne aggiungono poi altre, questioni filologiche: l'abbandono della lingua madre, il ceco, e la scelta del francese, questioni ancora più sentite nell'opera di un autore che ha sempre mostrato un grande interesse nei confronti della "parola" e che ha fatto della riflessione sulla lingua non solo una tecnica narrativa, ma il punto di partenza della riflessione e dell'interrogazione esistenziale.
La seconda entra nel vivo dell'opera di Kundera, concentrando l'analisi sui problemi della comunicazione e della ricezione. Nei romanzi di Kundera, la parola sembra sfuggire alla volontà stessa del mittente per acquisire significati sempre nuovi: paradossalmente, tanto più il messaggio è distorto e frainteso, tanto più acquisirà forza e potere. Ecco perché i personaggi dell'universo kunderiano - molto spesso degli "esiliati" - sono inermi di fronte alle "trappole" della comunicazione e ai malintesi semantici.
La terza ed ultima tappa del viaggio costituisce infine uno studio dettagliato sulle strategie messe in campo da Kundera per risolvere, o tentare di risolvere, i problemi della comunicazione, inter e intra-culturale. Nel saggio "Re-Integrating Europe" Petr A. Bilek aveva notato una realtà paradossale a proposito dell'opera di Milan Kundera: "the prose writer who made misunderstandings, misreading and misinterpretation one of his main themes, has been constantly misunderstood."
È precisamente per rispondere a questi errori interpretativi che Kundera cerca di opporre al linguaggio "tout fait" una sorta di dizionario intimo, che trova la sua realizzazione concreta nel 1985, nel saggio "Soizante-treize mots". In quest'opera, concepita come un vero e proprio piccolo vocabolario, Kundera si impegna a spiegare il significato intimo che imprime ad alcune parole - le settantatre del titolo. Non si tratta tuttavia che dell'esplicitazione estrema di un lavoro onomaturgico continuo, che attraversa trasversalmente tutti i romanzi di Kundera, in particolar modo quelli successivi all'esilio. Kundera non è infatti giunto al francese senza difficoltà, ma piuttosto attraverso un lavoro continuo di definizione e ricerca linguistica, riflessione sui poteri e le trappole della lingua. Partendo da questi presupposti, questo studio si propone di analizzare il Dizionario Intimo di Milan Kundera concepito come una tecnica e una strategia narrativa e stilistica, attraverso la quale l'autore definisce e ridefinisce continuamente il significato delle proprie parole - come spesso accade nella tradizione della letteratura émigré - cercando di risolvere a suo modo ciò che Mallarmé definiva "le défaut des langues".
Lo studio vuole sfatare i luoghi comuni che spesso accompagnano l'esilio e l'emigrazione, mostrandone la demistificazione attraverso l'opera di Kundera e la sua ricerca, continua e costante sulla lingua e l'opera letteraria.
È dunque possibile tracciare una topografia del romanzo legata all'emigrazione di grandi autori come Nabokov, Rushdie e altri, che con le loro opere hanno ampliato gli orizzonti e i confini di letterature e culture diverse da quella di origine? Un dato appare evidente: con i loro spostamenti sulla cartina geo-politica, questi autori hanno disegnato una loro personale topografia della letteratura mondiale, tracciando con i loro percorsi evolutivi, la storia del romanzo così come la intende Kundera, ovvero "la mappa dell'esistenza umana". Lo scrittore, che non è per Kundera né storico né profeta, ma piuttosto esploratore dell'esistenza, si appresta dunque a tracciare la sua personale carta esistenziale. Questa particolare topografia è oggetto d'analisi in questo studio.
Un saggio agile e di facile lettura, corredato di una bibliografia dettagliata dell'opera di Kundera (in ceco, in francese e in traduzione italiana) nonché di testi critici, articoli e studi interamente dedicati all'autore. Uno studio che interesserà gli "adepti" della francofonia - i romanzi di Kundera sono analizzati proprio a partire dal testo francese, corredato dalla traduzione italiana di Adelphi - così come gli studiosi del fenomeno dell'emigrazione in letteratura, e naturalmente tutti gli amanti dell'opera di Milan Kundera, terra ancora incognita del panorama critico italiano.
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Ilaria Vitali
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