"Il Dizionario Intimo di Milan Kundera" di Ilaria Vitali, 2003


La ricerca linguistica e la riflessione sulla comunicazione umana costituiscono da sempre i temi centrali della produzione di Milan Kundera. Una ricerca ed una riflessione che sembrano essersi amplificati dopo "l'esilio" in Francia e il cambiamento linguistico dello scrittore. Il francese costituisce infatti per Kundera una lingua vissuta come conquista, lingua d'elezione e riflessione continua in cui nessun automatismo verbale innato viene in soccorso allo scrittore.
Ecco perché, lungi dall'abbandonare " la langue de sa passion " , Kundera si impegna, in modo sempre più evidente, a spiegare il significato intimo che attribuisce alle parole, un lavoro continuo di definizione che comporta una riflessione estrema sulla lingua, le sue trappole, i suoi atouts. Il risultato più visibile di questo complesso lavoro onomaturgico è la redazione del saggio Soixante-treize mots, (Settantatre parole), vera e propria riflessione sul senso intimo della lingua. Non si tratta tuttavia che dell'esplicitazione estrema del lavoro di tutta una vita, un lavoro che è divenuto sempre più evidente dopo l'esperienza francese.
Malgrado la recente riluttanza ad essere pubblicato nell'Hexagone, la riflessione di Kundera sulla lingua francese persiste, divenendo sempre più opera di "onomaturgia", creazione di una relazione personale tra la "parola" e la "cosa", attraverso la quale lo scrittore tenta di risolvere ciò che Mallarmé definiva "il difetto delle lingue".

Nascita del dizionario intimo

Nel 1985, dopo un lungo lavoro di revisione delle traduzioni francesi dei suoi romanzi, Kundera scrive per la rivista di Pierre Nora, Le Débat, un saggio sotto forma di dizionario, in seguito inserito nella raccolta L'art du roman.
Soixante-treize mots è il titolo di questo particolare dizionario, che costituisce una riflessione sulla lingua portata all'estremo: le parole dello scrittore (che egli definisce con una metafora-musicale "parole-tema") sono qui estrapolate, esplorate, analizzate, definite e ridefinite.
La redazione di questo vocabolario personale mostra lo sforzo onomaturgico di un autore che ha sempre portato un interesse supremo nei confronti delle parole, ma che deve confrontarsi allo stesso tempo con i problemi di lettura e dislettura che spesso accompagnano l'opera di un autore émigré. Attraverso questo dizionario Kundera cerca dunque di riparare ai malintesi e ai fraintendimenti semantici attraverso un esercizio costante di definizione.

La scelta del dizionario

Il lettore attento dovrebbe chiedersi perché Kundera abbia scelto di redigere un "dizionario". Avrebbe infatti potuto scegliere di guidare il suo pubblico attraverso i suoi romanzi (come già avviene, in effetti…) o spiegare i suoi processi di creazione letteraria in un ordinario saggio critico. Ha invece deciso di dichiarare le sue scelte linguistiche sfruttando le voci di un dizionario, trasformando le sue spiegazioni in esercizi di definizione. Naturalmente, non può trattarsi di una scelta casuale, ma piuttosto di un'evidente bisogno di chiarezza e, ciò che più conta, di una dichiarazione di metodo. Le caratteristiche intrinseche di un dizionario sono infatti la concisione, il rigore e l'esattezza della definizione, uniti, in qualche modo, ad un tono indiscutibile. Il dizionario è generalmente considerato super partes. Ecco allora che il suo carattere "istituzionale", a cui il lettore è avvezzo, dona alle parole di Kundera, per estensione, un valore "autoritario": ognuna delle settantatre parole definite acquisisce un'importanza particolare.
Nel suo tentativo di eliminare i malintesi semantici Kundera non poteva scegliere una forma migliore : i lemmi del dizionario, per natura "perentori", gli assicurano l'essenzialità, il rigore, l'esattezza che cerca di ottenere con la sua opera di definizione.
Tuttavia, come afferma Jean Cohen, " Il dizionario non è il vangelo " e spesso non tiene conto di certi "tratti afferenti" della parola, non essendo quello il suo scopo principale. Al contrario, questo è lo scopo supremo di un dizionario intimo, che prevede una scelta di parole e una definizione personale, che si suppone debba illuminare l'universo intimo dell'autore: le definizioni ci sono fornite da Kundera stesso che si definisce come un "praticien", estraneo al mondo delle teorie.

" Questo non è un dizionario"…

Il dizionario intimo di Kundera si differenzia tuttavia dai dizionari normativi per diversi tratti distintivi. Innanzitutto, Kundera inserisce nelle sue definizioni non solo riflessioni linguistiche, ma anche citazioni estratte dai suoi romanzi.
Ecco che la struttura usuale del dizionario normativo è così trasformata : per cogliere il senso "intimo" di una parola, il lettore sarà obbligato a ritornare alle pagine dei romanzi, moltiplicando gli angoli prospettici.
Attraverso queste auto-citazioni, che divengono a volte veri e propri auto-commenti critici, Kundera afferma che il significato intimo delle sua parole non può essere separato dall'atto della loro enunciazione: il contesto di emissione e ricezione del messaggio acquisisce infatti un'importanza essenziale ai fini interpretativi.
Per questa ragione Kundera rifiuta l'uso di definizioni semplificatrici, e inserisce riflessioni linguistiche, filologiche, etimologiche, che vogliono eliminare l'illusione, generalmente prodotta dai dizionari normativi, che il significato delle parole sia facile da cogliere, sempre stabile e univoco.
Bisogna inoltre sottolineare che ogni parola del dizionario kunderiano è allo stesso tempo definita e definitoria: se da un lato viene definito il suo significato intimo, dall'altro essa costituisce una dichiarazione metodologica dello scrittore stesso. Ne costituiscono una prova parole-tema come " riso " e " leggerezza ", allo stesso tempo oggetto della riflessione linguistico-esistenziale dello scrittore, nonché elementi narrativi e stilistici sui quali Kundera costruisce i suoi romanzi.
Le differenze a livello strutturale del dizionario kunderiano ne sviluppano dunque altre, a livello semantico: Kundera associa alle sue parole molteplici significati afferenti, mostrandoci così le sfaccettature di un fenomeno complesso, in cui ogni parola si carica di diversi significati intimi, che vanno ad aggiungersi al suo primo significato. Una volta di più, le parole di Kundera non rappresentano un'essenza fissa e invariabile, ma al contrario una costruzione letteraria, che affonda le sue radici nell'immaginario dello scrittore. Il dizionario di Kundera si oppone dunque ai dizionari normativi per la sua particolare concezione del linguaggio: le parole non sono entità stabili, ma vengono rielaborate senza sosta nel lavoro onomaturgico dello scrittore, pur rimanendo sempre il nucleo di partenza del processo creativo. Come le note di Schönberg, esse costituiscono i pilastri su cui costruire l'opera letteraria.

© 
Ilaria Vitali 


 

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