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Il
vero nome del diavolo? Lucifero, la meteora spenta, è precipitato dai
cieli sulla terra: l'anti-Dio inesauribilmente disperato. Angelo
dell'abisso "che in ebraico si chiama Perdizione, in greco Sterminatore".
E poi il Serpente: un'astuzia immedesimata con le cose; un'astuzia che
striscia sulla terra, che sta al centro del giardino a sedurre il primo
uomo. Fascino misterioso di una natura silente, di occhi che ti guardano
da ogni dove, di una natura mai finita di scoprire. Tenebrosa luce che
investe ogni uomo, anche se inondato da luce divina. Luce contro luce,
luce tenebrosa contro luce illuminante. Un fascino contrapposto
all'attrazione dell'Essere divino. E tu, in mezzo, conteso dalle due forze
irresistibili che s'incrociano nel tuo cuore: Concupiscenza degli occhi e
dei sensi, Superbia della vita. Tutti travestimenti del "fomite del
Nulla", nostro elemento di origine. Quale lo spessore di queste oscure
metafore? Perché l'essere maledetto non è stato subito ucciso, ma appena
condannato a strisciare sul suo ventre, a mangiare terra tutti i giorni
della sua vita. Intanto, subito, in Caino, cioè nel primo figlio
dell'uomo, nel primo nato da donna, il primo frutto dell'amore, il primo
concepito dell'immensa stirpe, il primo di tutti noi, nostro fratello
maggiore, il primo del mio e del tuo sangue, dicevo che già Caino è
presente, quale cupa ombra che lo invade, un'ombra che lo invade, un'ombra
insediata dentro, un abitatore che non gira più solamente per il giardino,
ma che si è ormai impossessato di un uomo: così, una forza esplode non più
e non solo come ribellione, ma come furia distruggitrice, furore di
morte. "Ora Caino disse ad Abele: 'Andiamo ai campi' E allora Caino
assalì suo fratello e lo uccise". (Per questo Gesù dirà: 'Voi siete figli
del diavolo e appartenete al suo partito. Egli fu omicida fin dal
principio e non dimorò mai nella verità, perché in lui non c'è verità.
Quando egli parla, dice menzogna, parla da pari suo, perché egli è padre
della menzogna'). Così: prima satana, luminoso come il più splendente
astro del cielo; poi satana con gli occhi di serpente tra l'erba del
giardino; con faccia d'animale, nutrito di terra. Ora satana con faccia
d'uomo: con una clava in mano e con la falsità nel cuore. Satana: il
contraddittore, l'avversario, l'insidiatore. Ora vagabondo, e viandante
perpetuo. Diavolo, cioè il disgregatore, il calunniatore, l'accusatore.
Ipostasi dell'odio che divide e che spezza. L'essere che soffre
dell'esistenza del bene e dell'armonia. Infine il demonio: l'ossessione
nera, la presenza dell'incubo, la potenza antirazionale, liberticida.
Quanti nomi, sotto quante spoglie ha il potere di nascondersi? E tuttavia
nessuno è in grado di dire chi sia e dove si nasconda; e come sia. Una
carta d'identità la sua, che non è mai in regola. E ignota è perfino la
sostanza. Non fissata la professione, non definita l'origine. A volte
indossa paludamenti regali, a volte è vestito appena di cenci come uno
straccione. E' ancora Gesù a chiamarlo "Mammona" che vuol dire ricchezza.
E poi, un'altra volta, Gesù stesso è quasi sorpreso di non poterlo
individuare, e si mostra perfino preoccupato per non sapere chi sia, e gli
domanda: "Ma qual è il tuo nome?". Risposta: "Il mio nome è legione". (Da
ricordare la guerra che era già scoppiata nei cieli, tra moltitudini di
angeli; e il grande drago che combatteva insieme con i suoi: "Il grande
drago, il serpente antico, colui che chiamano il diavolo e satana e che
seduce tutta la terra". Lo spirito vinto da Michele è precipitato sulla
terra insieme a tutte le sue legioni e dove è finito?). Satana: folla,
massa, l'innumero, l'indeterminato. Quanti nomi e quanti compiti e quante
mansioni. E per ogni mansione una maschera nuova; un nuovo stile e nuove
truccature. Ma forse la forma e lo spazio più segreto e insidioso è
dentro, è dal di dentro di questa coscienza. Dentro i "doppi pensieri" da
cui siamo tutti assaliti. Questo farci noi stessi fomite del male anche se
non lo vogliamo. E più ancora l'oscuro godimento per il male altrui, pur
se istintivo; o meglio: proprio perché istintivo, cioè non voluto, segno
di una presenza malvagia. "Sento nelle mie membra una legge che ripugna
alla legge della mia mente: Dio, chi mi libera?". E più ancora della
tortuosità, ecco la creatività negativa, questa capacità di librarsi sugli
abissi del nulla, questo gravitare verso il nulla, trascinando con noi le
cose, costringendo la natura a gemere perché "soggetta alla vanità della
morte". Poi la capacità di staccare il frutto dall'albero: questo
sentirci autonomi, padroni di noi stessi, despoti della creazione. Siamo
noi la misura delle cose, noi la fonte del bene e del male. Questo nostro
"stato di diritto". A noi ogni onore e gloria. Infatti così è detto del
'Principe' secondo le Scritture: "Tu hai pensato: io sono un Dio e siedo
su un seggio divino in mezzo ai mari… tu hai uguagliato la tua mente a
quella di Dio… hai creato la tua potenza e ammassato oro e argento nei
tuoi scrigni… crescendo i tuoi commerci ti sei riempito di violenza…". Ma
che sarà questo Principe, incarnazione di satana secondo la Scrittura? Non
è anche questo volere demonizzare qualcuno, o qualcosa, a tutti i costi,
pur esso un fatto demoniaco? Satana è una figura sempre più enigmatica a
mano a mano che la cultura cresce. Non c'è scienza che sia riuscita ad
eliminarlo. Il contrario di quanto solitamente si pensa. Se l'ignoranza
scatena superstizioni a non finire, cultura e scienza invece, più grandi
sono, più ti portano alle soglie del mistero. Nessuno dunque che possa
dire: ecco, egli non esiste. Sarà difficile dire chi sia e come esista.
Questa la conclusione, almeno per ora, da parte della più evoluta
conoscenza. Tra i figli di Dio egli è il ribelle. Non che ogni ribellione
sia opera di satana. Anche Cristo è un ribelle, il grande ribelle della
storia rivelata, secondo la Bibbia; ma è ribelle per fedeltà, il vero
Servo di Jahvé che perciò sarà crocifisso. Satana invece è dall'altra
parte, all'origine di ogni potenza del male, come un dio di questo mondo,
in lega con tutte le forze malefiche, che va errando nei deserti, oppure
erompe dal fondo oscuro degli uomini: il re dei terreni, seminatore di
morte. "Per invidia del diavolo è entrata nel mondo la morte, e ne fanno
esperienza coloro che gli appartengono". La morte come misterioso amore
del Nulla, furore di nullificazione. Presenza che si ammanta, come abbiamo
detto, delle apparenze più splendenti della creazione, e si annida nei
momenti più dolci e disarmati della vita. La dolcezza dei cibi, il succo
delle vigne; l'abbandono dei sensi; la malìa di un raggio di luna nel
giardino; lo sfavillio di due occhi di donna; e perfino nelle profondità
della preghiera può annidarsi a sorpresa e sussurrarti qualcosa di orrendo
tra sillaba e sillaba, in mezzo ai gemiti più puri, tra pensiero e
pensiero. "Non guardare il vino quando rosseggia, quando scintilla nella
coppa e scende giù pian piano: finirà con il morderti come un serpente e
pungerti come una vipera. Allora i tuoi occhi vedranno cose strane…" (Pro
23,31-32). Sarà sufficiente dire: opposizione al bene, presenza del
negativo, necessario elemento del divenire, necessario disordine? E quando
diciamo: spirito del male, potenza notturna che regge l'universo, autore
del male che nessuno vuole eppure tutti facciamo; causa d'ogni morte,
principe dell'odio e della ferocia, cosa intendiamo dire? Il caso è sempre
aperto. E quando, appunto, i testi ci dicono che anche Cristo è stato
tentato, ed è stato tentato nel momento più alto e intenso della
contemplazione "dopo quaranta giorni e quaranta notti di digiuno e di
preghiera", quando era, si può dire, puro pensiero verso il Padre, volontà
pura perduta nell'abisso dei cieli, quando si pensa che proprio in quel
momento egli, cioè l'altro, questo "fratello oscuro", è riuscito ad
insinuarsi tra gemito e gemito, forse alla stregua di un sussurro, oppure
di un sibilo, allora c'è da ave paura, sicuramente. Sì, ho paura
d'incontrarlo dovunque. Di notte, di giorno, lungo una strada, sulla
piazza, nella solitudine del mio convento; dentro le mie vampate di
sangue, nel mio lavoro che va in fumo. Ditemi voi dove egli possa non
trovarsi, dove non possa posarsi la sua ombra. Se anche, come dicevo, ha
potuto ergersi fino all'orecchio di Cristo e fischiargli dentro: 'Se tu
sei…'. E questo anche dopo le rinunce più costose e decise. E' detto che
anche allora "si è ritirato per tempi più propizi". Sempre in vista di
molestie più gravi e insidie più raffinate. Così è avvenuto con Cristo: "E
il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato". Un essere
che non si dà mai per vinto e non risparmia nessuno. E che dire della
donna, la famosa peccatrice della città, posseduta da sette demoni, cioè
con la faccia di tutti i vizi? Come faceva a vivere quella disgraziata che
noi sbrigativamente chiamavamo meretrice, dopo esserci a lei concessi
senza sospettare che l'abbraccio era infernale? E del povero ossesso di
Cerasa che si aggirava tra i sepolcri urlando sotto il demonio di un
inferno intero? E poi, finalmente liberato, i demoni che invadono
un'intera mandria di porci che si gettano impazziti in mare, quasi a
spegnere il terribile fuoco che li divora. E si sa che neppure il mare
basta a spegnere una simile vampa. Per dire quanto è intricato parlare di
simili misteri; per dire quanto è imprevedibile questa presenza. Una
presenza anche ineliminabile che è salita sul pinnacolo. |