"Il diavolo sul pinnacolo" di David Maria Turoldo, Edizione Paoline, 1989

 

Il vero nome del diavolo? Lucifero, la meteora spenta, è precipitato dai cieli sulla terra: l'anti-Dio inesauribilmente disperato. Angelo dell'abisso "che in ebraico si chiama Perdizione, in greco Sterminatore". E poi il Serpente: un'astuzia immedesimata con le cose; un'astuzia che striscia sulla terra, che sta al centro del giardino a sedurre il primo uomo. Fascino misterioso di una natura silente, di occhi che ti guardano da ogni dove, di una natura mai finita di scoprire. Tenebrosa luce che investe ogni uomo, anche se inondato da luce divina. Luce contro luce, luce tenebrosa contro luce illuminante. Un fascino contrapposto all'attrazione dell'Essere divino. E tu, in mezzo, conteso dalle due forze irresistibili che s'incrociano nel tuo cuore: Concupiscenza degli occhi e dei sensi, Superbia della vita. Tutti travestimenti del "fomite del Nulla", nostro elemento di origine. Quale lo spessore di queste oscure metafore? Perché l'essere maledetto non è stato subito ucciso, ma appena condannato a strisciare sul suo ventre, a mangiare terra tutti i giorni della sua vita.
Intanto, subito, in Caino, cioè nel primo figlio dell'uomo, nel primo nato da donna, il primo frutto dell'amore, il primo concepito dell'immensa stirpe, il primo di tutti noi, nostro fratello maggiore, il primo del mio e del tuo sangue, dicevo che già Caino è presente, quale cupa ombra che lo invade, un'ombra che lo invade, un'ombra insediata dentro, un abitatore che non gira più solamente per il giardino, ma che si è ormai impossessato di un uomo: così, una forza esplode non più e non solo come ribellione, ma come furia distruggitrice, furore di morte.
"Ora Caino disse ad Abele: 'Andiamo ai campi' E allora Caino assalì suo fratello e lo uccise". (Per questo Gesù dirà: 'Voi siete figli del diavolo e appartenete al suo partito. Egli fu omicida fin dal principio e non dimorò mai nella verità, perché in lui non c'è verità. Quando egli parla, dice menzogna, parla da pari suo, perché egli è padre della menzogna'). Così: prima satana, luminoso come il più splendente astro del cielo; poi satana con gli occhi di serpente tra l'erba del giardino; con faccia d'animale, nutrito di terra. Ora satana con faccia d'uomo: con una clava in mano e con la falsità nel cuore. Satana: il contraddittore, l'avversario, l'insidiatore. Ora vagabondo, e viandante perpetuo. Diavolo, cioè il disgregatore, il calunniatore, l'accusatore. Ipostasi dell'odio che divide e che spezza. L'essere che soffre dell'esistenza del bene e dell'armonia. Infine il demonio: l'ossessione nera, la presenza dell'incubo, la potenza antirazionale, liberticida. Quanti nomi, sotto quante spoglie ha il potere di nascondersi? E tuttavia nessuno è in grado di dire chi sia e dove si nasconda; e come sia. Una carta d'identità la sua, che non è mai in regola. E ignota è perfino la sostanza. Non fissata la professione, non definita l'origine. A volte indossa paludamenti regali, a volte è vestito appena di cenci come uno straccione. E' ancora Gesù a chiamarlo "Mammona" che vuol dire ricchezza. E poi, un'altra volta, Gesù stesso è quasi sorpreso di non poterlo individuare, e si mostra perfino preoccupato per non sapere chi sia, e gli domanda: "Ma qual è il tuo nome?". Risposta: "Il mio nome è legione". (Da ricordare la guerra che era già scoppiata nei cieli, tra moltitudini di angeli; e il grande drago che combatteva insieme con i suoi: "Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamano il diavolo e satana e che seduce tutta la terra". Lo spirito vinto da Michele è precipitato sulla terra insieme a tutte le sue legioni e dove è finito?).
Satana: folla, massa, l'innumero, l'indeterminato. Quanti nomi e quanti compiti e quante mansioni. E per ogni mansione una maschera nuova; un nuovo stile e nuove truccature. Ma forse la forma e lo spazio più segreto e insidioso è dentro, è dal di dentro di questa coscienza. Dentro i "doppi pensieri" da cui siamo tutti assaliti. Questo farci noi stessi fomite del male anche se non lo vogliamo. E più ancora l'oscuro godimento per il male altrui, pur se istintivo; o meglio: proprio perché istintivo, cioè non voluto, segno di una presenza malvagia. "Sento nelle mie membra una legge che ripugna alla legge della mia mente: Dio, chi mi libera?". E più ancora della tortuosità, ecco la creatività negativa, questa capacità di librarsi sugli abissi del nulla, questo gravitare verso il nulla, trascinando con noi le cose, costringendo la natura a gemere perché "soggetta alla vanità della morte".
Poi la capacità di staccare il frutto dall'albero: questo sentirci autonomi, padroni di noi stessi, despoti della creazione. Siamo noi la misura delle cose, noi la fonte del bene e del male. Questo nostro "stato di diritto". A noi ogni onore e gloria. Infatti così è detto del 'Principe' secondo le Scritture: "Tu hai pensato: io sono un Dio e siedo su un seggio divino in mezzo ai mari… tu hai uguagliato la tua mente a quella di Dio… hai creato la tua potenza e ammassato oro e argento nei tuoi scrigni… crescendo i tuoi commerci ti sei riempito di violenza…". Ma che sarà questo Principe, incarnazione di satana secondo la Scrittura? Non è anche questo volere demonizzare qualcuno, o qualcosa, a tutti i costi, pur esso un fatto demoniaco? Satana è una figura sempre più enigmatica a mano a mano che la cultura cresce. Non c'è scienza che sia riuscita ad eliminarlo. Il contrario di quanto solitamente si pensa. Se l'ignoranza scatena superstizioni a non finire, cultura e scienza invece, più grandi sono, più ti portano alle soglie del mistero. Nessuno dunque che possa dire: ecco, egli non esiste. Sarà difficile dire chi sia e come esista. Questa la conclusione, almeno per ora, da parte della più evoluta conoscenza. Tra i figli di Dio egli è il ribelle. Non che ogni ribellione sia opera di satana. Anche Cristo è un ribelle, il grande ribelle della storia rivelata, secondo la Bibbia; ma è ribelle per fedeltà, il vero Servo di Jahvé che perciò sarà crocifisso. Satana invece è dall'altra parte, all'origine di ogni potenza del male, come un dio di questo mondo, in lega con tutte le forze malefiche, che va errando nei deserti, oppure erompe dal fondo oscuro degli uomini: il re dei terreni, seminatore di morte. "Per invidia del diavolo è entrata nel mondo la morte, e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono". La morte come misterioso amore del Nulla, furore di nullificazione. Presenza che si ammanta, come abbiamo detto, delle apparenze più splendenti della creazione, e si annida nei momenti più dolci e disarmati della vita. La dolcezza dei cibi, il succo delle vigne; l'abbandono dei sensi; la malìa di un raggio di luna nel giardino; lo sfavillio di due occhi di donna; e perfino nelle profondità della preghiera può annidarsi a sorpresa e sussurrarti qualcosa di orrendo tra sillaba e sillaba, in mezzo ai gemiti più puri, tra pensiero e pensiero. "Non guardare il vino quando rosseggia, quando scintilla nella coppa e scende giù pian piano: finirà con il morderti come un serpente e pungerti come una vipera. Allora i tuoi occhi vedranno cose strane…" (Pro 23,31-32).
Sarà sufficiente dire: opposizione al bene, presenza del negativo, necessario elemento del divenire, necessario disordine? E quando diciamo: spirito del male, potenza notturna che regge l'universo, autore del male che nessuno vuole eppure tutti facciamo; causa d'ogni morte, principe dell'odio e della ferocia, cosa intendiamo dire? Il caso è sempre aperto. E quando, appunto, i testi ci dicono che anche Cristo è stato tentato, ed è stato tentato nel momento più alto e intenso della contemplazione "dopo quaranta giorni e quaranta notti di digiuno e di preghiera", quando era, si può dire, puro pensiero verso il Padre, volontà pura perduta nell'abisso dei cieli, quando si pensa che proprio in quel momento egli, cioè l'altro, questo "fratello oscuro", è riuscito ad insinuarsi tra gemito e gemito, forse alla stregua di un sussurro, oppure di un sibilo, allora c'è da ave paura, sicuramente. Sì, ho paura d'incontrarlo dovunque. Di notte, di giorno, lungo una strada, sulla piazza, nella solitudine del mio convento; dentro le mie vampate di sangue, nel mio lavoro che va in fumo. Ditemi voi dove egli possa non trovarsi, dove non possa posarsi la sua ombra. Se anche, come dicevo, ha potuto ergersi fino all'orecchio di Cristo e fischiargli dentro: 'Se tu sei…'. E questo anche dopo le rinunce più costose e decise. E' detto che anche allora "si è ritirato per tempi più propizi". Sempre in vista di molestie più gravi e insidie più raffinate. Così è avvenuto con Cristo: "E il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato". Un essere che non si dà mai per vinto e non risparmia nessuno. E che dire della donna, la famosa peccatrice della città, posseduta da sette demoni, cioè con la faccia di tutti i vizi? Come faceva a vivere quella disgraziata che noi sbrigativamente chiamavamo meretrice, dopo esserci a lei concessi senza sospettare che l'abbraccio era infernale? E del povero ossesso di Cerasa che si aggirava tra i sepolcri urlando sotto il demonio di un inferno intero? E poi, finalmente liberato, i demoni che invadono un'intera mandria di porci che si gettano impazziti in mare, quasi a spegnere il terribile fuoco che li divora. E si sa che neppure il mare basta a spegnere una simile vampa. Per dire quanto è intricato parlare di simili misteri; per dire quanto è imprevedibile questa presenza. Una presenza anche ineliminabile che è salita sul pinnacolo.


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