"Commento a Alberto Manguel" di Marcello Tucci

    

"Sarà forse per essere stato il lettore di un eccentrico scrittore cieco di Buenos Aires, che rispondeva al nome di Jorge Luis Borges, aver condiviso con lui memorabili romanzi, libri di poesie e addirittura pagine su pagine dell'Enciclopedia Britannica perchè tutto l'amore per la letteratura si assapora in questo saggio "Una storia della lettura" dell'argentino Alberto Manguel ora cittadino canadese.
Lo scrittore con questo saggio decide di percorrere, per la sua esperienza personale, una sua storia della lettura che a dirla con Virginia Woolf 'il desiderio di leggere, come tutti gli altri desideri che allietano le nostre anime infelici, è suscettibile d'essere analizzato'.
In questo saggio, che offre un punto di visto condivisibile o meno, che non possiede la pretesa di indicare modi di leggere e cosa, si pone lo sguardo come, nel corso dei secoli, gli uomini si siano affacciati a quest'arte in svariati modi, rispondendo ad esigenze personali o ubbidendo a canoni prestabiliti dalla società del tempo. Si pone lo sguardo, a dir poco amorevole, su quest'esercizio della lettura e dei vari modi di intraprenderlo, un'occhiata al lettore solitario che per proprio conto legge brani di romanzi o testi sacri. Un atto così vicino all'estraniamento, un isolarsi dal contesto umano per un atto unico ed intimo direi. Un'analisi sulla nascita della lettura, nata per esigenza di tenere conto delle proprietà del singolo o della comunità. I primi esempi di scrittura sono appunto le tavolette sumere in cui erano incisi segni da leggere a voce alta, tesi ad indicare una quantità di grano o di pecore e così via. Da quest'atto per molti secoli i testi sono stati letti ad alta voce, siano essi di natura contabile, militare, politica, religiosa o d'intrattenimento. Leggere fu un modo di condividere con altri le emozioni o i pensieri. Teseo, in una commedia di Euripide, legge ad alta voce ai suoi commilitoni una lettera della moglie morta. Ma non vi è un modo di leggere, né un leggere con e per gli altri e né nel farlo per proprio conto. Plutarco ci rammenta che Alessandro Magno nel ricevere una lettera di sua madre la legge a bassa voce tra lo sgomento dei soldati. Quel modo di fare fu un atto di concentrazione e di ricerca d'intimità, che con il tempo prenderà piede.
S.Agostino ci rammenta che la biblioteca di Pergamo era nota per il suo brusio e vociare dovute a letture multiple a voce alta. Pensate lo sgomento per il filosofo d'Ippona quando s'imbatte nel suo maestro S.Ambrogio colto in un atto d'intimità, e comunione con Dio proprio nel leggere tra sé alcuni testi sacri. Leggere ad alta voce richiedeva esercizio, un ritmica particolare, basti pensare che lettori ebrei o musulmani nel fare ciò si muovono con il corpo ondeggiando avanti e indietro per dare un ritmo ed una direzione alla lettura, farne partecipi tutti di quel che si legge. Maestri della Torah per far apprezzare i testi agli studenti cospargevano di miele le lavagne dove erano incise parole ed intere frasi mistiche.
Credo che questo saggio di Alberto Manguel sia un viaggio verso un mondo della lettura ancora da scoprire, carico d'incontri straordinari che ci fanno avvicinare ad opere letterarie, religiose e via dicendo in maniera semplice, riducendo quel distacco che gli insegnamenti classici della scuola, dall'aspetto così dogmatico, avevano reso incolmabile.
Comprenderemo così quell'ansia del leggere che aveva colpito a suo tempo l'autore del Don Chisciotte, che addirittura raccoglieva a terra pezzi di carta scritta da altri e gettati via. L'ansia del conte Libri nel possedere edizioni particolari di opere amate che lo spinse a rubare nelle più importanti biblioteca dell'Europa dell'ottocento. Apprezzeremo l'amore degli amanuensi per i testi che spinse S.Benedetto ad inserire nella sua 'Regola' un modo di prenderli e sfogliarli.
Ed ancora su come nascono le disposizioni dei libri nelle biblioteche pubbliche e private ed il perché della nascita stessa delle biblioteche come luogo di conservazione del sapere. Ma ancor più si prende in esame il valore della lettura che fino ad un certo periodo apparteneva ad un élite religiosa e politica, proprio con l'appropriarsi dei libri da parte della gente comune che avviene un miglioramento delle condizioni sociali. L'autore ci fa cenno che a Cuba nel 1865 gli operai addetti alla lavorazione dei sigari, tra le tante richieste di migliorie sindacali misero quella di un lettore che leggesse ad alta voce libri o giornali.
Tanti modi di accostarsi alla lettura, sul come farlo ed apprezzare opere in diverso modo, armati solo dell'amore verso di essa.
Per concludere uno sguardo alla lettura come memoria collettiva degli uomini, in difesa di valori universali per tutti, prendendo ad esempio uno studioso tedesco famoso per la sua sorprendente memoria e che si offri come un 'grande libro vivente' ai compagni di un campo di concentramento nazista.



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Marcello Tucci


 
 

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