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Nei libri di Erri De Luca, siano essi racconti, romanzi o versi le parole si fanno dense,
intrise di significato, di memoria, di straziante umanità.
In questo romanzo, forse sarebbe meglio definirlo racconto lungo," Tu, Mio" per i tipi della Feltrinelli, ci troviamo davanti ad un percorso di formazione.
Un percorso di formazione che avviene dopo una presa di coscienza attraverso un innamoramento giovanile che pur non approdando alla sua meta ci dà il senso dell'abbandono, del dolore ,della gioia del sentimento, della delusione.
Siamo negli anni cinquanta, all'indomani della guerra in una città che porta in sé vividi i segni dello sfacelo: Napoli che da un'occupazione passa ad una liberazione da parte degli americani che col tempo diventa una nuova occupazione. In questa città gli americani hanno deciso di stanziare, lasciando le proprie flotte navali con i suoi soldati che si mischiano nel tessuto cittadino.
In questo teatro un giovane conosce l'amore verso una ragazza più grande di lui: Haia
una ragazza ebrea la cui famiglia è stata cancellata dall'olocausto, suscitando in lui un senso di protezione per il suo passato, spingendolo ad un gesto che vendichi tale sopruso nei confronti di turisti tedeschi, che a parer suo, smessi gli abiti di un tempo ora girano per l'Italia vestiti da turisti.
La ragazza non gli si concede, avvertendo nel giovane il suo sguardo protettivo che gli ricorda l'amore paterno che la salvò dal rastrellamento.
Nel gesto 'infantile', che mai potrà modificare il passato c'è la consapevolezza di un gesto di chi non vuole rappacificassi , una presa di coscienza ed una sua testimonianza contro di chi ha fretta di dimenticare quel che è stato.
La storia del giovane si lega alla città ed ai suoi abitanti, come il pescatore Nicola che ricorda di quando era partito anni prima in una guerra cui non credeva, in terra jugoslava che il regime di Mussolini mandò a fianco delle truppe tedesche per occupare quelle terre. Il soldato-pescatore Nicola si lega agli abitanti di quel paese e da loro accolto come un figlio o come uno di loro :uomini e donne, di ogni dove, cittadini del mondo vittime di occupazioni e saccheggi.
Dicevo che le parole dello scrittore partenopeo scorrono dense e cariche di poesia, rispondendo ad un'impellenza di testimonianza quasi a voler dire ' eccoci ci siamo anche noi! '
© Marcello Tucci |