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Irrequieto
e avventuroso diciannovenne, Winston Churchill, in vacanza a Milano
nell'agosto 1893, era ancora sofferente per la frattura di un femore
subita otto mesi prima mentre giocava a rincorrersi con il fratello di
cinque anni più giovane, Jack. Cercava di sfuggirgli nel gioco della volpe
e della lepre, ma precipitava in un burrone d'una decina di metri. La
caduta in quella profonda forra era stata assai grave, e Winston non si
riprese che tre giorni dopo. Tutti avevano temuto che non sarebbe mai più
uscito dal coma. La nonna, la duchessa Fanny, si considerava responsabile
del grave incidente poiché nella sua verde tenuta di Bournemouth, dove i
ragazzi si trovavano suoi ospiti, non aveva fatto innalzare alcune siepi
protettive al bordo d'un ripido scoscendimento del terreno. Il "Times"
aveva informato i lettori dell'accaduto con ricchezza di particolari senza
mancare di formulare gli auguri di una sollecita guarigione al rampollo di
una delle antiche schiatte dell'aristocrazia inglese, discendente dal
grande duca di Malborough. I genitori del ragazzo, Lord e Lady Randolph,
non si trovavano in quei giorni a Londra, presi dalla smania di viaggiare
intorno al mondo, nonostante gli impegni di Randolph come membro della
Camera dei Comuni in cui rappresentava dal 1873, in piena e interminabile
era vittoriana, la circoscrizione di Woodstock. Non si poterono perciò
scambiare che poche lettere con figliolo. In realtà il piccolo Winny
temeva che il padre amasse più le corse dei cavalli di Sandown che lui. E
quasi ne piangeva. Forse per farsi perdonare, Lord Randolph gli si
presentò in quei giorni con un bel regalo tra le mani. Era un orologio
d'oro da taschino, con catenina anch'essa d'oro. Winny per la sorpresa
sgranò i lampeggianti occhi azzurri. Non molto tempo dopo corse ad
impegnare quell'oggetto per ricavarne qualche sterlina da versare nelle
casse di una Lega in difesa dei divertimenti, che contrastava i parrucconi
vittoriani nemici giurati degli spettacoli teatrali leggeri e delle sale
da ballo. Con i figli i coniugi Churchill avevano poca dimestichezza. Li
vedevano raramente e supplivano ai mancati incontri con rare lettere. Fra
loro, questa era diventata una consuetudine. Le missive erano brevi perché
Lord e Lady Churchill avevano sempre fretta, tanto che lei aveva partorito
Winny con due mesi di anticipo. La nascita era stata così imprevista che
al piccolo non avevano ancora preparato il corredo, per cui si era dovuto
ad una soluzione di ripiego dell'ultimo momento. E' pur vero che il parto
fu provocato da una caduta da cavallo durante una battuta di caccia tra le
querce millenarie dell'immenso arco di Blenheim Palace a Woodstock, loro
atavica residenza nella contea di Oxford, ma è altrettanto vero che se
Lady Randolph Churchill fosse stata meno frettolosa nei movimenti avrebbe
certamente evitato di perdere l'equilibrio. Si può dire che
l'irrequietezza della madre passasse immediatamente al figlio il quale,
fino nella culla, non stava mai fermo più di cinque minuti. Anche quando
era immerso nel sonno. Polemicamente si precisava che non era stata la
caduta da cavallo a renderla madre in anticipo e difatti si sosteneva che
le avvisaglie del parto si fossero manifestate mentre ballava durante una
gran festa a palazzo. Lei aveva cercato di raggiungere la camera da letto,
ma tutto era stato inutile, sicché il piccolo era nato in un buio
interminabile corridoio, anzi in uno sgabuzzino di quel castello di
Blenheim che pure contava ben 320 stanze. Lady Randolph Churchill era nata
nel gennaio del 1854 a Brooklyn. Si chiamava Jennie Jerome e apparteneva
ad una facoltosa famiglia americana molto apprezzata. A diciannove anni la
bruna e formosa Jennie dagli occhi splendenti aveva conosciuto il 23enne
Randolph e dopo solo tre incontri avevano deciso di convolare a nozze. Lei
indossava un abito bianco assai attillato che le lasciava scoperte le
morbide spalle. Lui la invitò a ballare la quadriglia veneziana e Jennie
accettò d'impeto. Quando la madre le consigliava di pensarci meglio prima
di correre così precipitosamente all'altare, la ragazza rispondeva con
sulle labbra un sorriso accattivante: "Che cosa c'entra mai il pensiero
con l'amore!" I giovani si unirono in matrimonio durante una cerimonia che
si tenne nella sede dell'ambasciata britannica a Parigi. Per il
figliolo, Jennie era luminosa come una stella di Venere e come stella,
lontana e irraggiungibile. Winny aveva una sua fotografia accanto al
letto. In essa Jennie, bruna di carnagione e di capelli, appariva come una
pantera in agguato col suo lungo volto aggressivo. Difatti era
soprannominata la "pantera nera". Il ribollente sangue americano della
ragazza si fondeva con quello che scorreva nelle forti vene di Churchill,
il cui capostipite era stato John, l'eroe che agli albori del Settecento
era incoronato primo duca di Marlbough dalla gloriosa regina d'Inghilterra
Anna Stuart come ricompensa per aver condotto gli eserciti britannici e le
altre schiere della coalizione ad una strepitosa vittoria sui francesi di
Luigi XIV. Alla ricompensa si aggiungeva il fatto che la sorella Arabella,
un'incantevole dama d'onore della duchessa di York, fosse diventata la
prima appassionata amante del duca. John, che aveva combattuto ovunque,
aveva colto la sua più splendida vittoria in Baviera, sul campo di
Blenheim, al fianco d'Eugenio di Savoia. Da quella vittoria aveva preso il
nome il suo castello in patria. Davanti alla foto di sua madre Winston
si raccoglieva spesso a piangere dalla rabbia per non essere riuscito a
trovare la forza di reagire alle violenze dei suoi compagni di gioco che
lo picchiavano e insultavano, al punto che egli tornava a casa pesto e con
gli abiti stracciati. Né trovava consolazione nel padre, il quale, durante
le poche volte che l'incontrava, gli appariva sempre più burbero e
scorbutico. Con il passare degli anni quegli atteggiamenti si accentuarono
tanto da allontanarli sempre più l'uno dall'altro. Ciò anche a causa di
una grave malattia che portava Lord Randolph ad un primo attacco di
paralisi e lo costringeva persino a stare lontano dall'ardente
Jennie. Lei però aveva di che consolarsi, essendo numerosi i suoi
amanti. E abile nelle manovre amorose sapeva come fare per non avere figli
da loro. Uno dei suoi "accompagnatori" si prese gli orecchioni contagiato
da Winny per averlo trastullato troppo da vicino. Il conte aveva 35 anni
ed era di un paio di anni più giovane dell'amata. Fu lui a lasciare Jennie
per un'altra donna che finì con portare all'altare. Jennie invece
nonostante le precauzioni prese durante i rapporti sessuali, rimase
incinta ed ebbe un figlio da uno dei suoi precedenti ammiratori, il
tenente colonnello John Strange Jocelyn. Si era nel 1879, e i Churchill
vivevano ancora in Irlanda. Al bimbo fu sfacciatamente dato il nome di
John Strange Spencer Churchill, proprio come se il padre fosse Lord
Randolph. Fra i numerosi amanti di Jennie si annovera anche Alberto
Edoardo che sarebbe diventato re Edoardo VII. Sua Altezza Reale la
invitava a cena, come sua ospite unica, nella sala privata di un grande
ristorante. Alla frutta, si apriva una parete e appariva una suntuosa
camera da letto. Ciò che seguiva è facile immaginarsi. Per puro caso
Winston aveva cominciato a capire qualcosa sugli amori extraconiugali
della madre. Un giorno l'aveva vista uscire di casa con una smagliatura in
basso nella calza che le fasciava la gamba sinistra e al ritorno si
accorse che il piccolo strappo era passato nella calza della gamba destra.
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