| Da "Kipling" di Renato Serra, Fara Editore,2003 |
Con la sua apparenza semplice, ma piena di dignita' essa par fatta
apposta per quell'ufficio; puo' viaggiare di bocca in bocca senza
invecchiare mai o logorarsi, puo' comparire senza svantaggio in ogni
piu' scelta societa', puo' collocarsi in qualunque punto di qualunque
discorso senza perder nulla del suo suono e della sua eco profonda; puo'
perfino, in certi momenti, aver l'aria di nascondere anche un
significato. Non si puo' esigere di piu' da una frase: e chi avendone
voluto dedurre una vera e propria definizione, un ritratto riconoscibile
dello scrittore che e' Kipling, e non avendone cavato altro che fumo e
vento, si scagliasse poi pieno d'ira contro il cliche', dicendolo
stupido e banale e via via, avrebbe gran torto. Parrebbe che ignorasse come frasi fatte e cliche's sono solo
per lo scambio, per il quotidiano commercio degli uomini; ne' ad altro
debbono o possono servire. Procuriamo di non cadere in questo errore; e
cerchiamo qualche altra via per la conoscenza di Kipling. Davvero, credo che ne valga la pena: per ricca che sia -o che si creda - la letteratura moderna di figure curiose e
caratteristiche, di nuovi uomini da far le delizie del piu' ghiotto
novellatore, di Kipling ce n'e' uno solo; e spicca in mezzo a tutti gli altri con un rilievo si' duro e forte e particolare
da non dimenticarsi piu'. Tutto scolorisce, tutto si fa piccolo e scialbo accanto a lui: vita, educazione, fortuna
libraria, trionfo letterario e commerciale, politico e patriottico;
tempra del carattere, qualita' del sentire, la parola, l'accento; tutto
infine, nell'uomo e nell'artista e' nuovo, singolare, tutto concorre a dargli una fisionomia sola sua, che pare intagliata in una
materia che non abbia servito mai per altri. Basta accennare che
quest'uomo nato quarantatre' anni or sono a Bombay, giornalista a
diciassette, scrittore famoso a ventidue, gia' prima dei trenta era
salito tanto alto quanto ambizione di mortale possa oggi sognare.
Gloria, ricchezza, signoria: tutto ha avuto, tutto un gran popolo
intento in lui, aspettando le sue parole come un campo di grano aspetta
il vento che lo pieghi a onda a onda e lo sollevi. La sua copia ha toccato sul mercato degli editori prezzi che sanno di
favoloso (ricordate il manoscritto di Kim ceduto a un editore americano
un dollaro la parola; una novella firmata da lui pagata dalle Riviste
mille sterline a occhi chiusi); i suoi libri hanno corso tutti i paesi
di lingua inglese, dall'oggi al domani, come puo' correre un telegramma;
senza differenza di latitudine, di classe sociale, di cultura, di
nazionalita'; perfino a Londra, a Capetown, a Bombay, a Melbourne, nelle
colonie come nella madre patria, agli Stati Uniti come in Inghilterra, fra i marinai, nelle caserme, sotto le tende cosi' come nei salotti e
nei clubs, trionfando sempre. E il trionfo letterario e' nulla di fronte al trionfo personale, all'avventura inaudita dello scrittore diventato potenza
politica, il cui consiglio fu ricercato sto per dire dal Parlamento (se
non dal Parlamento, almeno da una parte; i capi del partito nazionale si
sono rivolti a Kipling, fra il '98 specialmente e il '900, come a un
oracolo, e l'hanno ascoltato non come un poeta, ma come un uomo pratico,
di cui ogni parola ha un peso: orator et auctor), la cui voce e' come
quella di quei profeti antichi, che stavano al di sopra dei popoli e dei
re. |