"Manuale del cinema" di Georges Sadoul, Einaudi, 1973.
Niente affascina il gran pubblico quanto gli studi ove si girano i film,
ed è necessaria una rigorosa sorveglianza per evitare che migliaia di
curiosi invadano gli stabilimenti di ripresa a Hollywood, alla Mosfilm, a
Boulogne o a Joinville, a Cinecittà, o quelli tedeschi di Babelsberg, o
inglesi di Pinewood o cecoslovacchi di Barandow. Un profano potrebbe
immaginare che se Christian Jaque lo avesse invitato ad assistere alla
ripresa di "Fanfan la Tulipe", egli avrebbe potuto vedere in un pomeriggio
Gérard Philipe scalare alti muri di cinta, penetrare negli appartamenti del
re, duellare con dieci avversari, passare di vittoria in vittoria e rapire
sul suo cavallo l'affascinante Lollobrigida. Ma la realtà è molto
diversa. Nel 1956 Gérard Philipe diresse con la collaborazione del grande
regista olandese Joris Ivens il suo primo film: "Till Eulenspiegel". In esso
l'attore francese interpretava la parte del leggendario eroe fiammingo del
secolo XVI in lotta contro gli invasori spagnoli comandati dal feroce duca
d'Alba. Il programma di lavoro fissato per questa produzione a colori
prevedeva da ottanta a novanta giorni di ripresa per un film che sarebbe
durato da centodieci a centoventi minuti. Da ciò si deduce che in una
giornata di lavoro di otto ore (in studio o in esterni) si producono circa
novanta secondi di quello che sarà lo spettacolo proiettato sullo schermo, e
questo rapporto medio può salire sino a tre minuti o poco più per un film
meno importante. Per questo un profano che entri per la prima volta in un
teatro di posa non capirà niente dei suoi misteri ed avrà l'impressione che
sia gli attori che i tecnici e le maestranze perdano tempo senza concludere
nulla o quasi nulla. "Till Eulenspiegel" fu un grande film storico che venne
girato in Svezia e poi a Nizza, in Belgio e in Germania e il suo costo di
produzione superò i trecento milioni di franchi. Il preventivo era tre volte
più elevato del costo medio di un film francese (cento milioni) ma il suo
piano di lavoro corrispondeva alla media consueta che valuta necessarie otto
ore di ripresa per realizzare un minuto o due di film definitivo quale sarà
proiettato sullo schermo. Dunque passando tutta una giornata in uno studio
si vedranno realizzati dai sessanta ai centoventi secondi di spettacolo. Ho
visto girare due scene di "Till Eulenspiegel" negli studi della Victorine che
furono costruiti verso il 1925 vicino a Nizza dal grande regista americano
Rex Ingram, quello che rivelò il famoso attore Rodolfo Valentino nei suoi I
quattro cavalieri dell'"Apocalisse" (1920). In un parco su una collina che
domina Nizza e il Mediterraneo sono sparsi dei grandi capannoni bianchi:
sono i teatri di posa, o studi. In una bella giornata di sole nel maggio del
1956 faceva strano spicco tra le palme e gli olivi, un villaggio fiammingo
del secolo XVI che lo scenografo Barsacq aveva costruito in esterni cioè
all'aperto nelle vicinanze dello studio. Un film può essere sia realizzato
in scenari artificiali come girato in esterni naturali distanti dai teatri
di posa. Quel giorno il villaggio fiammingo era vuoto, in disordine e come
abbandonato. Ma nel pomeriggio Joris Ivens mi fece vedere i 'rusbes', cioè i
pezzi di film che erano stati girati in questo scenario i giorni precedenti,
e le sue case mi sembrarono straordinariamente vere in quanto mi ricordarono
lo stile di Breughel, il grande artista che dipinse le Fiandre nell'epoca in
cui il popolo, i "Gueux", si sollevò contro il duca d'Alba e i suoi feroci
mercenari. Nella ricostruzione in esterni o nello studio le scenografie del
cinema sembrano in un primo momento vere, come questo villaggio fiammingo
abbandonato, dove però non si è ancora finito di girare. Quando si lascerà
Nizza per continuare il film altrove, si darà fuoco a questa scenografia per
girare la scena del villaggio incendiato dagli occupanti spagnoli. E le case
bruceranno rapidamente. Ma osservando questo villaggio da vicino, si vede
che il legno costituisce il materiale preponderante (travi, armature e
rinforzi) e che i muri sono di un impasto di gesso e cemento applicato su
una grossa tela, che, abilmente dipinto o patinato, può essere facilmente
scambiato per pietra, intonaco o legno. Tuttavia lo scenario contiene anche
elementi eseguiti in materiale autentico: il selciato delle strade, le porte
e le finestre, e gli alberi tagliati e appositamente ripiantati e presto
appassiti. Certe case del villaggio hanno soltanto la facciata, mentre in
altre l'interno al pianterreno è rifinito e arredato poiché vi sono state
girate alcune scene del film. Nel giorno della mia visita ci si preparava a
girare all'aperto ma non nel villaggio fiammingo, a poca distanza dal quale
era stata preparata una pista di circa venti metri di lunghezza con un
terrapieno coperto di cotone idrofilo e un camminamento di carta grigia.
Gérard Philipe era lì vicino con cinque comparse e con il simpatico Jean
Carnet che interpretava il personaggio del grosso Lamme, l'allegro compagno
di Till, e tutti erano vestiti da "gueux" fiamminghi, ribelli del secolo
XVI, armati di picche e archibugi e con elmi in testa. A poca distanza,
attorno alla macchina da presa era il direttore della fotografia (o capo
operatore) Christian Matras con il suo operatore alla macchina Douarinou e
altre tre persone. Matras, uno dei migliori operatori francesi, guardava
alcune immagini del film a colori fissate su un vetro smerigliato illuminato
in trasparenza. Egli si preparava a girare in maggio sulla Costa Azzurra un
raccordo, ossia un segmento di film che doveva essere inserito tra altre
scene girate nel febbraio precedente su un lago ghiacciato della Lapponia
nel nord della Svezia. La vicenda di "Till Eulenspiegel" si svolge nel
cuore dell'inverno, sui ghiacciati canali olandesi dove l'eroe fa la
guerriglia agli invasori spagnoli. Secondo il piano di lavoro la ripresa
doveva cominciare in febbraio e terminare a luglio e bisognava approfittare
dell'inverno per girare le scene di neve in esterni; e si cominciò dunque la
realizzazione secondo tale programma dato che un film ben di rado viene
girato nell'ordine in cui si svolge la vicenda. I capricci del tempo rendono
spesso rischiosa la realizzazione degli esterni. Fino alla fine del gennaio
1956 l'inverno fu stranamente mite e si dubitava ormai di trovare un ettaro
di neve o di ghiaccio né in Francia né in Germania o nel Belgio e così, su
suggerimento dei servizi meteorologici, si decise di trasferire il lavoro
nel nord della Svezia. Ma Joris Ivens e Gérard Philipe erano appena arrivati
in Lapponia che ai primi di febbraio si scatenò su tutta l'Europa un
terribile inverno, e per la prima volta dopo cinquanta anni le palme e gli
aranceti di Nizza rimasero per molte settimane coperti da una spessa coltre
di neve. Si sarebbe potuto girare Till in esterno agli studi della
Victorine, ma era ormai troppo tardi per ritornare e si rimase in Svezia.
"Ci siamo piazzati su un grande lago gelato come fossimo in uno studio -
così mi scriveva allora Joris Ivens - Sulla neve che ricopre il ghiaccio i
bull-dozers hanno tracciato delle piste con terrapieni che rassomigliano ai
canali della pianura olandese. Ai bordi vi abbiamo piantato degli alberi
tagliati che ci portiamo dietro infissi su carrelli e abbiamo messo qua e là
qualche mulino a vento cosicché la somiglianza del paesaggio con quello del
mio paese era tale che al mattino, quando giungevo sul lago per girare, mi
mettevo a parlare in olandese". Ed erano appunto le scene realizzate su
questo lago della Lapponia quelle che Christian Matras osservava quattro
mesi più tardi sulla Costa Azzurra. Egli esaminava i fotogrammi con una
lente e sceglieva il numero del filtro da realizzare per la scena: "Mi
darete un 58, per ricordare la Svezia". Poi mi spiegò: "Il raccordo è
difficile da realizzarsi; qui siamo vicino a Nizza alle tre del pomeriggio,
in primavera, e dovremo attendere sino alle sette della sera perché il sole
scenda basso com'è a mezzogiorno durante l'inverno in Lapponia. Ma oggi il
tempo è incerto, guardate quelle nuvole. E poi il lavoro dello studio
termina alle sei e così non avrò le stesse ombre che avevo in Svezia perché
qui il sole è più alto. Aggiungete che oggi ci sono venticinque gradi e là
c'erano venticinque gradi sotto zero; il che vuol dire una differenza di
cinquanta gradi. Gli attori si sono fatti fare un trucco che dia loro una
cera livida dal freddo, ma soffocano con quelle vesti di lana e con quelle
pellicce". Effettivamente Jean Carnet che sembrava ancora più tondo entro le
spesse vesti di lana ha la fronte madida di sudore sopra il trucco
verdastro. Una truccatrice asciuga il volto di Gérard Philipe che scoppia
dal caldo in un abito di pelo di montone. Una sarta sistema con qualche
punto un costume troppo largo.