|
 Fiero
Rosso di Sant'Anna è nato a Monteriggioni in provincia di Siena nel 1919 e
lì è recentemente deceduto, in data 11 ottobre 2005. Di famiglia di tradizioni terriere,
unico di cinque tra fratelli e sorelle a sopravvivere alla seconda guerra
mondiale, si è dedicato ad amministrare la tenuta agricola ereditata. Laureato in chimica farmaceutica,
si è diviso tra la sua vocazione contadina e la passione per la letteratura.
Laico irriducibile e attento osservatore della politica nazionale, con un
passato di combattente nella Resistenza, non ha disdegnato di scrivere, tra
racconti e romanzi, anche sagaci pamphlet contro i potenti di turno. D'indole riservata,
durante la propria vita ha scelto di far leggere gli
scritti ad amici e pochi altri considerati degni di stima, non
pubblicando mai le proprie opere
prima di farlo con Rotta Nord Ovest, lasciandone inoltre i diritti agli editori
della rivista. Virtuoso
del violino, amava suonare Mozart e Schubert in solitudine in mezzo ai campi;
era uso trattenersi saltuariamente nelle osterie del proprio paese conversando e
giocando a carte. È stato un ottimo tiratore appassionato di caccia al
cinghiale. La redazione e gli editori lo ricordano con stima, vicini col
loro cordoglio ai familiari.
Sartre,
aiutami, ho la nausea. Guardo all'Italia e succhi urenti risalgono l'esofago
facendomi contorcere nel dolore; mi riempiono la bocca: vomito. Non mi è
possibile fare altrimenti, non riesco a ricacciarli in gola. Non è il
cambiamento di stagione responsabile di secrezioni peptiche importune. E
neppure per sminuire la motivazione del recente Nobel per la
medicina o per relegare al ruolo di modesta
concausa l'Helicobacter pylori, ma ho quasi la certezza che il principale,
se non unico, fattore
scatenante della mia gastrite sia la sciagurata politica nostrana. O meglio, le
meschine figure che la animano. Cerco di rifuggire ogni stimolo ma il mio stomaco
ribolle comunque. Sì che sono avvezzo a carni di cinghiale alla brace e
cacciagione cucinata in umido senza risparmio di peperoncino e aglio! Né
disdegno un buon bicchiere di rosso, ogni tanto... Chissà se a te, amico
d'oltralpe, bastava una compressa d'antiacido per sedare la pena. Questi patetici furbastri
che si muovono fuori tempo sulla melodia d'un minuetto stonato calzando
scarponi infangati mi danno il voltastomaco, caro il mio Jean-Paul, e non riesco proprio a digerirli.
Altro che la vecchia pubblicità di un amaro che prometteva di favorire anche
la digestione di una suocera; ci vorrebbe lo stomaco di un facocero! Agiscono con
egoismo infantile, incuranti del minimo precetto etico. Una torma di fanciulli malvagi
sgusciati fuori da un romanzo di Jules Renard: chi, prepotente, s'agita saldo sul cavallo
della giostra cercando furbescamente di cambiare le regole per
impedire a qualcun altro di reclamare il proprio diritto a montare in sella e divertirsi
un po' anche lui alle spalle di chi mai avrà modo farlo;
chi, incapace di dialogo coi compagni inerti spettatori scontenti del ludico
sopruso, non riesce a organizzarsi per disarcionare il ribaldo e la sua banda
per insediarsi a vessare gli altri; chi,
sorpreso dall' insegnante a frugare impunemente nelle cartelle altrui
sottraendo e ridistribuendo, fazioso, a compagni a lui fidi, e per nulla
intimorito all'ordine della maestra di abbandonare l'aula, ha la geniale
pensata di versare una bottiglia di colla sul sedile del proprio banco
riuscendo così a eludere l'ordine d'espulsione, beffeggiando l'autorità
superiore; chi, goloso, si precipita nella Fabbrica del Cioccolato e, incurante della
folla degli altri bambini in attesa di dolciumi, estrae dalle tasche un
gruzzolo inspiegabile pretendendo d'acquistare tutto l'opificio, per
altro senza che i piccoli delusi che rischiano di restare a bocca asciutta chiedano come ha avuto quel gruzzolo, se dono di Babbo Natale o se invece
sottratto dalla borsetta di qualche vecchietta ignara; chi minaccia di
schierarsi con una banda o con l'altra, in vista d'uno scontro epico, in
funzione del tornaconto personale; e chi... Sartre, che vomito! In genere i
monelli sono simpatici, ma questi dovrebbero essere rinchiusi tutti in
riformatorio. Che banda di Lucignoli: avrebbero bisogno di un paio di ceffoni toscani, bene assestati,
di quelli con cui i nostri vecchi hanno allevato la mia generazione e che, a giudicare dai
risultati, non ci hanno fatto poi così male... Intanto mi contorco nauseato,
con la bocca schiumata di acidi, costretto a guardare mentre sfasciano il Gran
Teatrino dei Burattini senza che nessun Mangiafuoco sia in grado di porre loro un
freno...
|