"Memento mori" di Fiero Rosso, 2004

Fiero Rosso di Sant'Anna è nato a Monteriggioni in provincia di Siena nel 1919 e lì è recentemente deceduto, in data 11 ottobre 2005. Di famiglia di tradizioni terriere, unico di cinque tra fratelli e  sorelle a sopravvivere alla  seconda guerra mondiale, si è dedicato ad amministrare la tenuta agricola ereditata. Laureato in chimica farmaceutica, si è diviso tra la sua vocazione contadina e la passione per la letteratura. Laico irriducibile e attento osservatore della politica nazionale, con un passato di combattente nella Resistenza, non ha disdegnato di scrivere, tra racconti e romanzi, anche sagaci  pamphlet contro i potenti di turno. D'indole riservata, durante la propria vita ha scelto di far leggere gli scritti  ad amici e pochi altri considerati degni di stima, non pubblicando mai le proprie opere prima di farlo con Rotta Nord Ovest, lasciandone inoltre i diritti agli editori della rivista. Virtuoso del violino, amava suonare Mozart e Schubert in solitudine in mezzo ai campi; era uso trattenersi saltuariamente nelle osterie del proprio paese conversando e giocando a carte. È stato un ottimo tiratore appassionato di caccia al cinghiale. La redazione e gli editori lo ricordano con stima, vicini col loro cordoglio ai familiari.

Ciò che scriviamo potrebbe essere divulgato postumo.
   Tale circostanza nega all'autore la facoltà di appellarsi, impedendo di fatto correzioni e ravvedimenti. Su questo sarebbe opportuno riflettere accingendoci alla stesura di un testo affidato a un supporto in grado di sopravviverci. L'arte di Gutenberg - e con essa i suoi più moderni derivati - può rivelarsi servitrice malevola e rivoltarsi contro di noi, esponendoci con la nostra opera a ludibrio eterno.
   Evitando d'inoltrarmi in questioni escatologiche soggettive, se sia preferibile essere oggetto di scherno imperituro, additati a esempio negativo mantenendo comunque l'attenzione focalizzata sulla propria vanità, o se sia opinabile che un oblio pietoso seppellisca le nostre malefatte, quando mi accingo a rendere indelebile una frase oscillo in bilico tra due nature: l'una, passionale, sanguigna e impudica, m'impone di dare voce immediata al mio sentire e fissarlo contro l'usura del tempo; l'altra, più leggiadra e riservata, suggerisce ponderatezza; entrambe comunque ispirate al monito trappista concernente l'ineluttabile.
   La tradizione orale è indulgente verso la stoltezza o l'ignoranza delle fonti. Modifiche, aggiunte e omissioni nella catena di trasmissione non scritta dell'opera progenie di scarso genio conducono con mano misericordiosa attraverso i secoli quello che altrimenti sarebbe passibile di critiche feroci o derisione. Ogni messaggero lima con la propria sapienza, chiudendo bonariamente un occhio sulle inesattezze consegnategli. L'idea sedimenta nella memoria collettiva, filtrata dei limiti parentali, e quindi si forgia invincibile.
   Quanto invece abbiamo l'ardire d'imprimere sugli attuali surrogati dei papiri è spietato, traditore. E' nostro, esclusivo. Può agire a nostro detrimento un millennio dopo il nostro commiato dal mondo. Mai potremmo invocare complicità altrui. Gli atomi che componevano il nostro corpo potrebbero essere già dispersi tra viventi e minerali e le nostre carte essere ancora lì ad accusarci, integre come quando le abbiamo consegnate alla storia. E' pericolosa questa illusione d'immortalità, potremmo essere tacciati d'idiozia per sempre.
   Uno dei peggiori scherzi in tal senso è quello che il destino - o forse l'avidità dei congiunti - ha giocato a Ernest Hemingway. Dare alle stampe
'Isole nella corrente' dopo la sua morte, senza che l'autore avesse avuto la possibilità di rivedere il manoscritto, così in prima stesura, quasi una bozza, è stato meschino. Potrebbe essere interessante sotto il profilo storico e biografico, ma ingiusto nei confronti dell'uomo, a meno che il lettore si avvicini al testo con umiltà e rispetto, necessari per violare il laboratorio d'alchimia di un grande. E' un documento da recepire in tal senso, un romanzo in fieri per i fanatici dell'autore; una testimonianza. Ma questo non sottrae nulla alla grandezza dello scrittore.
   Per noi che, ahimè, grandi non siamo sarebbe d'uopo un minimo di timore a frenare la mano prima di abbandonarci all'ardua sentenza dei posteri, se mai sarà emessa.


 

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