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"Fin da piccola ho sentito pulsare in me, con una forza ed un vigore che non
avrei potuto ignorare, la voce dell’Ahimsa*. Naturalmente, allora non sapevo
dell’esistenza di questa parola e non avevo mai sentito parlare della
Compassione, se non nel senso pietistico-cattolico insegnato dalle suore e dai
preti. Non ero stata educata ad una particolare benevolenza nei confronti degli
animali, ma quella spinta a voler bene alle altre Vite, qualsiasi forma esse
rivestissero, era un’urgenza spontanea, naturale e reale come la mia stessa
vita. Allora, ed in tutti gli anni che seguirono, tutto ciò si concretizzava
con una simpatia fortissima verso gli animali, soprattutto quelli più deboli o
più maltrattati da certi miei dissimili simili. Uno dei ricordi più nitidi e
più tristi della mia infanzia è una “giostra” al luna-park dove erano costretti
a girare in tondo per ore, ogni giorno, alcuni asini, con la cavezza legata
all’asse rotante. A due di loro usciva il sangue dal naso. Io piansi quando me
ne accorsi; non volli salire in groppa ad una di quelle infelici creature. A
dodici anni, casualmente, vidi su una rivista settimanale un articolo sulla
vivisezione. Fino a quel momento non avevo mai visto né sentito parlare di
niente del genere. Rimasi profondamente scioccata: c’era la fotografia di una
scimmia legata ad una automobilina in un laboratorio, in procinto di essere
schiantata contro un muro, per “esperimenti sugli esiti degli incidenti
stradali”. C’erano anche tre fotografie di un grosso cane bloccato in posizione
verticale ad una parete del laboratorio da due fasce di metallo, una sotto le
ascelle ed una sopra la pancia. Gli scatti in sequenza mostravano che il cane
era pienamente cosciente, in quanto agitava la testa ed i monconi delle quattro
zampe, che gli erano state amputate. Per lo shock, decisi di farmi coraggio e
di provare a vincere la mia timidezza paralizzante: così, illudendomi di potermi
rendere utile in qualche modo, feci il giro delle abitazioni del quartiere
portando con me quella rivista ed un foglio per chiedere firme contro la
vivisezione. Prima di suonare ad ogni campanello ero colta da timor-panico, ma
riuscii, comunque, a portare a termine il compito che mi ero data. Non ricordo
quante firme raccolsi……forse venti, trenta…….. Molti anni dopo, avrei
raccolto, insieme ad un gruppo di altri volontari, ventimila firme per una
proposta di legge regionale. Spedite le poche firme alla rivista, ripresi la
solita vita, forse rimuovendo la consapevolezza di quel dolore. Ragazzina,
trascorrevo ore ed ore alla scrivania, lungo interminabili pomeriggi di
solitudine; raramente studiavo (e, comunque, sempre e solo lo stretto
indispensabile per non essere bocciata); generalmente scrivevo: ho sempre avuto
la passione per la scrittura; scrivevo qualunque cosa: piccoli racconti, diari,
poesie, e soprattutto canzoni, inclinazione, questa, che non ho ancora
abbandonato. Ma, dopo cinque anni, il destino mi attese ad un secondo,
decisivo appuntamento. Pochi giorni dopo aver compiuto i diciassette, mi ero
iscritta al corso di paracadutismo e, superati gli esami ed iniziata l’attività
lancistica, nei week-end mi recavo negli aeroporti. Non avendo ancora la
patente, mi spostavo facendo l’autostop. Un giorno, al casello di Genova Voltri,
mi diede un passaggio verso Casale Monferrato un ragazzo di Milano che aveva in
auto alcuni dépliant della Lega Antivivisezionista. Rivedendo quelle immagini di
tortura, riprovai istantaneamente lo stesso identico dolore di qualche anno
prima. Era esattamente come se le ferite di quelle creature innocenti e senza il
dono della parola riguardassero anche me direttamente. Era esattamente come se
una lampada avesse fatto finalmente e definitivamente piena luce su quella parte
di me che, da sempre, tentava di manifestarsi all’occhio del mio cuore. A molti
anni di distanza, leggo in quell’episodio l’autenticità di una vera e propria
“chiamata”. Da allora non sono mai più riuscita a guardare un pesce in
un’ampolla, un uccello in una gabbia, una scimmia in un serraglio, una cavia in
un laboratorio, una mucca in un mattatoio, senza sentirmi attraversare da quella
stessa angoscia impotente e disperata, e senza essere-io-stessa quel pesce,
quell’uccello, quella scimmia, quella cavia, quella mucca. Poche settimane dopo,
divenni finalmente vegetariana e mi attivai per avviare, nella mia città, la
sezione ligure della Lega Antivivisezionista; qualche anno dopo, avviai la
sezione ligure dell’Associazione Vegetariana Italiana. Malgrado gli errori
commessi durante questa esistenza, ritrovo, a diciassette anni di distanza, in
quell’impegno ed in quelle brucianti convinzioni, una sintonia ed una conformità
con la mia natura profonda, come se la mia Strada mi fosse stata disvelata fin
da molto presto negli anni: per questo dono, oggi, mi sento in dovere di
ringraziare la Vita. Intanto, dentro me, cresceva un senso disperato di
impotenza, insieme alla coscienza che per gli animali ed ogni altra minoranza
debole non vi è scampo in questa vita. Sorella Misantropia al mio fianco,
sentivo sempre più forti distanze e solitudini…….. I devoti alla Causa degli
animali o di ogni altra minoranza perseguitata sanno di che cosa io stia
parlando. Ero così pienamente convinta della fondatezza e della giustezza del
concetto di Rispetto verso la Vita -e soprattutto della condotta che esso mi
suggeriva- che il fatto che tutto ciò riscuotesse spesso perplessità, ilarità,
scherno o fastidio, mi faceva sentire dissonante. I preti e le suore (presso le
quali avevo frequentato tutti i corsi scolastici fino alle medie superiori
comprese) ritenevano che il mio istintivo atteggiamento compassionevole nei
confronti degli animali fosse la spia di qualche disturbo della
personalità………“è’ figlia di separati, ha sofferto di mancanza d’affetto…”, e non
perdevano occasione per consigliarmi: “offri le tue sofferenze a Dio!”….
Sovente, poi, familiari, amici o conoscenti non erano da meno. Una volta, un
notissimo artista italiano, stimato ed amato dai più, dal quale mi sarei
aspettata una più ampia sensibilità, mi deluse con un laconico “oh no, gli
antivivisezionisti! Sono così tristi!…”. In effetti non conosco nessuna
persona intelligente che trovi divertenti gli esperimenti sugli animali vivi…. E
così mi misi, da sola, alla ricerca di una condivisione più grande, fuori
dall’immanenza della mia realtà, in altri luoghi, in altre epoche….. Una
condivisione nella quale poter rispecchiare il mio stesso sentire, quello che
aveva dato forma al mio Tao, orientando la mia esistenza, quello che era
scaturito istintivamente già da bambina, e, ancora, a dodici anni leggendo un
articolo di giornale, e poi, prepotentemente, sul tratto autostradale
Voltri/Casale…… Il sentire che informa una condotta tesa all’impegno e che non
teme scelte radicali: superare l’egoismo nella direzione di un rispetto più
ampio verso l’intera Esistenza; non fermarsi all’aspetto materiale esteriore;
allenarsi a sentire la Sacralità della Vita in ogni creatura così come
nell’intero Universo; cercare la comprensione attraverso la via del cuore e non
quella della mente; liberarsi dai limiti spirituali dell’antropocentrismo
dell’imprinting cattolico. Condivisi la mia compartecipazione nel dolore
universale di tutte le creature maltrattate, leggendo l’episodio della vita di
FRIEDRICH NIETZSCHE, in cui un vecchio cavallo sfiancato viene preso a pugni in
testa dal suo vetturino poiché non riesce più a procedere tirando la
carrozza. L’urlo disumano di Nietzsche che si getta con le braccia al collo
del cavallo stramazzato sotto le percosse, interpretato da tutti i biografi come
un fatto psichiatrico, ha avuto da sempre, ai miei occhi, tutt’altra
significanza, come se lì ed in quel momento si fosse accesa la corrente della
condivisione; come se lì ed in quel momento la vittima, l’innocente cavallo,
rappresentasse ogni altra vittima innocente su questo pianeta; come se
quell’urlo disperato consuonasse insieme ad ogni altra disperazione, al mio
stesso urlo, di fronte alle conseguenze delle aberrazioni del carattere umano. E
così proseguivo negli anni questa sorta di viaggio metafisico alla ricerca di
una possibile condivisione profonda, partendo da me stessa, dal mio sentire
istintivo e naturale, desiderosa di scoprire se in qualche angolo del pianeta e
della storia avrei avuto la possibilità di sintonizzare il mio “orizzonte di
senso” - che fino a quel momento avvertivo così dissonante ed isolato- e di
ristorare la mia “solitarietà” nell’oasi della Compartecipazione. Un viaggio che
ho tentato e tento di compiere non con la mente, non per foraggiare un inutile
sapere temporale, ma sulla spinta del nucleo pulsante del mio Centro, l’unica
possibile guida, credo, verso il vero miglioramento, la vera umiltà, la vera
liberazione. Una grande luce mi arrivò dalla scoperta di LEONE TOLSTOI,
grazie al quale sperimentai una compartecipazione rivitalizzante, condividendo
la certezza che l’Ahimsa è strettamente ed indissolubilmente legata alla scelta
vegetariana che Tolstoi definisce proprio “il Primo Gradino” verso qualsiasi
progresso spirituale. Negli anni successivi, fino ad arrivare ad oggi, ho
incontrato, in angoli molto diversi del pianeta e della storia, altre emanazioni
del Sentire Illuminato e Compassionevole. Vivendo, ho sempre più la sensazione
che esista un unico grande Epicentro Luminoso di Verità, comune a Religioni
Spirituali, a liberi cercatori spirituali, e a tutti coloro i quali sentono la
Deità del Creato e la Sacralità della Vita come uniche leggi morali, senza alcun
bisogno di religioni, di intermediari, di stampelle dottrinali, di limitanti
convinzioni dogmatiche, di bandiere, di simboli. Ho sempre più l’impressione che
l’Anima dell’Ahimsa sia Una, e che tutti coloro che la sentono palpitare dentro
il proprio cuore siano tante piccole scintille promanate dal nucleo centrale
stesso di quell’Anima. Così, liberi cercatori spirituali, ispirati ai grandi
Illuminati del passato ma emancipati da sterili formalismi religiosi, come
ALBERT SCHWEITZER. Così, movimenti spirituali evoluti, come i JAINA, millenaria
immagine vivente del Sacro su questo pianeta. Così, numerose dottrine
reincarnazioniste, come il Buddismo e le sue derivazioni, alcuni àmbiti del
misticismo Sufi, il Taoismo, dottrine di matrice Induista come il movimento Hare
Krishna, ……. Così, numerose dottrine del passato, come gli Esseni. Così, Gesù
Cristo ed il Cristianesimo autentico riproposto da Francesco d’Assisi, da Pietro
Valdo, e dai Catari, autentici Testimoni del Messaggio originale di Gesù, che,
proprio per questo, vennero sterminati radicalmente dalla chiesa cattolica, in
secoli di persecuzioni che vanno sotto il nome di “crociate” e “santa
inquisizione”, sempre insabbiati, occultati, segnati a margine, generosamente
annacquati dalla storia “ufficiale”. Purtroppo i Catari, così come quasi tutti
gli altri Gruppi Spirituali ispirati al Messaggio originale di Cristo, non
ebbero scampo dal grande massacro della chiesa cattolica, rappresentante di sé
stessa e del proprio potere sulla terra, e non certamente rappresentante di Gesù
Cristo, del quale, anzi, è, sulla base di fatti storici, la principale falsaria
e nemica. Così come l’inquinamento e la caccia hanno estinto (e continuano a
farlo) molte specie animali e vegetali, allo stesso modo la “grande meretrice di
Babilonia” (come veniva definita dai Catari) estinse moltissimi fiori germinati,
per amore, dalla Parola autentica di Gesù Cristo. Mentre si salvarono i
Francescani (riassorbiti dalla chiesa stessa) ed i Valdesi (che riuscirono, in
piccoli gruppi, a nascondersi ed a sfuggire alle stragi cattoliche), furono
invece estinti radicalmente, con la persecuzione, la tortura, il fuoco, la
spada: i Catari, gli Albigesi, i Bogomili, i Patarini, gli Umiliati, gli
Arnaldisti, i Poveri Lombardi, i Dolciniani, i Francescani Spirituali, i
Flagellanti, gli Apostolici. Fa rabbia vedere che ancora oggi certa saggistica
definisca i Catari “la più pericolosa setta ereticale del medioevo” o “gli
eretici del male”, definizioni diffuse dai cattolici per oscurare la caratura di
questi Veri Cristiani, che portarono la loro testimonianza fino alle estreme
conseguenze, sull’esempio del loro Modello ispiratore, Cristo, e che, come Lui,
si sottomisero al martirio. La posizione di questo scritto potrebbe apparire
incongruente per la stretta correlazione (qui proposta come indissolubile) tra
evoluzione spirituale, Ahimsa, Compassione - da una parte - ed anticattolicesimo
- dall’altra -. Potrebbe venir da chiedersi se una condotta davvero
informata ad una piena Compassione non dovrebbe avere una maggiore comprensione
nei confronti del passato della chiesa cattolica. Potrebbe suonare stridente il
connubio tra la dolcezza e la bellezza dell’esperienza spirituale nella ricerca
di una percezione più grande - da una parte - e l’acredine e la volontà di non
dimenticare settecento anni di imbrogli e di delitti - dall’altra -. Rimango
fermamente convinta dell’inevitabilità del passaggio attraverso una rilettura
realistica e critica del passato della chiesa, soprattutto da parte di chi senta
palpitare nel proprio cuore un’autentica pulsione verso la crescita spirituale,
verso il miglioramento. Non ci si accontenti delle tardive scuse pontificie per
i delitti di Jan Hus, di Giordano Bruno o per la persecuzione di Galileo
Galilei! Questi gravi crimini sono vette di altrettanti iceberg; sono eventi
sfuggiti all’insabbiamento dei fatti storici operato a tutela dell’immagine
della chiesa; nessuno chiederà mai perdono per tutti i delitti realmente
commessi; nessuno reclamerà la memoria storica sul più duraturo olocausto che
questo pianeta abbia mai conosciuto…. Queste ferite bruciano più forte proprio
nell’anima di chi sente una sincera spinta verso la Vita, verso la Com-passione,
verso la bellezza dell’esperienza spirituale. Rimango fermamente convinta
dell’indifendibilità del passato della chiesa; dell’indifendibilità dell’opera
di falsaria che questa ha compiuto nei confronti della Parola originale di Gesù;
dell’indifendibilità di sette secoli di delitti commessi sulle basi
dell’intolleranza religiosa, dell’atteggiamento misogino e sessuofobico e della
diffusione di pazzeschi pregiudizi. Tutto questo dolore è ancor più straziante
in una prospettiva spirituale di quanto già lo sia in una prospettiva puramente
storica. Rimango fermamente convinta dell’irrinunciabile necessità di
liberarsi dalle catene dei limitanti formalismi cattolici, che, lungi da
sviluppare la spiritualità, la sterilizzano, riducendola all’esecuzione di vuoti
riti formali ed all’apprendimento mnemonico di una serie di dogmi, di simboli e
di formule. L’impostazione dottrinale cattolica si basa sull’intermediazione,
sulla delega, sulla possibilità di acquistar perdoni ed indulgenze,
sull’intolleranza religiosa comune a tutte e tre le grandi religioni monoteiste,
per ciascuna delle quali si salveranno solo i propri seguaci!!…. Tutto viene
impartito, dettato ed imposto dal di fuori; tutto è già stato preordinato e
prestabilito da qualcun altro; mai la vena spirituale del singolo individuo
viene stimolata, alimentata, vivificata. Questo potere temporale, tanto corrotto
quanto assoluto, ancor oggi continua a gestire le coscienze, a controllare
intere popolazioni, a diffondere antropocentrismo, pregiudizi, terrificanti
minacce apocalittiche contro le quali ha sempre in vendita un’indulgenza e
pronto un giubileo!… Da sempre la chiesa cattolica fa credere di avere il
monopolio assoluto sulla “vera fede” e sulla Parola di Gesù, che essa stessa ha
provveduto, nel corso dei secoli, a stravolgere e falsare in base alle proprie
convenienze economiche e storico-politiche. Ma questo potere temporale non
ha davvero proprio niente in comune con Gesù………. Anzi, credo sinceramente che
Gesù, oggi, scatenerebbe la sua collera centuplicata contro questi nuovi
“mercanti nel tempio”!
© Claudia Pastorino |