"Michel Houellebecq" di Ferdinando Pastori

Michel Houellebecq – Piattaforma di resistenza.

Un autore scomodo, nato per scandalizzare e generare polemiche ad ogni sua nuova pubblicazione. Nichilista e politicamente scorretto, con una narrazione che evita i narcisismi estetici per focalizzarsi sul messaggio, Houellebecq mette in scena la rappresentazione di una società alla deriva, colpevole del male che la sta distruggendo e senza possibilità di redenzione. Un mondo sopraffatto dalla tecnologia e schiavo della globalizzazione dove non c’è spazio per i “buoni” sentimenti, ma solo per l’apatia, l’indifferenza e la superficialità.
La sperimentazione letteraria di Houellebecq non si limita alla narrativa, ma abbraccia qualsiasi attività che risulti funzionale al suo processo di maturazione artistica e umana. Poesia, saggistica, musica cinema e persino lo studio della scienza e della tecnica.
Risalgono ai primi anni novanta due saggi che hanno fatto molto discutere, "Lovercraft, contro il mondo, contro la vita" feroce atto d’accusa contro la cultura americana e le conseguenze provocate dalla sua diffusione e influenza, e "Rester vivant" una specie di vademecum destinato alle nuove generazioni che si avvicinano alla scrittura ("se suscitate negli altri pietà e disprezzo, siete sulla buona strada, potete cominciare a scrivere").
La pubblicazione del suo primo romanzo, “Estensione del dominio della lotta”, risale al 1994 ed è grazie a questa opera cupa, priva di false illusioni, ma al tempo stesso densa di brillanti spunti ironici, che la schiera dei suoi estimatori diventa sempre più numerosa. Lo sguardo che Houellebecq getta sull’occidente e il suo degrado è di quelli che paralizza mettendo a nudo l’anima. Riesce a andare oltre le apparenze scrostando la facciata lucente che è solo un paravento dietro al quale si cela la consapevolezza della sconfitta. Una volta caduta la maschera rimane solo una rabbia silenziosa e la condanna senza appello per l’uomo e la sua condizione tragica e irreversibile di “sopravvissuto”. Valide alternative, vie d’uscita, rimangono solo la pazzia e la morte.
“Particelle Elementari” è l’espressione che indica i costituenti della materia privi di struttura interna e quindi considerati indivisibili, Houellebecq la utilizza come titolo del suo secondo romanzo dove la critica alla società contemporanea diventa, se possibile, ancora più diretta e caustica. Attraverso l’incrocio dei destini di due fratellastri, cinico e razzista insegnante di lettere il primo e biologo molecolare in odore di Nobel il secondo, viene condotta un’analisi lucida e dissacrante del fallimento di tutti i principi e obiettivi dei sessantotto. L’insegnante è l’espressione delle frustrazioni e degli insuccessi tipici di una borghesia apatica e demotivata, il biologo indirizza le sue ricerche nell’unica direzione che ritiene possibile per l’umanità, la sostituzione degli esseri umani con dei cloni in modo da eliminare in un solo colpo sesso, dolore e morte. L’estinzione della razza umana rappresenta pertanto l’unica possibilità di salvezza, un paradosso sintetizzabile nell’affermazione che la “l'evoluzione programmata dall'Uomo ha portato alla sua abolizione”.
Da quanto fino ad ora affermato, si può notare come esista un legame stretto fra tutte le opere di Houellebecq. Una sorta di continuità sia di stile (sempre gelido e scarno e a tratti di stampo saggistico) che di contenuti fino a sembrare in certi casi ripetitivo, fornendo l’impressione che ogni suo nuovo romanzo inizi da dove era finito il precedente, ma aggiungendo ogni volta un nuovo tassello alla storia. La visione pessimistica, desolante e deprimente di una realtà umana corrotta a partire dalle fondamenta e che oramai si regge in piedi grazie a meccanismi fragilissimi ritorna pertanto anche in “Piattaforma”. Una storia d’amore che inizia con la morte del padre del protagonista (“Mio padre e' morto un anno fa. Io non credo alla teoria secondo cui si diventa veramente adulti solo alla morte dei genitori; veramente adulti non lo si diventa mai”) e termina con la morte dell’occidente. Fra i due estremi il tentativo estremo di resistere ad un mondo disumanizzato attraverso passioni tipicamente umane. Con la scusa di raccontare un viaggio attraverso i paradisi artificiali del turismo sessuale, si analizzano invece in profondità le complesse sfaccettature delle relazioni fra uomini e donne. Relazioni inquinate da una diffusione del benessere iniqua tipica del mondo occidentale e consumistico con il risultato di corrompere tutte le componenti sulle quali si basano le relazioni sociali, amicizia, amore, affetti e ideali generando inevitabilmente frustrazione e disperazione.


“…nella nostra società il sesso rappresenta un secondo sistema di differenziazione, del tutto indipendente dal denaro; e si comporta come un sistema di differenziazione altrettanto spietato, se non di più. Tuttavia gli effetti di questi due sistemi sono strettamente equivalenti…in situazione economica perfettamente liberale, c’è chi accumula fortune considerevoli; altri marciscono nella disoccupazione e nella miseria. In situazione sessuale perfettamente liberale, c’è chi ha una vita erotica varia ed eccitante; altri sono ridotti alla masturbazione e alla solitudine. Il liberalismo economico è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società. Altrettanto, il liberalismo sessuale è l’estensione del dominio della lotta…”
(Extension du domaine de la lutte – Estensione del dominio della lotta, 1994)

© Ferdinando Pastori

 

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