| Da "Sigismondo Malatesta - Profilo eroico" di Alfredo Panzini, Fara Editore,2003 |
La guerra d'allora? Una specie di sport magnifico e da gran signori;
finche' piu' tardi vennero i fanti e le picche di Spagna, le alabarde
degli Svizzeri, le orde dei Lanzi, la furia di Francia con Bajardo e
Gastone di Foix, folgore d'Italia; e costoro non fecero punto per
diporto e, in una sola battaglia, quella di Ravenna o Marignano o Pavia,
batterono tanto sodo e tanto sul serio per quanto non avevano battuto
tutti i condottieri Italiani del secolo prima messi insieme nei loro
torneamenti belligeri, di fratelli contro fratelli. Messer Ludovico Ariosto contemplava e ne traeva modelli veri pel suo
Furioso. Tutta Italia contemplava le meravigliose carneficine! Perche'
era disceso Bajardo? perche' era disceso il conestabile di Borbone? Chi
lo sapeva? "Per disertar non so che loco." Era una faccenda
che non parea gran che toccare l'anima collettiva d'Italia. Le battaglie
erano belli spettacoli da vero: Francesco I era un magnifico re. Carlo V soggiogava cuori e province. Che poi Francia, Spagna, Impero
finito il giuoco dicessero all'amabile e incantata spettatrice che era
l'Italia "Ora paga!", troppo giusto. Non e' cosi'? Ma cio' non
entra punto nel conto di Sigismondo Pandolfo, Pandulfi filius, signore
di Rimini ed amante di Isotta. Certo quest'uomo pronto alla violenza ed
al sangue, pur cavalcando con il pugno sull'elsa, aveva un sogno davanti
a se'. Che fossero tutti sognatori quei nostri antichi padri del
quattrocento da Francesco Sforza a Lorenzo il Magnifico? da Girolamo
Savonarola al Poliziano? Perche' no? Certo sognatore era codesto barbaro gentile di
Sigismondo: come certo e' del pari che il ricostruire la psicologia ed
il pensiero di queste anime complesse, e' impresa altrettanto seducente
quanto difficile. Vi si provo' Carlo Yriarte, Francese, in un suo bel
lavoro: Un condottiere au XV siecle (Parigi 1882); ora vi si cimenta il
D'Annunzio, e ne ho caro e per il morto che riposa, la' nel tempio di
Romagna, e per il vivo che la sua, ahi, troppo felice arte adopera pero'
a buon fine: trattare cioe' cose di argomento italico, non russo, non
giapponese, non parigino, non americano come fanno altri scrittori. ... |