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La canzone che per alcuni mesi è stata il sottofondo musicale
di questo sito è La mer di Charles Trenet.
Trenet, il più grande chansonnier francese del ventesimo
secolo, è morto nella notte di sabato 17 febbraio 2002 in un ospedale di
Creteil vicino a Parigi.
Aveva 87 anni. A stroncarlo è stato un attacco cerebrale.
Sulla breccia dagli anni Trenta, quando ebbe i primi grandi successi grazie ad
una musica trascinante, fresca e ricca spesso di giochi di parole, il famoso
chansonnier era nato il 18 maggio del 1913 a Narbonne e aveva studiato belle
arti a Parigi.
Si era guadagnato il soprannome di "fou chantant",
cantante folle, per l'esuberanza delle sue gioiose performance. Il suo più
grande successo mondiale è senz'altro La mer, che risale al 1945. Je chante,
Route nationale 7, La Polka du roi, Fleur bleu, Debit de l'eau, debit de lait,
Boum, L'âme des poètes. Que reste-t-il de nos amours e A la porte du garage
sono altre sue canzoni molto popolari. La sua ultima esibizione in pubblico è
del novembre 1999 alla Salle Pleyel di Parigi.
Radio e tv hanno interrotto le trasmissioni per annunciarne
la morte, "Le Monde" è subito uscito con un supplemento pomeridiano
di otto pagine e dal presidente Jacques Chirac in giù tutti i vip della
politica, cultura e spettacolo hanno fatto a gara nelle commemorazioni: la
Francia ha vissuto con enorme cordoglio la scomparsa di Charles Trenet.
Lo chansonnier di La Mer, Douce France e Que reste-t-il de
nos amours? ha occupato uno spazio ingombrante nell'immaginario collettivo della
Francia e le reazioni di ieri ne sono state una vistosa conferma. Ieri mattina
la sua Douce France, canzone che Trenet ha regalato alla Repubblica e al mondo
nel 1943 quando si trovava negli Usa, si è svegliata un po' più sola. Con le
radiosveglie piene di ricordi, di canzoni e musiche del poeta dei giorni nostri,
del "fou chantant", il pazzo che canta, come lo avevano
soprannominato.
Charles Trenet, un cappello sgonfio alla mano, i capelli
biondi, gli occhi azzurri, il vestito sempre a posto, il fiore rosso
all'occhiello, la sua aria da music-hall, ha incarnato per più di sessant'anni
la "chanson française" nel mondo. Cantautore, diceva di "creare
canzoni come un melo produce mele". Se n'è inventate almeno un
migliaio. "No, non conosco la musica, ma la musica conosce me",
amava ripetere. La sua prima canzone La folle complainte l'ha scritta a 10 anni.
Suo padre, un notaio, gli disse: "Non andrai lontano". Ne sono
arrivate mille altre. Jean Cocteau, Max Jacob, Sacha Guitry, Colette, Mireille,
Emmanuel Berl, tutta l'intelligenthia dell'epoca, era incantata.
In venti minuti, nel 1941, su un treno fra Narbonne e
Carcassonne compone La mer. Una canzone che non gli piaceva. E' stata incisa in
4 mila versioni diverse nel mondo. Durante la Repubblica di Vichy, Trenet canta
con ironia questa bella Francia unita. Viene condannato.
Più tardi, nel 1983, tenta a due riprese di entrare all'
Academie Française. Viene rifiutato. Il riconoscimento più bello, gli è
arrivato da Henri Salvador, 83 anni, pluripremiato alle ultime Victoires, gli
Oscar francesi della musica: "Trenet era il Re Sole della canzone
francese", dice, "merita esequie di Stato". Ha avuto una
celebrazione in sua memoria alla Madeleine. Il suo corpo è stato cremato al Père-Lachaise
e le sue ceneri trasferite a Narbonne, suo paese natale, nella tomba di
famiglia, accanto alla madre.
"Le sue canzoni correranno ancora a lungo per le
strade", ha affermato il ministro dell'Educazione Nazionale Jack Lang.
"Era il mago delle parole, il simbolo di una Francia
che sorride", ha ricordato invece il presidente della Repubblica
Jacques Chirac, che lo aveva nominato commendatore della Legion d'Onore il 3
marzo del 1998.
La sua ultima esibizione in pubblico risale al novembre 1999.
Adieu, monsieur Trenet.
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