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"© Il Corriere della Sera, 15 gennaio, 2003"
E' morto all' età di 93 anni lo storico della letteratura Giuseppe Petronio.
Era nato a Marano (Napoli) il 1° settembre 1909. Studiò a Reggio Calabria,
Napoli e Roma avendo come maestri Francesco Torraca e Gabriele Gabetti.
Forte il cordoglio dei colleghi. Per Vittore Branca «Petronio è stato uno
studioso di vivacissimo ingegno»; per Edoardo Sanguineti «uno dei
rappresentanti più significativi di un' attenzione sociologica, di
ispirazione marxista, portata alla letteratura», mentre per Giulio Ferroni
«con Petronio è scomparso uno degli ultimi grandi storici letterari italiani
del ' 900».
Giorgio De Rienzo:
"Ho incontrato più volte Giuseppe Petronio. Fu lui a darmi la libera docenza.
Mi chiese con occhietti maliziosi perché avessi speso fatica a occuparmi di
un autore come Panzini. Non ricordo cosa gli risposi, ma forse lo convinsi
di non avere sprecato tempo. Qualche anno dopo lo trovai infatti a Bellaria,
relatore proprio a un convegno su Panzini. Lo ricordo gioiosamente
circondato da giovanissimi allievi, che si portava dietro (sempre diversi) a
ogni congresso, «perché imparassero che nell' Università c'è di tutto:
genialità e cialtroneria, onestà intellettuale e sete di potere». Era un
uomo dalla battuta pronta, grande intrattenitore, sia che parlasse di
letteratura (o predicasse metodologie), sia che discutesse di sport. L'ho
rivisto per l'ultima volta in Sardegna, poco più di un anno fa a un incontro
nella Facoltà di Lettere di Cagliari. Si presentava un suo libro,
chiacchierando a ruota libera. Lui interrogato sorrideva senza ferocia
parlando dell'«Italietta delle veline», della
«sgangherata tivù dei biscardi». Solo sul marxismo mai rinnegato restava
serio. «Che piaccia o no - diceva - rimane un grande fatto di cultura e un
metodo ancora valido per analizzare la realtà. Tutto è cambiato negli ultimi
cinquant'anni, più che in mille. Alcuni presupposti sono venuti meno, altri
sono stati superati dalla storia. Ma il marxismo, come metodo critico, come
capacità di leggere il proprio tempo, resta assolutamente attuale».
Petronio, professore di letteratura italiana di lungo corso, era nato nel
1909 a Marano in provincia di Napoli e aveva trascorso gran parte
dell'infanzia e dell'adolescenza in Calabria, prima di trasferirsi a Roma
dove si laureò nel 1929. Insegnò nei Licei di Alba e Venezia. Poi fu lettore
all'Università di Graz, tra il '36 e il '38 e a quella di Jassi in Romania,
dal '38 al '43. Rientrato in Italia divenne titolare di letteratura italiana
prima a Cagliari e poi a Trieste. È stato presidente dell'«Istituto Gramsci»
e direttore del «Centro internazionale per lo studio della letteratura di massa». Generazioni e generazioni di studenti hanno studiato su una sua fortunata «Storia
dell'attività letteraria in Italia». Petronio ha lasciato un'impressionante
quantità di studi critici soprat tutto sul Settecento italiano (Goldoni,
Parini, l'Illuminismo), ma anche su Otto e Novecento, da Manzoni a Verga, da
D'Annunzio a Pirandello. Al suo nome sono legate opere monumentali di
divulgazione scientifica come il «Dizionario enciclopedico de lla
letteratura italiana» e la «Storia della critica». Ma di lui resta
soprattutto il profilo simpatico di un maestro di lettura, sempre attento a
farsi capire dai suoi allievi più giovani e dai non addetti ai lavori. Ne è
testimonianza la recente pubblicazione, negli Oscar Mondadori, del «Piacere
di leggere»: cento e una schede dedicate a libri che vanno dalla Divina
Commedia al Giorno della civetta di Sciascia, dal Decameron di Boccaccio
agli Indifferenti di Moravia.
Sarebbe ipocrisia, pure
in questo spazio commemorativo, definire Petronio come un grande «Maestro»
della critica italiana. Legato alla sua formazione storicistica e marxista
ha sempre predicato una rigida visione sociologica della letteratura,
talvolta un po' deformante. Ma di lui rimane l'immagine cordiale di un
accademico spregiudicato, di un polemista arguto, capace di suscitare sempre
dibattito. Studioso della letteratura di massa e della letteratura di
consumo, Giuseppe Petronio è l'unico professore universitario che abbia
tentato un approccio serio alla letteratura poliziesca (il recentissimo
Sulle tracce del giallo), intesa - secondo l'insegnamento di Gramsci - come
letteratura «nazional-popolare», ma indagata con passione e anche con
divertimento. «Lo studio del giallo - ha scritto - può impartire al critico
un'alta lezione e inculcargli una virtù capitale: la modestia». È
l'insegnamento più vitale che ha lasciato: «La modestia come chiave della
conoscenza, di qualsiasi cono
scenza». Se ne trova traccia visibile nell'autobiografia, pubblicata appena due anni fa (Le
baracche del rione americano), dove Petronio ripercorre la propria vita: il
legame viscerale con la famiglia, il tormentato rapporto con la Calabria,
«mitizzata con fantasiosa magia », la scoperta e la «fascinazione» del
libro, il culto della poesia e dello studio come «viaggio dell'anima», «la
fedeltà a sistemi di ideologie e di valori creduti eterni e sfarinatisi
nell'urto con il mondo grande e terribile»".
"© il manifesto, 15 gennaio, 2003"
La scomparsa di Giuseppe Petronio -
Gramsci e soprattutto Lukács i suoi riferimenti per una critica della
letteratura di stampo sociologico
Raffaele Manica:
"Molti e vari furono i modi di atteggiarsi della critica e della storiografia
letteraria italiana al ridursi della presenza di Benedetto Croce,
intensificati alla scomparsa di quel maestro e sempre più cospicui dagli
anni Cinquanta in poi. Un'intera generazione, per le certezze perdute o per
i conti sempre rinviati, si volse altrove, anche talvolta mantenendo saldo
il tratto storicistico. Giuseppe Petronio, scomparso alle soglie dei
novantaquattro anni, apparteneva in pieno, per evidenza delle ragioni
anagrafiche, agli studiosi che Croce avevano incontrato negli anni della
maturità. Dunque il suo rivolgersi agli strumenti del marxismo pareva per
forza destinato a rimanere radicato nello storicismo crociano. Ma, passato
anche attraverso Gramsci, Petronio approdò a un territorio più lontano, una
specie di sirena alla quale, come lui, non furono immuni altri suoi
coetanei: la sociologia applicata alla letteratura, incontro di discipline
dove il pur ribadito ancoraggio ai valori f
ormali finiva per mostra
rsi più che altro una petizione di principio, se non un miraggio. La sua
vicenda di studioso lo aveva portato in alcune università europee, poi a
Cagliari e a Trieste, mentre già si consumava una tipica vicenda di uomo di
sinistra di quegli anni: da azionista a marxista, prima socialista e poi
comunista, attirato da Gramsci, s'è detto, ma soprattutto dal Lukács di
Storia e coscienza di classe e dei saggi sul romanzo e sul realismo, che
potevano prospettarsi, nell'uso quotidiano, non immuni da qualche
schematismo, fino ad avversare itinerari di diversa indole, per esempio
spiccatamente formali, in nome di una qualche sostanza letteraria intravista
come di maggior concrettezza ma, alla fine, più ipotizzata che accertata.
Una conseguenza di queste persuasioni, che si potrebbe definire didattica,
fu la vena tra il pedagogico e l'ammonitorio da una parte; dall'altra si
riscontra una esigenza di responsabilità civile che, tuttavia, finisce per
subordinare talvolta l'opera, anche grande, al rango di documento. Poi però,
scorrendo la bibliografia di Petronio, si vede che i frutti della sua
operosità non furono uniformi, ma diversamente problematici. Così, si
consulta ancora con qualche profitto il Dizionario enciclopedico della
letteratura italiana da lui diretto nella seconda metà degli anni Sessanta,
particolarmente per l'accuratezza bibliografica dei cataloghi; e sono ancora
importanti vari volumi della Storia della critica impostata e uscita tra
fine degli anni Cinquanta e metà degli anni Settanta. Né si prescinde da
molti suoi titoli, a partire dal saggio critico su Boccaccio (1935) fino a
Parini e l'Illuminismo lombardo (1961). Infine va notato l'accendersi di
nuove curiosità: non solo per i volumi sulla letteratura di massa e di consumo (1979) o sul romanzo poliziesco (1985), terreni ideali per la sociologia della letteratura, ma per l'interesse verso
lo strutturalismo, l'idea di canone, le questioni teoriche in genere. E non
si dimenticano, infine, i libri per la scuola, molto amati ma anche molto
respinti; sempre molto segnati dalla sua personalità, che non è un demerito,
se non secondo i sociologismi letterari."
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