"Intervista a Jonathan Galassi" di Luciano Minerva, pubblicata su RAI24NEWS - LIBRI  www.rai24news.rai.it 

 

Si ringrazia il giornalista Luciano Minerva e la redazione di RAI24news Libri che hanno gentilmente concesso di proporre ai lettori di Rotta Nord Ovest il testo dell'interessante intervista realizzata a Jonathan Galassi e pubblicata nel sito suddetto in data 7 Luglio 2004.

Jonathan Galassi, il libro nella clessidra del tempo 
ROMA - 07/07/2004 
E’ passato per tutti i principali ruoli che si possono giocare intorno alla produzione dei libri e ai punti di vista corrispondenti, Jonathan Galassi. E’ poeta raffinato, ha tradotto e curato opere come le poesie complete di Montale (ora sta lavorando a Leopardi), oggi è presidente e direttore editoriale di una casa tra le più quotate nell’editoria americana, la Farrar, Straus & Giroux che negli Usa ha lanciato tra gli altri Jonathan Franzen e Michael Cunningham, Tom Wolfe e Scott Turow. L’abbiamo incontrato a Venezia, qualche mese fa, quando era relatore al seminario annuale della Scuola Librai Umberto ed Elisabetta Mauri. 

L’intervista di Luciano Minerva:

Lei ha vissuto nella sua personale biografia le tre esperienze diverse dello scrittore, dell’editor e adesso dell’editore. Come si vede il libro da questi tre diversi punti di vista?
Devo dire prima di tutto che il mio lavoro di autore è stato quello di un dilettante, è quello che faccio nella parte secondaria della mia vita, sebbene l’interesse primario per questa attività sia quello che mi ha portato alla mia professione. Ma vorrei dire che l’esperienza di uno scrittore di libri e quella dell’editore non hanno nulla a che fare l’una con l’altra perché lo scrittore è il creatore, è quello che genera il libro e questa è davvero un’esperienza personale, come una nascita psicologica. L’editore invece tratta con qualche cosa che è già nato e lo trasforma in oggetto di consumo. Quando il libro esce, l’autore si sta già occupando di altro, il suo lavoro è già uscito dal suo cervello, appartiene al passato. Un buon editore capisce cosa ha passato l’autore e tratta il suo bambino con grande cura, gentilezza e rispetto, ma sono attività del tutto separate. 

Una volta scritto il libro, il rapporto tra l’autore e la casa editrice passa attraverso il mestiere dell’editor. Qual è oggi il compito dell’editor e come lo svolge?
L’editor è la levatrice del libro, è come quello che ne coglie l’anima. E’ in empatia con l’autore, ma capisce anche la dura realtà degli affari. Il ruolo fondamentale dell’editor è quello che ha svolto storicamente: aiutare l’autore a raggiungere la versione ideale del suo libro attraverso una lettura critica amichevole, una lettura che è in sintonia con i propositi dell’autore ma che vede anche in modo realistico la ricerca del libro perfetto, cosa che forse lo scrittore non vede del tutto. Così l’editor è la prima presenza critica che lavora accanto all’autore. Poi si guarda intorno e si rivolge alla casa editrice per aiutarlo a raggiungere i lettori. Per il libro è come un doppio agente: aiuta la forma perfetta ed è una specie di interprete, di mediatore per il resto del mondo. 

Il tempo di un autore e il tempo di una casa editrice, come lei osservava, sono profondamente diversi. Che relazione c’è tra questi due tempi e a loro volta coi tempi del lettore?
Se immaginate una specie di clessidra, il tempo dell’autore è la sabbia che sta nella parte superiore e deve passare attraverso un piccolo forellino che è il processo di edizione. Il tempo di passaggio è limitato al tempo che l’editore può destinare a quel singolo prodotto e al tempo che i media possono dedicare all’attenzione per quel libro. Poi scende nel fondo della clessidra, che è il tempo del lettore, che è infinito, perché un libro può essere letto anche molto lentamente, può essere riletto, è un tempo eterno, cosicché nel processo editoriale c’è un buco piccolo ed è come far passare il libro per la cruna di un ago, è un processo molto difficile e travagliato quello dell’edizione e spesso non va molto bene. E’ simile al percorso di un parto e ci sono molte probabilità che vada male, ma il tempo di uno scrittore è tutto il tempo che l’autore sceglie di dedicare al libro e il tempo del lettore è tutto il tempo. Il famoso scrittore messicano Octavio Paz diceva che i libri devono maturare sullo scaffale del proprietario per molti anni prima della lettura. Hanno bisogno di crescere. Sono come il vino: devono invecchiare un po’ prima di essere letti. Ci sono molti libri che si consumano immediatamente , ma i grandi libri sono quelli che possono essere consumati di nuovo o che hanno bisogno di molto tempo. Molti libri sono scritti davvero prima del loro tempo, il loro tempo è quello dell’accoglienza, il tempo in cui la gente li può apprezzare, sono in un certo senso profetici. I libri hanno, più di quanto abbia qualunque altro mezzo di comunicazione dell’epoca moderna, il tempo della qualità, un grande libro è davvero per tutto il tempo, degli altri media non puoi davvero dire questo.

Generalmente nelle scelte dell’editoria americana rientra pochissima letteratura europea. Perché?
Quando si pensa a questo problema, occorre ricordare che l’America è un mondo a parte dall’Europa. Anche se l’America fu scoperta dagli europei, è un avamposto della cultura occidentale che si sviluppò autonomamente. E così l’Europa era il passato, era qualcosa che rappresentava alti ideali, ma non riguardava direttamente l’esperienza americana. Il mondo è diventato un po’ più piccolo nel ventunesimo secolo, così i continenti che erano divisi da un Oceano enorme si sono riavvicinati l’uno verso l’altro e devono trattare fra loro molto più da vicino, e questa è una forma di crisi, perché il mondo si è ristretto, per i media innanzitutto. Ma questi continenti devono tornare insieme. Questo non vuol dire che abbiano le stesse esperienze: il ponte della letteratura che permette di parlarsi l’un l’altro è un modo di comprendersi, ma è complicato e parziale. Gli europei sono spesso molto confusi e irritati: «Noi leggiamo i libri americani, dicono, perché voi non leggete i nostri?» Noi adesso leggiamo molti libri europei, ma non è uno scambio equo, perché c’è una politica culturale, una politica economica, la storia. Forse oggi in America c’è molta più apertura alla letteratura europea, nella piccola parte della società che legge, di quanto io abbia visto nella mia vita. Manca però una base culturale comune per conoscere il contesto in cui leggere questi libri. Così certi libri passano, e arrivano a un pubblico di lettori più ampio libri che per loro natura non hanno bisogno di questo contesto, di una comprensione storica. Ma per la maggioranza dei libri non è così.

Lei diceva nel suo intervento che oggi si scrive per conoscere e farsi conoscere dall’altro. Che cosa succede per le letterature più lontane? Dopo la frattura dell’11 settembre c’è stata una modifica delle scelte editoriali negli Usa?
Dall’11 settembre c’è stato sicuramente un punto e a capo negli atteggiamenti e negli interessi culturali. Credo che non si debba pensare all’America come a un luogo monolitico. C’è una funzione forte della società americana che è prettamente difensiva, quella di proteggere la patria; ma c’è un movimento altrettanto forte tra i diversi gruppi sociali, che sta cercando di dire: «Dobbiamo imparare di più, dobbiamo capire meglio perché stiano accadendo queste cose, dobbiamo capire i motivi e gli atteggiamenti che hanno portato a questo tipo di confronto». Così molti dei best seller della saggistica di questi due anni hanno per argomento il Medio Oriente, la cultura araba, la cultura musulmana. C’è una vera e propria fame di comprensione. Il conflitto e la crisi che stiamo sperimentando con la cultura musulmana, ad esempio, ha creato in questa fase un grande interesse per l’Altro. Ma anche la conoscenza artistica dell’Oriente è qualcosa che va appreso. E questo credo sia vero anche per Europa: gli europei conoscono bene le altre tradizioni, ma spesso solo all’interno del loro continente; gli italiani sanno molto sulla letteratura francese, inglese, spagnola, ma non credo che abbiano grande conoscenza della letteratura araba. L’interesse per le altre culture dipende da come e dove si focalizza l’attenzione in un mondo e in un tempo limitato: c’è sempre qualcosa che ti si mette davanti, e a quello guardi. La storia fa cambiare la messa a fuoco: e questo è ciò che sta accadendo a noi e a voi. 


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