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Da
tempo le battaglie risorgimentali che attorno alla metà dell'800 hanno
segnato il percorso unitario nazionale non godevano dell'attenzione degli
storici e soprattutto del grande pubblico. Forse per il dissolversi del
ricordo in un tempo sempre più lontano, o per l'emergere di temi
novecenteschi e con essi di altre battaglie ben più sanguinose, l'epopea
risorgimentale non ha beneficiato recentemente di molto fortuna. Più
interessante forse demistificare quegli eventi, togliere il pesante
apparato di retorica che si era posato su quei fatti per tutta la seconda
metà dell'800 e ancor più nella prima meta del XX secolo, grazie in
particolare all'uso e abuso fatto dal regime fascista, arrivare
addirittura a un pesante revisionismo che di storico aveva poco, che
tornare ad affrontarli per quello che hanno realmente significato, in due
direzioni: sia come avvenimenti bellici, sia in particolare per le
conseguenze sulla memoria della nazione, anzi, sulla formazione di una
memoria italiana comune ed edificante. Solo di recente alcuni segni di
un nuovo interesse sembrano voler recuperare dalla mensola degli eventi
patrii quegli antichi ricordi scolastici per riscoprirne il significato. A
volte tale operazione è condotta con un occhio di privilegio al puro
evento bellico, come nel caso di "Custoza 1866" di Marco Gioannini e
Giulio Massobrio, più interessati alla cronaca della battaglia che a ciò
che comportò per la fragile Italia unita, desiderosa di vedere confermato
sul campo il proprio valore e invece umiliata dalla sconfitta inattesa. In
altre occasioni l'operazione è condotta a più vasto raggio, come accade
per il volume curato da Costantino Cipolla e Fiorenza Tarozzi nei
confronti di un'altra battaglia risorgimentale, da tutti incontrata nei
libri di testo scolastici e poi accantonata nella memoria: quella di
Curtatone e Montanara del 29 maggio 1848, durante la prima guerra
d'indipendenza. Dal punto di vista militare si trattò di un evento
secondario della campagna che aveva portato Carlo Alberto a oltrepassare
il Ticino e dichiarare guerra all'Austria e che vide ben più importanti
fatti d'arme, come le Cinque giornate di Milano, o la sconfitta di
Custoza, "muro del pianto" delle campagne del Risorgimento italiano. Nello
specifico, lo scontro di Curtatone e Montanara permise alle truppe sabaude
di prepararsi al meglio nei pressi di Goito e respingere le truppe
austriache il giorno successivo, cogliendo la prima vittoria contro un
nemico ben più preparato. Il significato di una battaglia non si ferma
però al puro significato bellico; specie in un contesto storico fortemente
caricato di idealità, il combattimento del 29 maggio 1848 trascese da
subito l'evento e venne additato come esempio per tutti i giovani
italiani. Alle porte di Mantova, in un rapporto di 1 contro 4, giovani
provenienti dal regno di Napoli e dal Granducato di Toscana impegnarono il
temibile esercito asburgico di Radetzky. Mal equipaggiati, indisciplinati,
senza mai avere avuto esperienze di guerra o equipaggiamento degni di
questo nome, per un'intera giornata trattennero un nemico di molto
superiore per numero, armi, addestramento. Ve n'era abbastanza per parlare
immediatamente di "Termopili toscane", per richiamarsi all'età classica,
di cui era imbevuta la maggioranza dei patrioti. I saggi di Costantino
Cipolla e Vittorio Scotti Douglas ricostruiscono il campo di battaglia, il
suo andamento e tratteggiano il profilo dei suoi protagonisti, come il
comandante toscano ed ex ufficiale napoleonico De Laugier. Forse in alcuni
punti si sovrappongono, ma restituiscono bene il clima di quello che più
che un esercito, era un gruppo di soldati di mestiere, ma che mai avevano
combattuto, e di ragazzi entusiasti che la forza di un ideale, quella
patria italiana che era più che altro una costruzione intellettuale,
spinse a rischiare la vita. Non a caso fra i protagonisti si ebbe il
famoso e celebrato, secondo Cipolla fin troppo, Battaglione universitario
toscano, composto da studenti dell'università di Pisa e Siena e da alcuni
loro docenti. Ma il libro non è solo la descrizione dello scontro e dei
suoi pur importanti attori, come si diceva; è anche la sua memoria,
dimensione fondamentale per una battaglia risorgimentale. Ecco allora il
saggio di Fiorenza Tarozzi, che ci guida con sapienza attraverso i vari
gradini della commemorazione di Montanara e Curtatone, e la sua dimensione
pedagogica, di modello per le future generazioni, che da subito assunse.
Compiuto il Risorgimento con l'Unità d'Italia, occorreva ora stimolare un
nuovo risorgimento, economico e sociale, che ponesse l'Italia alla pari
con le principali nazioni occidentali: da qui poemi, cerimonie, musei che
celebrarono in tutti i modi la dimensione ideale ed eroica dei difensori
di Curtatone e Montanara. Non sono però trascurate le numerose
testimonianze dei protagonisti del campo di battaglia, sia attraverso le
loro memorie, sia con le lettere, come quelle di un giovanissimo Carlo
Collodi, che rendono l'immediatezza dell'evento. Su un piano simile, il
bel saggio di Mirtide Gavelli e Otello Sangiorgi affronta la costruzione
del mito della battaglia epica: l'emergere immediato del paragone con le
Termopili di Leonida, ma anche la ricostruzione iconografica dell'evento,
da cui emerge la differente visuale che l'episodio assunse agli occhi
italiani rispetto a quelli dell'avversario asburgico, per il quale si era
trattato di un evento tutto sommato di scarsa considerazione. A rendere
più completo il volume alcuni saggi che ampliano i punti di vista che si
sono concentrati sulla battaglia: quello che indaga una materia finora
poco presa in considerazione, la sorte dei feriti e le cure mediche
utilizzate sul campo, a cura di alcuni componenti dell'Ufficio storico
della Cri, regione Toscana; quello a firma di Piero Del Negro che
ricostruisce un altro episodio del 1848, la battaglia di Sorio e
Montebello, ancora più secondario secondo una visuale che tiene in conto
solo le vicende belliche, ma importante per il protagonismo, come a
Curtatone e Montanara, di alcuni giovani universitari, questa volta
padovani, e che fa il paio con il saggio di Luigi Pepe sul ruolo degli
studiosi sui campi di battaglia. Segno del grande ruolo avuto dall'élite
colta del paese nella costruzione dell'identità unitaria e dell'ideale
patriottico, e dell'indubbia coerenza tra teoria e azione che molti,
giovani e non, seppero dimostrare. Nel complesso, il libro ha il merito
di far rivivere un lontano episodio risorgimentale restituendo
l'entusiasmo dei protagonisti, grazie all'ampio uso della memorialistica,
ma senza nascondere la loro disorganizzazione e impreparazione; allo
stesso tempo vengono ricostruite le tappe della successiva glorificazione.
L'uso di diversi punti di vista, pur perfezionabile, analizzando ad
esempio maggiormente le società da cui provenivano i giovani volontari, fa
apprezzare l'importanza della battaglia, non tanto per l'esito della
campagna in sé, quanto per il contributo alla costruzione pedagogica di
una identità italiana. Alberto Malfitano
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