"La battaglia di Curtatone e Montanara" commento di Alberto Malfitano

 

Da tempo le battaglie risorgimentali che attorno alla metà dell'800 hanno segnato il percorso unitario nazionale non godevano dell'attenzione degli storici e soprattutto del grande pubblico. Forse per il dissolversi del ricordo in un tempo sempre più lontano, o per l'emergere di temi novecenteschi e con essi di altre battaglie ben più sanguinose, l'epopea risorgimentale non ha beneficiato recentemente di molto fortuna. Più interessante forse demistificare quegli eventi, togliere il pesante apparato di retorica che si era posato su quei fatti per tutta la seconda metà dell'800 e ancor più nella prima meta del XX secolo, grazie in particolare all'uso e abuso fatto dal regime fascista, arrivare addirittura a un pesante revisionismo che di storico aveva poco, che tornare ad affrontarli per quello che hanno realmente significato, in due direzioni: sia come avvenimenti bellici, sia in particolare per le conseguenze sulla memoria della nazione, anzi, sulla formazione di una memoria italiana comune ed edificante.
Solo di recente alcuni segni di un nuovo interesse sembrano voler recuperare dalla mensola degli eventi patrii quegli antichi ricordi scolastici per riscoprirne il significato. A volte tale operazione è condotta con un occhio di privilegio al puro evento bellico, come nel caso di "Custoza 1866" di Marco Gioannini e Giulio Massobrio, più interessati alla cronaca della battaglia che a ciò che comportò per la fragile Italia unita, desiderosa di vedere confermato sul campo il proprio valore e invece umiliata dalla sconfitta inattesa. In altre occasioni l'operazione è condotta a più vasto raggio, come accade per il volume curato da Costantino Cipolla e Fiorenza Tarozzi nei confronti di un'altra battaglia risorgimentale, da tutti incontrata nei libri di testo scolastici e poi accantonata nella memoria: quella di Curtatone e Montanara del 29 maggio 1848, durante la prima guerra d'indipendenza.
Dal punto di vista militare si trattò di un evento secondario della campagna che aveva portato Carlo Alberto a oltrepassare il Ticino e dichiarare guerra all'Austria e che vide ben più importanti fatti d'arme, come le Cinque giornate di Milano, o la sconfitta di Custoza, "muro del pianto" delle campagne del Risorgimento italiano. Nello specifico, lo scontro di Curtatone e Montanara permise alle truppe sabaude di prepararsi al meglio nei pressi di Goito e respingere le truppe austriache il giorno successivo, cogliendo la prima vittoria contro un nemico ben più preparato.
Il significato di una battaglia non si ferma però al puro significato bellico; specie in un contesto storico fortemente caricato di idealità, il combattimento del 29 maggio 1848 trascese da subito l'evento e venne additato come esempio per tutti i giovani italiani. Alle porte di Mantova, in un rapporto di 1 contro 4, giovani provenienti dal regno di Napoli e dal Granducato di Toscana impegnarono il temibile esercito asburgico di Radetzky. Mal equipaggiati, indisciplinati, senza mai avere avuto esperienze di guerra o equipaggiamento degni di questo nome, per un'intera giornata trattennero un nemico di molto superiore per numero, armi, addestramento. Ve n'era abbastanza per parlare immediatamente di "Termopili toscane", per richiamarsi all'età classica, di cui era imbevuta la maggioranza dei patrioti. I saggi di Costantino Cipolla e Vittorio Scotti Douglas ricostruiscono il campo di battaglia, il suo andamento e tratteggiano il profilo dei suoi protagonisti, come il comandante toscano ed ex ufficiale napoleonico De Laugier. Forse in alcuni punti si sovrappongono, ma restituiscono bene il clima di quello che più che un esercito, era un gruppo di soldati di mestiere, ma che mai avevano combattuto, e di ragazzi entusiasti che la forza di un ideale, quella patria italiana che era più che altro una costruzione intellettuale, spinse a rischiare la vita. Non a caso fra i protagonisti si ebbe il famoso e celebrato, secondo Cipolla fin troppo, Battaglione universitario toscano, composto da studenti dell'università di Pisa e Siena e da alcuni loro docenti. Ma il libro non è solo la descrizione dello scontro e dei suoi pur importanti attori, come si diceva; è anche la sua memoria, dimensione fondamentale per una battaglia risorgimentale. Ecco allora il saggio di Fiorenza Tarozzi, che ci guida con sapienza attraverso i vari gradini della commemorazione di Montanara e Curtatone, e la sua dimensione pedagogica, di modello per le future generazioni, che da subito assunse. Compiuto il Risorgimento con l'Unità d'Italia, occorreva ora stimolare un nuovo risorgimento, economico e sociale, che ponesse l'Italia alla pari con le principali nazioni occidentali: da qui poemi, cerimonie, musei che celebrarono in tutti i modi la dimensione ideale ed eroica dei difensori di Curtatone e Montanara. Non sono però trascurate le numerose testimonianze dei protagonisti del campo di battaglia, sia attraverso le loro memorie, sia con le lettere, come quelle di un giovanissimo Carlo Collodi, che rendono l'immediatezza dell'evento.
Su un piano simile, il bel saggio di Mirtide Gavelli e Otello Sangiorgi affronta la costruzione del mito della battaglia epica: l'emergere immediato del paragone con le Termopili di Leonida, ma anche la ricostruzione iconografica dell'evento, da cui emerge la differente visuale che l'episodio assunse agli occhi italiani rispetto a quelli dell'avversario asburgico, per il quale si era trattato di un evento tutto sommato di scarsa considerazione.
A rendere più completo il volume alcuni saggi che ampliano i punti di vista che si sono concentrati sulla battaglia: quello che indaga una materia finora poco presa in considerazione, la sorte dei feriti e le cure mediche utilizzate sul campo, a cura di alcuni componenti dell'Ufficio storico della Cri, regione Toscana; quello a firma di Piero Del Negro che ricostruisce un altro episodio del 1848, la battaglia di Sorio e Montebello, ancora più secondario secondo una visuale che tiene in conto solo le vicende belliche, ma importante per il protagonismo, come a Curtatone e Montanara, di alcuni giovani universitari, questa volta padovani, e che fa il paio con il saggio di Luigi Pepe sul ruolo degli studiosi sui campi di battaglia. Segno del grande ruolo avuto dall'élite colta del paese nella costruzione dell'identità unitaria e dell'ideale patriottico, e dell'indubbia coerenza tra teoria e azione che molti, giovani e non, seppero dimostrare.
Nel complesso, il libro ha il merito di far rivivere un lontano episodio risorgimentale restituendo l'entusiasmo dei protagonisti, grazie all'ampio uso della memorialistica, ma senza nascondere la loro disorganizzazione e impreparazione; allo stesso tempo vengono ricostruite le tappe della successiva glorificazione. L'uso di diversi punti di vista, pur perfezionabile, analizzando ad esempio maggiormente le società da cui provenivano i giovani volontari, fa apprezzare l'importanza della battaglia, non tanto per l'esito della campagna in sé, quanto per il contributo alla costruzione pedagogica di una identità italiana.
Alberto Malfitano 


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