"Metternich" di Franz Herre, Bompiani, 2001.

 
Klemens Wenzel Metternich era solito dire che nelle vene gli scorreva il Reno e ne traeva conseguenza: la sua terra natia era la Renania, la sua patria, l'Europa.
Nacque a Coblenza nel 1773, quando il Reno era un fiume europeo, non ancora il confine naturale della Francia", come pretendevano i giacobini e, dopo di loro, i bonapartisti e non ancora "il fiume della Germania, ma non il confine della Germania", come opponevano i nazionalromantici tedeschi. Strasburgo apparteneva bensì, già allora, al re di Francia, però Montbéliard, in compenso, a quel tempo si chiamava Mompelgard e apparteneva al duca di Wurttemberger. Su entrambe le rive nelle chiese si pregava in latino, nei salotti si conversava in francese, nelle osterie si parlava in tedesco. Ad ovest di Coblenza il Sacro Romano Impero della nazione germanica si estendeva oltre per intere giornate di viaggio, fino al Lussemburgo, a Namur, a Bruxelles e a Bruges. I Paesi Bassi austriaci costituivano una proprietà dinastica del sovrano asburgico. Pilastri principali dell'Impero erano i vescovi-principi elettori di Magonza, di Treviri e di Colonia, che nella "Pfaffengasse", la "fascia renana clericale", capitolavano il medio evo romano-cattolico, rappresentavano l'Impero feudale, federativo ed universale e ne dimostravano l'anacronismo nel secolo dell'Illuminismo, dell'assolutismo e del nascente nazionalismo.
La storia dell'Impero romano-germanico era presente a Treviri. Residenza imperiale in epoca tardoromanica e sede episcopale, dal tempo dei Franchi aveva un arcivescovo di cui erano suffraganei i vescovi di Metz, di Toul e di Verdun, nonché - dal 1777 - gli episcopati di più recente istituzione di Saint-Dié e di Nancy. Nel XIII secolo il feudatario ecclesiastico era diventato principe elettore, uno dei sette - e più tardi nove - che eleggevano il re di Germania, secondo per il rango. All'ultimo suo successore, l'arcivescovo Klemens Wenzeslaus, l'antica storia era di peso eccessivo, tanto più che nel XVIII secolo il beneficio rendeva troppo poco e il gravame diventava via via troppo opprimente. Perciò questo nipote d'Augusto di Forte di Sassonia, un principe regnante per diritto di nascita, decise di trasferire la propria residenza dalla città della Porta Nigra nella più ridente Coblenza. Si fece costruire da architetti francesi un palazzo classicheggiante, nel quale teneva corte come un sovrano del periodo barocco e, si dette premura d'essere un signore più severo per i suoi duecentottantamila sudditi, ma al tempo stesso più giusto, nel senso dell'assolutismo illuminato, oltre che un pastore più clemente, per non smentire il nome che portava. Metternich fu chiamato Klemens Wenzeslaus in onore di questo suo illustre padrino di battesimo, il quale intese rendere in tal modo onore ad un'antica famiglia che aveva servito principi elettori ecclesiastici e si era guadagnata non disprezzabili vantaggi dal sacro Romano Impero. I Metternich avevano preso il nome da un'omonima località non lontana da Weilerwist nel 1679, quand'erano stati insigniti del titolo di conti dell'Impero, al quale appartenevano immediatamente. Mediatamente appartenevano però alla Germania renana, miniatura del Sacrum Imperium. Nell'esercizio della signoria locale le famiglie come questa dei Metternich si alternavano, piccoli principi elettori, per così dire, che eleggevano il piccolo imperatore scegliendolo dalle proprie file. Di tanto in tanto uno di loro emergeva al vertice e nel frattempo si accontentavano di dignità più modeste e di prebende meno redditizie.
Quattro vescovi della casata dei Metternich erano diventati principi elettori, tre di Magonza - e quindi arcicancellieri della Germania - e uno di Treviri e quindi arcicancelliere della Borgogna. Il più illustre, dal quale ricevette il terzo nome il futuro cancelliere d'Austria, fu Lotario di Treviri, che allo scoppio della guerra dei Trent'anni s'insediò, nel nome dell'antica fede e del vecchio imperatore, nonché per il vantaggio della sua famiglia, nei feudi di Winneburg e di Beilstein sulla Mosella. E per la famiglia fece erigere l'imponente dimora sulla Munzplatz di Coblenza, la cosiddetta "Metternich Hof", dove il 15 maggio 1773 venne al mondo Klemens Wenzel Lothar.
Nell'annuncio comparso in "Wuchentliche Coblenzer Frag-und Anzeigungnachrichten" la priorità venne assegnata al padre, il "nobilissimo Franz Georg Carl von Metternich, Winneburg e Beilstein, conte del Sacro Romano Impero, signore a Konigswart, Sparkenburg, Naunheim, Reinhardstein e Pousseur, tesoriere ereditario dell'illustre arcivescovado di Magonza, tesoriere in carica della Sacra maestà romano-apostolica, ministro segreto di stato e vice primo maresciallo di Sua Altezza Serenissima il principe elettore di Treviri" eccetera eccetera. La sequela dei titoli si accordava con la statura del ventisettenne, al quale spettavano parecchi altri eccetera ancora, fino a farlo apparire, da quel dignitario e funzionario che era, dapprima del principe elettore ecclesiastico e in seguito dell'imperatore, addirittura l'incarnazione vivente del sacro Romano Impero stesso. Corpulento e flemmatico, formalistico e pesante, parrucca e sussiego. "Un vero signore d'antico stampo tedesco" lo definì il lungimirante cavaliere von Lang e avrebbe sbagliato di poco se al posto del "pesante" gli fosse sfuggito dalla penna un "ottuso".
Il pittore Johann Baptiste Pflug lo dipinse maestoso, incipriatissimo e accuratamente sbarbato, con un cospicuo naso rosso. Il franco della Mosella era devoto a Bacco, il gentiluomo dell'ancien régime a Venere. Neppure per chi era al servizio di un feudatario ecclesiastico queste propensioni rappresentavano un ostacolo alla carriera. La libertà di sbeffeggiare il vecchio Metternich, definendolo un "Cupido con la testa di Saturo, cui lo zefiro sussurra fra i riccioli grigi", fu riservata al consigliere di Stato russo e commediografo tedesco Kotzebue. Il conte dell'Impero si considerava un servitore di Giove e dei suoi luogotenenti romano-germanici, al quale spettava il duplice compito di contribuire al mantenimento dell'ordine e della legge nell'ambito dell'Impero e di provvedere alla conservazione dei propri privilegi e delle proprie prerogative personali. E vi provvedeva con una diligenza che trascendeva la capacità. Come diplomatico - inizialmente in qualità di ambasciatore a Vienna del principe vescovo di Treviri e più tardi come rappresentante imperiale presso i principi elettori renani - parlava troppo. E come ministro, dapprima nella sede episcopale di Coblenza e poi nell'austriaca Bruxelles, agiva troppo poco. Ebbe la mano felice, senz'altro la più felice della sua, nel 1771, con il matrimonio, e pare gli avesse dato una spinta Maria Teresa, la Mater Austriae che si atteggiava volentieri a pronuba e teneva d'occhio le famiglie che aveva concorso a formare. La contessa Maria Beatrix Aloisa von Kageneck era nata da un casato viennese tenuto in alta considerazione, originario di Breisgau nell'Austria anteriore. La bellezza e la grazia della sposa sedicenne erano manifeste; un po' meno palesi erano la sua scarsa modestia e l'ambizione, che tuttavia si sarebbero potute indovinare dal naso grande e un tantino troppo aguzzo.
Certo non poteva rilevarle il pretendente e il marito si rassegnò poi che fosse lei a comandare in casa, a brillare in società, a dire la sua tanto nelle questioni private quanto nelle questioni politiche. La cosa gli riusciva non soltanto comoda, ma anche utile. La contessa era capace di pensare con maggiore perspicacia, di discorrere con maggiore intelligenza, di agire con maggiore abilità e d'intrigare con maggiore astuzia. Perfino coloro che lei metteva nel sacco si sentivano lusingati d'essersi lasciati abbindolare da una donna così affascinante e le sue stesse malignità venivano succhiate come confetti, perché nei salotti si badava assai più all'involucro che al contenuto. Il loro era un matrimonio fra il barocco e il rococò. Qui il consorte, con la sua perenne gravità di personaggio importantissimo e di grande statista, che incuteva reverenza oppure suscitava la voglia di crepare dal ridere; e lì l'allegra, vivacissima sposa che piaceva a tutti per le sue uscite estemporanee e conquistava tutti con la sua impulsività. E tutti erano curiosi di vedere quali figli sarebbero nati da un simile connubio.
In cinque anni di figli ne nacquero quattro: nel 1772 Pauline, che prese più da padre che dalla madre; nel 1774 Josef, che dirazzò, visto che finì con l'accontentarsi di un impiego subalterno nella Cancelleria di Stato austriaca, nel 1777 Ludwig, che morì prima d'aver compiuto l'anno e, nel 1773, Klemens Wenzel Lothar, che riunì in sé l'aspetto e lo spirito materni e gli atteggiamenti paterni dettati dal rango, insieme con la tendenza a godersi i piaceri della vita, in un amalgama che finì con l'incidere nella storia. "Io mi figuro che fosse nato vestito d capo a piedi e che alla sua prima comparsa al mondo si fosse inchinato compitamente". Nathaniel Hawthorne scrisse queste parole parlando di George Washington, ma le avrebbe potuto scrivere anche per Klemens Metternich. Perché venne al mondo completo, per così dire, uomo fatto sin dalla nascita, aristocratico fino ai capelli per l'ascendenza familiare, perfetto gentiluomo secondo il modello del tempo, un personaggio di cui i suoi pari ben presto avrebbero detto che soltanto chi è vissuto così sa cosa significhi la dolcezza dell'esistenza.

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