| Da "Borges" di Gérard Genot, apparso su "Il castoro", 1974, La Nuova Italia |
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L'opera di Jorge Luis Borges, che è uno degli scrittori
più importanti
del nostro tempo, e forse, come pensano alcuni, il più importante, presenta
caratteri esterni singolari. Il numero dei suoi scritti è elevatissimo, ma ben
pochi superano una decina di pagine: sono poesie, saggi brevi, note su
vari argomenti (molte recensioni), racconti che spesso sembrano altre note
o recensioni, antologie, opere di compilazione erudita o pseudo-erudita,
opere in collaborazione. Questa vastissima produzione s'impernia in realtà
su un numero ristretto di preoccupazioni fondamentali e, anche se i riferimenti bibliografici sono vertiginosamente copiosi (e del resto praticamente incontrollabili e quindi paradossalmente incontrovertibili), si può
dire che i nomi di pochi autori tornano sempre sotto la penna di Borges,
come vedremo più tardi. Tentare una esposizione delle idee di Borges
risulterebbe del tutto illusorio, perché prima di tutto, data l'inestricabile ricchezza di temi e motivi che s'intrecciano in ogni pagina, e fa
sì che ognuna rimanda a tutte le altre, un commento diventerebbe anch'esso inestricabile ed inutile; d'altra parte, come vedremo, Borges procede per continue contraddizioni e demolizioni, e queste contraddizioni
rimangono generalmente irrisolte, o risolte in modo artificioso, sicché
il lettore non può appagarsene. Per queste ragioni, è probabile che il
miglior modo di accostarci ad un'opera così ricca sia di partire dai testi, più accessibili, come i racconti, ricorrendo di volta in volta, naturalmente, a quegli altri scritti che possano servire a chiarire le zone oscure
o troppo luminose dei racconti; così si potrà mostrare come anche una
recensione borgesiana sia un'opera creativa di finzioni e realtà nuove,
mentre i suoi racconti si accostano spesso all'andamento fondamentalmente ambiguo ed arbitrario, perplesso e dogmatico, della critica letteraria, e come tutti i «generi» praticati da Borges confluiscano in un
tipo tutto nuovo di scrittura, che precorre le esperienze più recenti e
baldanzose, indiscretamente propagandate delle varie «avanguardie», e
silenziosamente le ridimensiona e le supera.
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