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Scrivere significa, essenzialmente, saper mutuare talento, stile e tecnica in un prodotto fruibile dal grande pubblico.
Talento, stile e tecnica.
Sono questi gli ingredienti che, se abilmente mescolati e utilizzati nelle giuste proporzioni, possono portare uno scrittore a calcare il palcoscenico del successo.
Ma non sempre si tratta di tre discipline (e caratteristiche) che si possono apprendere con l’operosità e l’applicazione, anche se sopra a tutto vige una regola fondamentale, in grado di offrire la giusta opportunità a tutti: leggere. Leggere molto e il più diversificato possibile, in modo da sviluppare un senso critico nei confronti della scrittura che deve tornare utile al momento dell’espressione del pensiero.
Ma torniamo ai tre ingredienti principali della nostra ricetta e studiamoli con attenzione.
Il talento è una caratteristica peculiare di uno scrittore, che non può essere acquisita con la pratica, e che si sviluppa per un insieme di fattori difficilmente catalogabili. Così come è difficile riconoscere il vero talento in scrittori alle prime armi, che difettando clamorosamente di stile e tecnica non riescono a esprimere l’ecletticità del loro pensiero, altrimenti vibrante ed effervescente. Non esiste manuale che possa indicare a un apprendista scrittore il grado del suo talento, ma di certo apprendere le nozioni base della tecnica e dello stile, unitamente alle abbondanti letture, può essere un valido strumento per spalancare le porte delle proprie capacità letterarie.
Diventa importante, dunque, comprendere fino a quale grado di stile e di tecnica un autore è riuscito ad arrivare, o quali traguardi si prefigge.
Lo stile rappresenta l’espressione del proprio pensiero, la somma delle tecniche di cui un autore dispone e l’angolazione con cui la sua mente e la sua sensibilità in-quadrano le cose. Vi sono diversissimi tipi di stile, ognuno estremamente differente dall’altro, che in sintesi affluiscono nell’esposizione di molteplici modi d’intendere la vita, le emozioni che a essa si accompagnano, le storture caratteriali che definiscono l’estrema eterogeneità del pensiero umano.
Avere stile non significa necessariamente scrivere bene, bensì saper esprimere in modo personale e originale esperienze che sono patrimonio comune anche di al-tri, con un punto di vista non classificabile all’interno di schemi preordinati.
Un buon scrittore deve avere un buono stile, ovvero deve sapersi distinguere dal livello comune di espressività, e per fare questo è possibile crescere e arricchirsi attraverso una perfetta conoscenza della tecnica della scrittura che sappia attingere al talento di cui si dispone per convogliarlo entro binari di alta espressività estetica.
Si arriva dunque alla tecnica, terzo fattore cruciale della nostra equazione, che costituisce la calce con cui un autore professionista è in grado di cementare il suo pa-trimonio stilistico e il grado di talento che lo contraddistingue.
Tramite la tecnica è possibile migliorare il proprio stile, ed è possibile anche dare forma e omogeneità al proprio talento, emergendo dall’ordinarietà.
Ecco dunque che si giustifica ampiamente l’esistenza di manuali per la corretta scrittura e di prontuari quali questo che avete tra le mani, strumenti specifici per consentire allo scrittore di talento alle prime armi di mettere ordine nel caos della propria espressività e produrre opere di qualità in grado di farsi apprezzare dai lettori e dagli operatori del settore.
Vi sono regole precise per la stesura di un dattiloscritto, concezioni tipografie che è utile saper distinguere e riconoscere, multiformi diversificazioni della scrittura che devono rientrare in una visione globale di questa difficile arte, a partire dagli elementi cardine quali la grammatica e la sintassi, fino al traguardo di una perfetta revisione secondo i più dettagliati schemi della tecnica
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