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Chuck Palahniuk - "Fight Club"
Jim Uhls - "Fight Club"
Alla domanda:
"Dopo il successo di "Fight Club" scrive pensando a possibili finalizzazioni cinematografiche dei suoi romanzi?"
Palahniuk risponde:
"No, mai. Perché sono uno che crede veramente nei libri. Voglio fare qualcosa di mio per riavvicinare il pubblico alla lettura. Voglio che il mondo si accorga che è nata una nuova generazione di scrittori."
(Intervista di Stefano Pistolini - L'UNITA' - 15/11/2002)
Nonostante la potenza visiva del romanzo e la forte innovazione delle sue trame, tuttavia, è difficile catalogare la produzione di Palahniuk come la nascita di una nuova generazione di scrittori, bensì è più corretto pensare a una "rinascita", o meglio ancora a una "crescita"/"evoluzione" di qualcosa di antecedente. Palahniuk, infatti, incarna la crescita degli scrittori beat, e con lui le sue storie. Fight Club è una valida prova di questa tesi, sia nella rappresentazione cinematografica che nella versione cartacea.
Si pensi alla tecnica di scrittura del "cut-up", metodo con cui scrittori come William Bourroughs han prodotto gran parte della loro opera. Una storia veniva tagliata in più parti e ricomposta, per poi essere mischiata ancora fino ad ottenere l'effetto disorientante e incisivo che caratterizzava le pagine di quella schiera di autori che con le loro originalità e i loro esperimenti hanno lavorato a una vera e propria rivoluzione letteraria. Una volta compresa questa metodologia creativa è facile immaginare che Fight Club il Film e Fight Club il Libro siano frutto l'uno dell'altro. La carica visionaria della pagina è vivace generatrice della pellicola, il montaggio del film è la polpa sulle ossa scarnificate delle frasi ridondanti e martellanti del libro. Le capacità dello scrittore, la bravura dello sceneggiatore e del regista David Fincher, e l'unione delle due tecniche narrative danno luogo a una trama forte e innegabilmente figlia dei nostri anni.
La storia in breve: un giovane impiegato insonne, Jack (Edward Norton), affronta con fatica la tediosa successione dei giorni. Solo e alienato si rifugia in una serie di gruppi di sostegno per malati terminali. Finge di esser malato e si annulla nel dolore delle persone che incontra, riuscendo a far emergere il proprio disagio in lunghi pianti liberatori. La sua insonnia sembra giovarne, ma la situazione precipita nel momento in cui nella sua vita entra Marla Singer (Helena Bonham Carter). Altrettanto sola e disadattata, anche Marla prende parte ai gruppi di sostegno perchè, a suo dire, "costano meno del cinema, e il caffè è gratis", ma soprattutto sono l'unico luogo in cui la gente sembra ascoltarti veramente e non attendere il proprio turno per parlare. La presenza di un'altra persona falsa alle riunioni, disturba Jack che torna a soffrire della propria insonnia accompagnata al lavoro frenetico che lo vede costantemente in viaggio e solo. La storia cambia totalmente di rotta con la comparsa di Tyler Durden (Brad Pitt). Costui condurrà il protagonista in un'assurda successione di combattimenti, creando proseliti e movimenti reazionari. Nascono così i Fight Club: nuovi gruppi e nuovo modo di esprimere il proprio malessere. L'assurdo rapporto che lega il protagonista a Tyler diviene sempre più evidente, fino a rivelare una inaspettata realtà: Tyler Durden e Jack sono la stessa persona. La storia si conclude con il tentativo di frenare l'onda di anarchia violenta e ridimensionatrice scatenata da Tyler.
La frammentarietà degli eventi narrati nel libro e la natura distorta della storia, hanno condotto facilmente la sceneggiatura a differire leggermente dal libro (specialmente nel finale).
La prima grande differenza tra i due risiede nell'incontro tra Jack e il suo doppio. Nel libro avviene in una spiaggia. Jack ammira Tyler mentre dispone dei ceppi nella sabbia in modo da creare un'ombra, un'ombra a forma di mano che appare perfetta in un solo istante della giornata. "L'ombra di una mano gigante era perfetta per un solo minuto e per un minuto perfetto Tyler si era seduto nel palmo di una perfezione che lui stesso aveva creato". Aldilà della bellezza dell'immagine letteraria, l'incontro tra i due nel film si colloca in modo molto più azzeccato nel quadro psichedelico della storia. Sullo schermo, infatti, Jack e Tyler parlano per la prima volta in aereo e hanno una conversazione legittimata dalla frenesia e dallo stress che caratterizzano la vita di Jack. Hanno la stessa valigia (particolare simpatico da notare in una seconda visione) e preparano, con le loro battute sui volantini informativi a bordo degli aereoplani, una delle scene successive. La scena si inserisce facilmente in un contesto cinematografico in cui non ci si può permettere un dialogo o una scena che non fornisca informazioni e che in qualche modo non presupponga, con la sua presenza, la nascita di un'altra.
Altre diversità si manifestano in diversi punti della storia. Nel libro Marla viene presentata molto più approfonditamente ed ha ancora più problemi relazionali della Marla del film. Nonostante la sua mancanza di volontà nei confronti della vita, tiene al suo aspetto e questo costituisce il tramite per una scena che non è presente nel film. In un contesto decisamente visionario, Tyler suggerisce a Marla di conservare il grasso delle liposuzioni della madre per usarlo in un intervento al seno, la convince a portare il "ricavato" nella casa in cui lui e Jack utilizzeranno in realtà lo stesso grasso per creare le loro saponette. Nel film, la loro produzione è "sovvenzionata" dai saccheggi nelle cliniche di dimagrimento. Tyler e Jack recuperano grandi quantità di grasso gettato dalle cliniche e creano le loro saponette, rivendendo "alle donne ricche i loro culi flaccidi".
Tante altre differenze costellano la storia, ma sono, per gran parte, da attribuirsi alla sensazione di "cut-up" che ha dato origine al film. Molte frasi utilizzate in un contesto nel libro, vengono riprese e messe in bocca ad altri personaggi nel film, o legate ad altre situazioni.
Il libro riesce a mantenere costante la propria forza grazie ai capitoli serrati, ai continui cambiamenti della persona a cui viene raccontata la storia, delle volte direttamente al lettore, altre a una platea, altre ancora al personaggio chiave del capitolo, si pensi alle pagine in cui si parla di Marla per la prima volta o al capitolo dedicato a Raymond K. Hessel. Il film perde un po' di stile nell'ultima parte, subito dopo che Jack scopre la propria doppia identità. Un'iperbole distruttiva porta alla scena conclusiva in cui l'eroe si spara in viso rimanendo miracolosamente illeso e ammira, insieme alla sua dama, la maestosa caduta dei grattacieli che Tyler voleva abbattere. Un finale decisamente cinematografico/hollywoodiano che non porta nulla di nuovo allo spettatore se non la sensazione immediata di non aver visto il bel film a cui in realtà ha assistito.
Sulla carta, la storia, evita la scalata emotiva di rigore, e ci riserva una soluzione più accettabile: Jack conclude le sue ultime pagine da un manicomio, non spiega bene se si è sparato sul serio o meno. Afferma di aver ucciso Tyler, ma immediatamente dopo si dà del bugiardo.
Per concludere e bilanciare il giudizio, si può notare come la comparsa di Tyler nel film risulti incredibile e impercettibile a una prima distratta visione. Il personaggio interpretato da Brad Pitt, infatti, compare solo per un fotogramma per ben quattro volte prima di avere la sua prima vera inquadratura prolungata. Si insidia nelle menti dello spettatore, così come ha fatto nella personalità di Jack, un po' come le scene pornografiche che monta all'interno delle pellicole con cui lavora: "Nessuno sa di averlo visto, ma l'hanno visto", "più rapido del battito d'ali di un colibrì".
Nunzio Fiore
Nota biografica a cura della redazione:
Nunzio Fiore è nato nel 1977 a Milano, qui vive e lavora nel ramo informatico. Appassionato di letteratura, da Borges a Murakami Haruki, da Llosa, o Saramago alla letteratura classica, accosta la passione per le pagine scritte alle sceneggiature cinematografiche e, di conseguenza, al cinema. Dopo la pubblicazione di qualche racconto in alcune riviste e sul web, nel maggio 2003 ha pubblicato il suo primo romanzo dal titolo “Il figlio di Arianna” edito da Montedit. Ha un proprio sito Internet: www.nunziofiore.com .
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