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Arthur Schnitzler - "Doppio Sogno"
Stanley Kubrick - "Eyes Wide Shut"
"Odio che mi si chieda di spiegare come "funziona" il film, che cosa avevo in mente, e così via. [...] "Spiegarli" non ha senso, ha solo un superficiale significato "culturale" buono per i critici e gli insegnanti che devono guadagnarsi da
vivere".
(tratto da "Stanley Kubrick" di E. Ghezzi, ed. Il Castoro Cinema, 1995)
Le riprese di "Eyes Wide Shut" iniziarono nel 1996. Il film fu girato in
minuscole scene in modo che il solo Kubrick e pochi altri potessero ricostruire il montaggio corretto. Il regista morì il 7 Marzo 1999, lasciando a Spielberg il compito di completare il montaggio della sua ultima pellicola. Anche se non si conoscesse l'opera di
Kubrick, basterebbero la citazione iniziale di questa pagina e i pochi dati appena esposti per farsi un'idea piuttosto chiara della
complessità del film in questione.
La sceneggiatura è tratta da un romanzo del secolo precedente, Traumnovelle (Doppio Sogno) di Arthur
Schnitzler. La storia e' piuttosto fedele, ma differisce per quanto concerne spazio e tempo. Mentre il film è ambientato a New York, nell'America dell'epoca moderna, il libro è ambientato a Vienna durante i primi del novecento. Lo stesso Kubrick afferma che si tratta di "un libro difficile da descrivere -e quale buon libro non lo è?-. Esplora l'ambivalenza sessuale di un matrimonio felice e cerca di equiparare l'importanza dei sogni e degli ipotetici rapporti sessuali con la realtà. Tutta l'opera di Schnitzler è brillante dal punto di vista psicologico ed egli fu molto ammirato da
Freud".
Se, per quanto concerne il film, abbiamo a che fare con un genio complesso, a tratti imperscrutabile, il romanzo non e' da meno. In un centinaio pagine, l'autore riesce a farci immergere completamente nel flusso mentale del protagonista,
Fridolin. Assaporiamo la sua virilità offesa, la sua vanità, la sua dissennata fiducia nel denaro. Cominciamo il viaggio nella notte
più buia della vita del protagonista senza riuscire a distinguere il punto in cui, questo buio, riguarda la notte o la psiche del personaggio. Per qualche aspetto, il romanzo sembra ricalcare atmosfere affini de
"L'identità" di Kundera. Anche in quest'ultimo libro, infatti, una coppia vive la propria crisi silenziosa e attraversa un percorso spaventoso incontro alle proprie paure, scivolando delicatamente dal sogno alla
realtà e viceversa. Forse proprio la lettura di quest'altro romanzo può, a mio avviso, suggerire una chiave di interpretazione della novella di
Schnitzler. La differenza sostanziale sta nel fatto che l'autore di "Doppio Sogno" non fornisce nessuna indicazione sulla
probabilità che la storia sia onirica o meno. L'iperbole inconsueta delle vicende ci suggerisce questa
possibilità, ma nulla può essere detto in merito. Nemmeno il titolo del romanzo
può soccorrerci, in quanto e' una traduzione azzeccata ma non precisa del titolo che l'autore voleva
inizialmente dare al suo lavoro: "Doppelenovelle", e cioè "Doppia novella".
Schnitzler nasce nel 1862 e pubblica "Doppio Sogno" nel 1926. Non si può leggere questo libro senza pensare al periodo storico in cui e' venuto alla luce: la Vienna fertile e precoce della neonata psicoanalisi. Schnitlzer ne rimase affascinato, tanto che, solo due anni prima del romanzo di cui stiamo parlando, scrisse: "non è nuova la psicoanalisi, ma
Freud; così come non era nuova l'America, ma Colombo".
Seppur interessato agli studi di Freud e alla psicoanalisi, l'autore preferisce non indagare, a livello narrativo, sulle motivazioni del sogno o sul suo significato.
La trama in breve: una coppia di giovani belli e apparentemente felici, al ritorno da una festa in maschera, comincia a raccontarsi episodi (sognati e reali) che fino a quel momento non si erano mai detti. L'impatto delle confessioni sulla loro vita di coppia e' terribile e silenzioso, scava nelle loro menti e insinua il dubbio. Nel cuore della notte, il marito, giovane medico, è chiamato al capezzale di un morente. L’uomo esce e si avventura per le strade di una
città che diventa sempre più assurda. Durante questa notte (della ragione?), incontrerà quattro donne, diverse tra loro, con cui sfiorerà l’adulterio.
Arriverà a vivere strani attimi ad una festa privata per poi tornare a casa e cercare, insieme alla moglie, di ricomporre
ciò che tra loro si e' rotto.
Una volta comprese le menti che han lavorato alla storia di film e libro, arriviamo facilmente a concludere quanto sia irrilevante la trama rispetto a caratteristiche
più profonde dei personaggi. Per squartare i lembi esterni dei due protagonisti (e di una
realtà sociale), i due autori, sfruttano a pieno le potenzialità dei loro mezzi. Uno, con la fotografia, le luci, il pianto, i contrasti tra un mondo plastico di corpi orgiastici con
l'intimità sessuale di una coppia annoiata; l'altro con l'indagine psicologica nei pensieri dei personaggi, presentando un quadro nudo e spavaldo della natura umana. E' quasi violento specchiarsi nelle parole di
Schnitzler, così come è sorprendente ritrovarsi nello specchio in cui Kubrick riprende la vita quotidiana dei due
"innamorati".
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