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Joanne Harris
- "Chocolat"
Robert Nelson - "Chocolat"
Quando la censura implicita nel tentativo di accontentare ogni parte si insidia in un soggetto cinematografico ecco che il
più delle volte nasce una trama che in qualche
modo allontana il lettore dall'anima della storia principale. Così e' accaduto purtroppo nella sceneggiatura di "Chocolat", dove la
"scabrosità" di certi particolari è stata rielaborata a scapito della
profondità del libro.
Per questo motivo, sullo schermo, vedremo sostituirsi la figura di un bigotto e perbenista Conte di Reynaud, sindaco ed indiscussa autorità del luogo, a quella ben
più
credibile e caratterizzata del giovane prete Francis Reynaud del libro.
La storia nel libro viene raccontata a capitoli alterni fra Vianne Rocher (la provocante, misteriosa e intrigante pasticcera vagabonda) e padre Reynaud. La donna commette
il "peccato" di aprire la propria pasticceria proprio nel periodo pasquale, e questo va a cozzare con i digiuni e le privazioni cattoliche esasperate a cui Reynaud
sottopone sé stesso e i propri parrocchiani. Vianne si dimostra comprensiva all'inizio, ma dopo una serie di mal celati attacchi alla sua
attività e alla sua vita
privata, comincerà a vedere nella figura del prete il suo opposto e nemico di sempre, "l'Uomo Nero", che fin da bambina perseguitava lei e sua madre. Ma fino a questo
punto la storia non si discosta molto dalla sceneggiatura (a meno dei personaggi) e non dimostra
più spessore, rimanendo comunque legata alle sensazioni leggere che le
mille goderecce creazioni cioccolatose di Vianne ci propone pagina dopo pagina, inquadratura dopo inquadratura.
Proseguendo nel racconto però cominciamo a vedere la sofferenza del prete farsi strada, l'odio crescere e manifestarsi sempre
più platealmente, e veniamo a conoscenza
della presenza di un segreto nel suo passato. I due cominciano a prendere sempre
più corpo, molto più di quanto non ne posseggano realmente su pellicola. La loro psiche
viene elaborata e presentata attraverso il loro modo di parlare, i loro ricordi, le loro paure, il loro modo di confrontarsi sempre
più sottile.
Scopriremo che Vianne ha perso la madre durante le sue peregrinazioni in giro per il mondo, che non fa altro che emularla, che ricercarla nell'affetto della figlia, che
scappare dalle ossessioni con cui e' cresciuta. La madre divinatrice, da sempre legata ai tarocchi, alle predizioni, alle superstizioni. La madre rappresentata quasi
completamente dalla scatola che Vianne si porta sempre appresso, contenente appunto i suoi tarocchi, strumenti da cui Vianne tenta di fuggire, ma a cui torna spesso.
Nel frattempo la figura del prete si scontra contro i propri parrocchiani, contro il loro carattere debole di fronte alle tentazioni che la pasticcera presenta nelle sue
peccaminose vetrine. L'altro filone narrativo, la storia dei nomadi che viene a intrecciarsi con la trama principale, fa sa che il passato torni a tormentarlo.
Già una
volta i nomadi erano venuti a portare subbuglio nel paese, molto tempo prima, quando Reynaud era un ragazzino assoggettato al prete del tempo. Quel parroco a cui lui torna
ogni volta ora, nel presente, lamentandosi del proprio operato. Lo stesso parroco che lo aveva indotto a commettere un atto orribile, bruciando le case galleggianti dei
nomadi di allora, e che successivamente lo aveva tradito facendosi trovare vergognosamente avvinghiato con sua madre. E ora la storia dei nomadi porta di nuovo tutto alla
memoria, e viene a ripetersi, e qualcuno dovrà fare ciò che allora ha fatto il piccolo Francis.
Molte storie secondarie si intrecciano con questi fatti principali e, grossomodo vengono a rispecchiarsi anche nella sceneggiatura. La sensazione che si prova,
però, è come quella di trovarsi davanti a un bel dolce. I personaggi e i fatti del libro, diventano ingredienti e dosi abilmente amalgamati nel film. Alcune storie si confondono,
altre prendono più corpo, altre vengono ridotte, e così nasce "Chocolat", che tanto deve all'interpretazione degli attori,
più che alla storia in sé.
Un alone magico riveste la storia, divenendo più spesso e palpabile nel libro, e presentandosi
più blando nel film. Le predizioni della pagina scritta svaniscono sullo
schermo, presentandoci una storia nuova nel passato di Vianne. Qui sembra che la pasticcera abbia appreso il proprio mestiere dal padre farmacista e dalle scoperte che
costui ha fatto in america latina, dove ha conosciuto la sua giovane moglie vagabonda e da cui ha avuto inizio il loro continuo viaggiare.
Di per sé il film non e' malvagio, ma va preso così com'è, senza nessuna particolare pretesa, e come semplice rappresentazione del piacere attraverso il cibo. Riesce
bene nel proprio intento, così come ci riesce il libro, portandoci a smaniare per le mille trovate culinarie di Vianne e a sorridere per l'atteggiamento goloso degli
avventori della pasticceria.
Nunzio Fiore
Nota biografica a cura della redazione:
Nunzio Fiore è nato nel 1977 a Milano, qui vive e lavora nel ramo informatico. Appassionato di letteratura, da Borges a Murakami Haruki, da Llosa, o Saramago alla letteratura classica, accosta la passione per le pagine scritte alle sceneggiature cinematografiche e, di conseguenza, al cinema. Dopo la pubblicazione di qualche racconto in alcune riviste e sul web, nel maggio 2003 ha pubblicato il suo primo romanzo dal titolo “Il figlio di Arianna” edito da Montedit. Ha un proprio sito Internet: www.nunziofiore.com .
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