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Una storia può giungerci in mille forme, sta a noi distinguerle, apprezzarle, valutarle e comprenderle. Una chitarra non può essere considerata inferiore a un pianoforte limitando il nostro commento alla complessità del suono di uno rispetto all'altro. Esistono sinfonie che richiedono la più semplice melodia per essere suonate come l'autore desiderava, e altre che necessitano di un'intera orchestra. Volendo esagerare, chi può dirci che l'intuizione del compositore sia il modo migliore che il brano ha a disposizione per essere suonato? Senza addentrarmi oltre nel pericoloso labirinto delle metafore, credo di aver reso l'idea di come una storia andrebbe percepita nel momento in cui viene al mondo: un essere a
sé, con un'anima molteplice e mille modi di essere interpretata e vista, nessuno realmente preciso e tutti ugualmente validi.
Che la letteratura risulti migliore del cinema è un luogo comune dovuto alla longevità e alla maturità della prima rispetto alla seconda. Ma le storie con cui veniamo a contatto andrebbero prese nella loro intima essenza, comprese nel loro conflitto scatenante prima di cedere alla facile tentazione di stabilire quale espressione detenga lo scettro della sapienza. Un uomo che vive i propri giorni e conclude una serie di azioni determinanti sull'ambiente che lo circonda, andrebbe considerato e valutato sulla base delle proprie azioni e non su come queste ci vengono raccontate. Se, nel giudicare un libro o una pellicola che parlano di una stessa trama, diamo per scontato che uno dei due mezzi valga più dell'altro, rischiamo di trasformare i due canali di comunicazione in semplici forme di pettegolezzo sulla storia che ci viene propinata. Il mio umile invito nelle analisi condotte su questa rivista in precedenza e in quelle che verranno è appunto quello di non porsi come spettatori o lettori di una storia ma come imparziali osservatori di quest'ultima, evitando di cadere in giudizi morali o censori e scansando ogni pregiudizio dettato dalla fama del mezzo che ci trasmette la trama.
I due brevi brani che riporto ora sono un esempio lampante e qualificato di quanto trattato fino ad ora:
"La maggior parte di coloro che si sono occupati della questione cinema/letteratura ha considerato i due poli del rapporto come forme d'arte, degli ambiti espressivi. In questa prospettiva è naturale vedere sia un libro che un film come il luogo in cui un autore esprime la propria visione del mondo, la propria poetica, il proprio talento, a partire dagli strumenti che gli sono forniti e dalla maniera con cui egli si appropria di tali strumenti e, in qualche modo, li rinnova. Un libro e un film, in pratica, sarebbero la maniera con cui un autore porge al mondo dei significati. Di conseguenza, l'analisi del rapporto che si instaura fra un testo letterario e uno cinematografico sarebbe
l'analisi dei rispettivi significati che gli autori dei due testi hanno posto in essere,
nonché dei procedimenti da loro adottati all'interno dell'istruzione di riferimento: l'istituzione-letteratura (che ha un linguaggio, una storia, un repertorio, in altre parole è definita dalla sua tradizione) e l'istituzione-cinema, che si regge sui medesimi presupposti.
La cosa, naturalmente, è del tutto comprensibile se si tiene conto del fatto che il cinema ha dovuto scontare un lunghissimo periodo di anticamera prima di essere ammesso nel sistema delle arti con tutto ciò che questo comporta in termini di impatto sulla vita culturale dei luoghi in cui esso viene prima realizzato e quindi fruito. Possiamo dire, allora, che la maggior
parte degli studi e delle numerose analisi testuali comparative che sono state fatte ha questa specie di intenzione implicita: dimostrare che il film possiede la stessa dignità artistica e culturale del libro da cui è eventualmente tratto.
[...] Stiamo parlando del fatto che il cinema e la letteratura sono, oltre che delle arti, dei mezzi di comunicazione e per di più di massa. In questo è chiaramente possibile trovare un punto di contatto ma anche di differenza, nel senso che - proprio in quanto mezzo di comunicazione di massa - il cinema funziona ben diversamente dalla letteratura. Non a caso, da che esiste il primo, la morsa della censura come gli appetiti della propaganda si sono dedicati alla letteratura con molta minore attenzione. Sono certo esistiti i roghi dei libri, ma sempre dopo che ci si era premurati di verificare che l'intera produzione di film fosse saldamente sotto controllo."
da "Cinema e Letteratura" di Giacomo Minzoli, ed. Carocci, collana Le Bussole, Novembre 2003
"La storia delle trasposizioni cinematografiche da opere narrative non ha seguito una linea uniforme, dalle origini fino ai giorni nostri, occupando essa l'intera storia del cinema. Il più antico dei modelli cinematografici è stato infatti quello che potremmo definire all'incirca letterario, e se ne comprendono facilmente le ragioni. Nato con una vocazione sussidiaria, quando ancora non se ne era chiarita agli occhi stessi degli artefici la natura, il cinema vide nella divulgazione attraverso lo schermo di opere della letteratura - quelle che ovviamente godevano di maggiore popolarità - una duplice possibilità di affermazione, una volta esaurita la carica di curiosità del pubblico per i primi esempi di immagini in movimento; da un canto la sia pur relativa popolarità di alcuni romanzi assicurava alle ancora rudimentali trasposizioni (peraltro contratte in una durata che non ne avrebbe permesso un sia pur approssimativo ricalco, qualcosa di molto vicino, perciò, ai tableaux vivants) quella comprensibilità che altrimenti era compromessa dalle inevitabili lacune determinate dall'immaturità del suo linguaggio, ma da un altro canto il ricorso alla letteratura attraverso le sue opere più celebrate poteva fornire un alibi culturale a una forma di spettacolo verso cui il pubblico più colto guardava ancora con molta perplessità, come a un fenomeno pseudo-artistico non del tutto emancipato dalla sua oscura origine. I nomi dei grandi scrittori o autori teatrali dalle cui opere il cinema attingeva per i suoi film costituivano perciò un salvacondotto culturale, di cui spesso magari fruiva letteralmente senza alcun pedaggio quando a essere utilizzati erano testi lontani nel tempo."
da "Lettarario in 100 film" di Vito Attolini, MicroArts Edizioni, collana Le Mani, 1998
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