Da "Storia dell'editoria letteraria in Italia - 1945-2003" di Gian Carlo Ferretti, Einaudi 2004

Come e perché viene pubblicato un libro, in quella casa editrice e non in un'altra, con una scelta editoriale e intellettuale insieme. Come e perché viene prodotto in quella veste e in quella collana, in quella tiratura e con quel prezzo. Come e perché viene lanciato sul mercato in quel momento e in quel modo, tra pubblicità e servizio stampa. Come e perché ottiene quei risultati di stampa, di critica e di vendita. Sulla base poi di queste fasi e modalità decisionali, produttive e promozional-distributive, come e perché uno scrittore einaudiano può essere o non essere (apparire o non apparire) diverso da uno scrittore mondadoriano o rizzoliano o altro, e viceversa. Contribuendo o non contribuendo tutto questo alla elaborazione e realizzazione di una politica e di una immagine editoriale.
Il problema di fondo sotteso a queste domande, riferite all'editoria italiana del Novecento, è in sostanza quello della presenza o meno (e della presenza più o meno forte) di una coerente identità editorial-letteraria, che nasca dal rapporto consapevole tra l'editore, il suo progetto, i suoi funzionari e consulenti, i suoi redattori, la sua macchina, e che si realizzi nella sua politica d'autore, di collana e di prodotto, nelle sue edizioni e nei suoi autori, nel suo catalogo, nella sua politica di distribuzione e commercializzazione: arrivando con tutto questo a esprimersi anche nei suoi lettori. Con rapporti di reciproca e più o meno diretta influenza e conseguenza con questo o quello schieramento ideale, e in generale con il dibattito, la ricerca e la creatività diffusa. Un processo, naturalmente, che può avere una infinita serie di varianti, sia per il passaggio da una organizzazione pre/proto-industriale o artigianale a una fase industriale capitalistica avanzata, sia per le specificità che sempre distinguono nettamente un autore dall'altro, all'interno e al di là delle rispettive costanti.
Sono queste le linee ideali di un lavoro critico, che rappresenta il pieno sviluppo di ricerche e scritti iniziati dall'autore del presente libro negli anni cinquanta-sessanta, e pervenuti a una prima sintesi nel suo Mercato delle lettere, apparso nel 1979 tra non pochi contrasti. Un lavoro critico che nel realizzarsi ora in una storia organica, si propone altresì di portare un contributo nuovo (di risultati ma anche di problemi aperti e di ricerche da completare) nel settore degli studi sull'editoria in Italia. Un vero settore di tali studi in Italia si è costituito tra ritardi e carenze soltanto negli ultimi due decenni, ma appare oggi affollato da studiosi di varie discipline, storici, economisti, sociologi, italianisti, ecc., e caratterizzato da diverse direzioni di ricerca e di analisi, come la storia delle idee, la storia economica e imprenditoriale, le evoluzioni e fortune dei generi e sottogeneri, il ruolo del lettore, i problemi tecnico-amministrativi di gestione e di marketing, i movimenti del mercato, i rapporti tra libro e mass media, l'editoria elettronica, per indicarne qui solo alcune. Un settore che ha visto anche una vasta fioritura di istituzioni, cattedre, master, mostre, ecc.
Va detto altresì che sull'identità editorial-letteraria come tema di ricerca e di studio, hanno pesato sia le preoccupazioni per gli oggettivi pericoli di determinismo che vi sono connessi, sia i soggettivi pregiudizi e sospetti sulla liceità o possibilità di un rapporto tra letteratura, editoria e mercato, o tra testo, produzione e prodotto, fino all'accusa di lesa autonomia della letteratura stessa. Pericoli e pregiudizi che si possono dissolvere nel vivo di una ricerca quanto mai rivelatrice e utile. Analizzando una struttura editoriale come fabbrica produttiva e officina culturale insieme, in cui si incontrino o scontrino creatività e professionalità, ruoli intellettuali e aziendali. Impostazione nella quale l'autore di questo libro è stato aiutato anche dalla personale esperienza di giornalismo e di editoria, oltre che di critica letteraria.
Come criterio di valutazione perciò si è ritenuto utile ricorrere alla categoria della qualità, secondo una particolare accezione: categoria cioè nella quale le specificità letterarie dell'opera e le proprietà editoriali del prodotto, il valore testuale e la destinazione di mercato, e ancora le prospettive di crescita intellettuale e di carriera o fortuna, di produttività e di durata di un autore, tendono a confondersi in una pregnanza che può anche essere ambiguità. Un criterio comunque, che può funzionare sia a livello artistico sia a livello artigianale, nei confronti di un pubblico eli-tario o di massa. Ancora una volta ovviamente, con tutte le infinite varianti del caso.

 

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