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Come
e perché viene pubblicato un libro, in quella casa editrice e non in un'altra,
con una scelta editoriale e intellettuale insieme. Come e perché viene
prodotto in quella veste e in quella collana, in quella tiratura e con quel
prezzo. Come e perché viene lanciato sul mercato in quel momento e in quel
modo, tra pubblicità e servizio stampa. Come e perché ottiene quei risultati
di stampa, di critica e di vendita. Sulla base poi di queste fasi e modalità
decisionali, produttive e promozional-distributive, come e perché uno
scrittore einaudiano può essere o non essere (apparire o non apparire) diverso
da uno scrittore mondadoriano o rizzoliano o altro, e viceversa. Contribuendo o
non contribuendo tutto questo alla elaborazione e realizzazione di una politica
e di una immagine editoriale.
Il problema di fondo sotteso a queste domande, riferite all'editoria italiana
del Novecento, è in sostanza quello della presenza o meno (e della presenza più
o meno forte) di una coerente identità editorial-letteraria, che nasca dal
rapporto consapevole tra l'editore, il suo progetto, i suoi funzionari e
consulenti, i suoi redattori, la sua macchina, e che si realizzi nella
sua politica d'autore, di collana e di prodotto, nelle sue edizioni e
nei suoi autori, nel suo catalogo, nella sua politica di distribuzione e
commercializzazione: arrivando con tutto questo a esprimersi anche nei suoi
lettori. Con rapporti di reciproca e più o meno diretta influenza e
conseguenza con questo o quello schieramento ideale, e in generale con il
dibattito, la ricerca e la creatività diffusa. Un processo, naturalmente, che
può avere una infinita serie di varianti, sia per il passaggio da una
organizzazione pre/proto-industriale o artigianale a una fase industriale
capitalistica avanzata, sia per le specificità che sempre distinguono
nettamente un autore dall'altro, all'interno e al di là delle rispettive
costanti.
Sono queste le linee ideali di un lavoro critico, che rappresenta il pieno
sviluppo di ricerche e scritti iniziati dall'autore del presente libro negli
anni cinquanta-sessanta, e pervenuti a una prima sintesi nel suo Mercato
delle lettere, apparso nel 1979 tra non pochi contrasti. Un lavoro critico
che nel realizzarsi ora in una storia organica, si propone altresì di portare
un contributo nuovo (di risultati ma anche di problemi aperti e di ricerche da
completare) nel settore degli studi sull'editoria in Italia. Un vero settore di
tali studi in Italia si è costituito tra ritardi e carenze soltanto negli
ultimi due decenni, ma appare oggi affollato da studiosi di varie discipline,
storici, economisti, sociologi, italianisti, ecc., e caratterizzato da diverse
direzioni di ricerca e di analisi, come la storia delle idee, la storia
economica e imprenditoriale, le evoluzioni e fortune dei generi e sottogeneri,
il ruolo del lettore, i problemi tecnico-amministrativi di gestione e di
marketing, i movimenti del mercato, i rapporti tra libro e mass media,
l'editoria elettronica, per indicarne qui solo alcune. Un settore che ha visto
anche una vasta fioritura di istituzioni, cattedre, master, mostre, ecc.
Va detto altresì che sull'identità editorial-letteraria come tema di ricerca
e di studio, hanno pesato sia le preoccupazioni per gli oggettivi pericoli di
determinismo che vi sono connessi, sia i soggettivi pregiudizi e sospetti sulla
liceità o possibilità di un rapporto tra letteratura, editoria e mercato, o
tra testo, produzione e prodotto, fino all'accusa di lesa autonomia
della letteratura stessa. Pericoli e pregiudizi che si possono dissolvere nel
vivo di una ricerca quanto mai rivelatrice e utile. Analizzando una struttura
editoriale come fabbrica produttiva e officina culturale insieme,
in cui si incontrino o scontrino creatività e professionalità, ruoli
intellettuali e aziendali. Impostazione nella quale l'autore di questo libro è
stato aiutato anche dalla personale esperienza di giornalismo e di editoria,
oltre che di critica letteraria.
Come criterio di valutazione perciò si è ritenuto utile ricorrere alla
categoria della qualità, secondo una particolare accezione: categoria cioè
nella quale le specificità letterarie dell'opera e le proprietà editoriali
del prodotto, il valore testuale e la destinazione di mercato, e ancora le
prospettive di crescita intellettuale e di carriera o fortuna, di produttività
e di durata di un autore, tendono a confondersi in una pregnanza che può
anche essere ambiguità. Un criterio comunque, che può funzionare sia a
livello artistico sia a livello artigianale, nei confronti di un pubblico
eli-tario o di massa. Ancora una volta ovviamente, con tutte le infinite
varianti del caso.
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