da "Storia dei Longobardi" di Paolo Diacono, Rusconi Editore, 1970

 

…Audoino sposò Rodelinda, che gli diede quel valoroso Alboino di cui abbiamo già parlato. Morto Audoino, i Longobardi non esitarono ad eleggere all’unanimità Alboino, che fu così il loro decimo re. La fama del suo valore, del resto, si era sparsa dovunque e lo stesso re dei Franchi, Clotario, volle avere l’onore di dargli in sposa sua figlia Clotsuinda, da cui però nacque soltanto una bambina, Alpsuinda. Nel frattempo era morto il re dei Gepidi, Turisindo, e il suo successore Cuminondo, desideroso di vendicare le antiche offese, aveva rotto l’alleanza con i Longobardi, preferendo la guerra alla pace. Allora Alboino strinse un’alleanza perpetua con gli Avari, prima chiamati Unni e poi detti Avari dal nome di un loro re, e si accinse a combattere. Mentre i Gepidi incalzavano da ogni parte, gli Avari invasero il loro territorio, secondo gli accordi stretti con Alboino. A questa notizia Cunimondo, vedendosi assalito da ambedue le parti, si sentì perduto: tuttavia esortò i suoi uomini ad affrontare per primi i Longobardi, giacché solo dopo aver sconfitto costoro avrebbero potuto rivolgersi contro gli Avari e cacciarli dalla loro patria. Attaccò dunque battaglia con tutte le sue forze, ma alla fine venne sconfitto dai Longobardi, che fecero una tale strage dei Gepidi da lasciarne in vita uno solo perché andasse a riferire l’esito della guerra. In questa battaglia Alboino stesso uccise Cunimondo e con il suo cranio si fece una tazza per bere, del tipo chiamato scala in longobardo, e patera in latino. Fece inoltre prigioniera sua figlia Rosmunda, insieme con un gran numero di altre persone di età e sesso diverso; in seguito, essendogli morta Clotsuinda, la prese in sposa, e fu la sua rovina come si vedrà. Anche in questa occasione i Longobardi si arricchirono moltissimo con il bottino. Da allora i Gepidi non ebbero più re, e fra i pochi che scamparono alla guerra alcuni furono sottomessi dai longobardi, altri gemono tuttora sotto il duro giogo degli Avari che vivono nelle loro terre. LA fama di Alboino intanto si diffuse ovunque, perfino tra i Baionari e i Sassoni, e molti popoli di lingua germanica celebrarono nei loro poemi la sua generosità, la sua gloria, la sua abilità militare e il suo valore. Ancor oggi, tra l’altro, si narra che durante il suo regno furono fabbricate armi di tipo particolare.


La Historia langobardorum è uno dei rari documenti esistenti e unica nel suo genere, perché l’autore Paolo Diacono (Monaco benedettino nato intorno al 720 a Cividale) era un longobardo e conosceva direttamente le tradizioni e la storia del suo popolo.




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