"La nascita dell'Avanguardia" di Luciano De Maria, Marsilio, 1986

 

Marinetti ha inventato il prototipo dell'avanguardia storica, ha proposto un'ideologia e una prassi letteraria che serviranno da modello, o almeno da punto di riferimento, per gli altri movimenti. Dopo le oscillazioni dei primi tempi, Marinetti, per designare il futuro, abbandona il termine tradizionale di "scuola", e sceglie quello di "movimento". Non si tratta di una questione meramente terminologica. Il cubismo fu ancora una scuola pittorica: il futurismo, Dada e il surrealismo furono veri e propri movimenti d'avanguardia dotati di un'ideologia globale artistica ed extra artistica.
L'idea di gruppo è fondamentale: il futurismo e il surrealismo costituiscono due gruppi fondati sulla tendenziale affinità elettiva dei componenti. Il caso di dada è particolare: il movimento negativo, l'antitesi nella dialettica dell'avanguardia storica che futurismo, dadaismo e surrealismo, un po' astrattamente se vogliamo, rappresentano. Dada è formato da tanti "gruppuscoli" dislocati in vari luoghi (Zurigo, New York, Berlino, Parigi, Colonia), alcuni di questi uomini si spostano da una città all'altra, si trasferiscono, creano nuovi centri: sono i messaggeri della rivolta artistica.
Il gruppo si fonda come abbiamo visto sull'affinità elettiva dei componenti, affinità che si vuole intera, perché i movimenti travalicano l'arte e tendono ad immettersi nella sfera sociale. Quest'affinità intransigente, almeno in linea di principio intende reagire alla maniera in cui gli uomini stano bene nella società industriale. Si lavora insieme, si è compagni amici, ma si può anche non pensarla allo stesso odo nelle cose fondamentali. I futuristi, i dadaisti, i surrealisti, in modi diversi, si oppongono al principio di realtà e al principio di prestazione imperanti nella società contemporanea. Ci offrono il modello di una serietà ludica, in cui l'accento deve essere messo più sul serio o più sul ludico a seconda che si parli del futurismo e del surrealismo da una parte, o del dadaismo dall'altra.
Vari leit-motiv ideologici legano l'uno all'altro i tre movimenti di cui stiamo parlando. Cedo che sia indispensabile soffermarsi su di essi. Futurismo, dadaismo e surrealismo furono, sì, fucine tecniche, e di forme, catalizzatori di talenti individuali, cantieri di opere d'arte, non sempre, ma più di qualche volta rilevanti. Ma i tre movimenti d'avanguardia furono anche portatori di speciali "filosofie", fondatori di nuovi stati di sensibilità, e nel caso del futurismo e del surrealismo creatori di veri e propri "miti collettivi". Il comune denominatore ideologico può ritrovarsi nella volontà di essere antipassatisti, assolutamente moderni, non conformisti, nell'arte e nella vita. Quanto ala tradizione, se il futurismo, nella sua volontà feroce di far "tabula rasa", di essere assolutamente moderno, e di uccidere il padre, rinnega in blocco, in modo consapevolmente paradossale, la letteratura precedente da Omero a D'Anunzio, dada e il surrealismo saranno, sotto questo rispetto, meno brutali, più lucidi, più sfumati. Tzara, nei suoi scritti teorici e nelle sue note critiche si richiama a Rimbaud, a Lautréamont e a Jarry e sono nomi che passeranno gloriosamente nel pantheon surrealista. Ma Tzara ci mostra altri agganci. Più lontani, profondi, sotterranei: "Nous voulons continuer la tradition de l'art nègre, égyptien, byzantin, gothique et détruire en nous l'atavique sensibilité que nous a léguée la détestable époque qui suivut le quattrocento". E' l'ideale di un'arte cosmica, anonima, organica, che, sorprendentemente, ci presenta Tzara, con il corollario "umano", di un umanesimo elementare, verrebbe da dire, che consegue a questa concezione: "Travailler en commun, anonymement, à la grande cathédrale e la vie que nous préparons; niveler les instincts de l'homme qui, si l'on accentuait trop la personnalité, prendraient des proportions babyloniennes de méchanceté et de cynisme".
Breton nei manifesti ed in altri luoghi ha esibito più volte le ascendenze del su realismo : Novalis, Arnim, Hòlderlin, Nerval, Baudelaire, Rimbaud, Lautréamont: una grande, fiammeggiante "lignée", una tradizione romantica chiaramente delineata; quel romanticismo di cui il movimento surrealista si vuole, con immagine icastica, coda estrema, ma prensile. Al suo stadio supremo, l'avanguardia storica per bocca di Breton sancisce la fondamentale ascendenza romantica, che del resto per il futurismo aveva chiaramente additato anche Massimo Bontempelli. Ma torniamo ai leit-motiv ideologici. Fondamentalmente i tre movimenti tentano di battere in breccia la razionalità irrazionale della società capitalistica. Con l'appello alla follia, all'insensatezza, all'idiozia, all'inconscio, al sogno, con la ricerca di metodologie letterarie e artistiche non "logiche" e coerenti, l'avanguardia si oppone alla ragione pragmatistica del mondo borghese, di cui svela alla fine la fondamentale irrazionalità. La ricerca affannosa del nuovo s'inserisce in quest'operazione. Il nuovo artistico si oppone al sempre uguale delle merci, anche se assume, in una sorta d'identificazione con l'aggressione "i modi industriali di procedere che dominano in maniera crescente la produzione materiale della società". Nel nuovo sta la precarietà e la salvezza dell'arte moderna. Ma " dalla minacciosa categoria del nuovo - scrive Adorno nell' 'Estetica' - più forte dei suoi blocchi, dei suoi livellamenti, a volte delle sue sterilità, brilla sempre il raggio dell'allettante libertà".
Futurismo, dadaismo e surrealismo si oppongono all'arte tradizionale. Vogliono la poesia non la letteratura, ma una poesia che entri in cortocircuito con la vita: "Arte-azione", dice Marinetti; "comunione con la vita" riprende Tzara e Breton compendia per tutti "praticare la poesia"., dove l'accento va messo sul verbo. Tutti affermano furiosamente l'eteronomia dell'arte, ma al contempo teorizzano un'arte formalistica, antitradizionale, fondamentalmente tecnica, anche nel caso di Dada, che pure proclama il suo disprezzo per cubismo e futurismo, "accademie", "laboratori d'idee formali". In realtà, per quanto presente in modo frammentario, caotico, paradossale e volutamente contraddittorio, anche Dada allega una sua poetica e una sua tecnica particolari. La "spontaneità", l' "incoerenza", la "notazione immediata" costituiscono indicazioni di poetica e scrittura. E del resto nelle "Lampisteries" di Tzara non mancano spunti seri che contrastano con gli sberleffi dei manifesti: c'è un elemento "classico" in qualcuna di queste pagine, là dove s'invita l'artista alla "sobrietà", alla "purezza", alla "precisione". Gli artisti che hanno queste qualità "continuano la tradizione" dice Tzara e si stenterebbe a credere a questa formulazione se non si sapesse di che tradizione si tratta. Nelle "Lampisteries" si afferma perfino una sorta di momento etico del dadaismo e ne abbiamo fatto cenno anche prima. Non si tratta di correggere gli uomini "ma di metterli al loro posto, accanto agli altri elementi, così come sono, rendere gli uomini migliori". Un umanesimo, un'etica elementari; dall'apparente nichilismo morale e sociale sorgono i barlumi di una solidarietà dimessa, non retorica, viva.
Certo, nel futurismo e nel surrealismo è dato di scorgere un momento entusiastico, trionfalistico. Futurismo e surrealismo volevano rabbiosamente distruggere per ricostruire. Ascoltiamo Marinetti: "Siamo imprenditori di demolizioni, ma per ricostruire. Sgombriamo le macerie per poter andare avanti". Nel Dadaismo prevale il momento della demolizione, ma non bisogna prestare troppa fede acriticamente all'ottimismo del futurismo e del surrealismo. Per quanto riguarda Marinetti occorre notare che parlò di "ottimismo artificiale", un ottimismo della volontà, soprattutto, che in Marinetti sorgeva su un fondamentale pessimismo di fondo.


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