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Marinetti
ha inventato il prototipo dell'avanguardia storica, ha proposto
un'ideologia e una prassi letteraria che serviranno da modello, o almeno
da punto di riferimento, per gli altri movimenti. Dopo le oscillazioni dei
primi tempi, Marinetti, per designare il futuro, abbandona il termine
tradizionale di "scuola", e sceglie quello di "movimento". Non si tratta
di una questione meramente terminologica. Il cubismo fu ancora una scuola
pittorica: il futurismo, Dada e il surrealismo furono veri e propri
movimenti d'avanguardia dotati di un'ideologia globale artistica ed extra
artistica. L'idea di gruppo è fondamentale: il futurismo e il
surrealismo costituiscono due gruppi fondati sulla tendenziale affinità
elettiva dei componenti. Il caso di dada è particolare: il movimento
negativo, l'antitesi nella dialettica dell'avanguardia storica che
futurismo, dadaismo e surrealismo, un po' astrattamente se vogliamo,
rappresentano. Dada è formato da tanti "gruppuscoli" dislocati in vari
luoghi (Zurigo, New York, Berlino, Parigi, Colonia), alcuni di questi
uomini si spostano da una città all'altra, si trasferiscono, creano nuovi
centri: sono i messaggeri della rivolta artistica. Il gruppo si fonda
come abbiamo visto sull'affinità elettiva dei componenti, affinità che si
vuole intera, perché i movimenti travalicano l'arte e tendono ad
immettersi nella sfera sociale. Quest'affinità intransigente, almeno in
linea di principio intende reagire alla maniera in cui gli uomini stano
bene nella società industriale. Si lavora insieme, si è compagni amici, ma
si può anche non pensarla allo stesso odo nelle cose fondamentali. I
futuristi, i dadaisti, i surrealisti, in modi diversi, si oppongono al
principio di realtà e al principio di prestazione imperanti nella società
contemporanea. Ci offrono il modello di una serietà ludica, in cui
l'accento deve essere messo più sul serio o più sul ludico a seconda che
si parli del futurismo e del surrealismo da una parte, o del dadaismo
dall'altra. Vari leit-motiv ideologici legano l'uno all'altro i tre
movimenti di cui stiamo parlando. Cedo che sia indispensabile soffermarsi
su di essi. Futurismo, dadaismo e surrealismo furono, sì, fucine tecniche,
e di forme, catalizzatori di talenti individuali, cantieri di opere
d'arte, non sempre, ma più di qualche volta rilevanti. Ma i tre movimenti
d'avanguardia furono anche portatori di speciali "filosofie", fondatori di
nuovi stati di sensibilità, e nel caso del futurismo e del surrealismo
creatori di veri e propri "miti collettivi". Il comune denominatore
ideologico può ritrovarsi nella volontà di essere antipassatisti,
assolutamente moderni, non conformisti, nell'arte e nella vita. Quanto ala
tradizione, se il futurismo, nella sua volontà feroce di far "tabula
rasa", di essere assolutamente moderno, e di uccidere il padre, rinnega in
blocco, in modo consapevolmente paradossale, la letteratura precedente da
Omero a D'Anunzio, dada e il surrealismo saranno, sotto questo rispetto,
meno brutali, più lucidi, più sfumati. Tzara, nei suoi scritti teorici e
nelle sue note critiche si richiama a Rimbaud, a Lautréamont e a Jarry e
sono nomi che passeranno gloriosamente nel pantheon surrealista. Ma Tzara
ci mostra altri agganci. Più lontani, profondi, sotterranei: "Nous voulons
continuer la tradition de l'art nègre, égyptien, byzantin, gothique et
détruire en nous l'atavique sensibilité que nous a léguée la détestable
époque qui suivut le quattrocento". E' l'ideale di un'arte cosmica,
anonima, organica, che, sorprendentemente, ci presenta Tzara, con il
corollario "umano", di un umanesimo elementare, verrebbe da dire, che
consegue a questa concezione: "Travailler en commun, anonymement, à la
grande cathédrale e la vie que nous préparons; niveler les instincts de
l'homme qui, si l'on accentuait trop la personnalité, prendraient des
proportions babyloniennes de méchanceté et de cynisme". Breton nei
manifesti ed in altri luoghi ha esibito più volte le ascendenze del su
realismo : Novalis, Arnim, Hòlderlin, Nerval, Baudelaire, Rimbaud,
Lautréamont: una grande, fiammeggiante "lignée", una tradizione romantica
chiaramente delineata; quel romanticismo di cui il movimento surrealista
si vuole, con immagine icastica, coda estrema, ma prensile. Al suo stadio
supremo, l'avanguardia storica per bocca di Breton sancisce la
fondamentale ascendenza romantica, che del resto per il futurismo aveva
chiaramente additato anche Massimo Bontempelli. Ma torniamo ai leit-motiv
ideologici. Fondamentalmente i tre movimenti tentano di battere in breccia
la razionalità irrazionale della società capitalistica. Con l'appello alla
follia, all'insensatezza, all'idiozia, all'inconscio, al sogno, con la
ricerca di metodologie letterarie e artistiche non "logiche" e coerenti,
l'avanguardia si oppone alla ragione pragmatistica del mondo borghese, di
cui svela alla fine la fondamentale irrazionalità. La ricerca affannosa
del nuovo s'inserisce in quest'operazione. Il nuovo artistico si oppone al
sempre uguale delle merci, anche se assume, in una sorta d'identificazione
con l'aggressione "i modi industriali di procedere che dominano in maniera
crescente la produzione materiale della società". Nel nuovo sta la
precarietà e la salvezza dell'arte moderna. Ma " dalla minacciosa
categoria del nuovo - scrive Adorno nell' 'Estetica' - più forte dei suoi
blocchi, dei suoi livellamenti, a volte delle sue sterilità, brilla sempre
il raggio dell'allettante libertà". Futurismo, dadaismo e surrealismo
si oppongono all'arte tradizionale. Vogliono la poesia non la letteratura,
ma una poesia che entri in cortocircuito con la vita: "Arte-azione", dice
Marinetti; "comunione con la vita" riprende Tzara e Breton compendia per
tutti "praticare la poesia"., dove l'accento va messo sul verbo. Tutti
affermano furiosamente l'eteronomia dell'arte, ma al contempo teorizzano
un'arte formalistica, antitradizionale, fondamentalmente tecnica, anche
nel caso di Dada, che pure proclama il suo disprezzo per cubismo e
futurismo, "accademie", "laboratori d'idee formali". In realtà, per quanto
presente in modo frammentario, caotico, paradossale e volutamente
contraddittorio, anche Dada allega una sua poetica e una sua tecnica
particolari. La "spontaneità", l' "incoerenza", la "notazione immediata"
costituiscono indicazioni di poetica e scrittura. E del resto nelle
"Lampisteries" di Tzara non mancano spunti seri che contrastano con gli
sberleffi dei manifesti: c'è un elemento "classico" in qualcuna di queste
pagine, là dove s'invita l'artista alla "sobrietà", alla "purezza", alla
"precisione". Gli artisti che hanno queste qualità "continuano la
tradizione" dice Tzara e si stenterebbe a credere a questa formulazione se
non si sapesse di che tradizione si tratta. Nelle "Lampisteries" si
afferma perfino una sorta di momento etico del dadaismo e ne abbiamo fatto
cenno anche prima. Non si tratta di correggere gli uomini "ma di metterli
al loro posto, accanto agli altri elementi, così come sono, rendere gli
uomini migliori". Un umanesimo, un'etica elementari; dall'apparente
nichilismo morale e sociale sorgono i barlumi di una solidarietà dimessa,
non retorica, viva. Certo, nel futurismo e nel surrealismo è dato di
scorgere un momento entusiastico, trionfalistico. Futurismo e surrealismo
volevano rabbiosamente distruggere per ricostruire. Ascoltiamo Marinetti:
"Siamo imprenditori di demolizioni, ma per ricostruire. Sgombriamo le
macerie per poter andare avanti". Nel Dadaismo prevale il momento della
demolizione, ma non bisogna prestare troppa fede acriticamente
all'ottimismo del futurismo e del surrealismo. Per quanto riguarda
Marinetti occorre notare che parlò di "ottimismo artificiale", un
ottimismo della volontà, soprattutto, che in Marinetti sorgeva su un
fondamentale pessimismo di fondo. |