"Quando la letteratura non fa audiénce" di Ernest Cohen, 2005

 

In un articolo pubblicato di recente su 'Le Monde' di Parigi che commentava una biografia di Philippe Cohen dedicata a Bernard-Henri Lévy, era riportata una frase attribuita al presentatore televisivo, nonché critico letterario, Guillaume Durand. Ecco il passo che ha suscitato tante critiche: "Abituiamoci a guardare il libro in filigrana; a percepire il messaggio che esso lancia e che contiene. Non fermiamoci unicamente alla "prima" lettura. Facciamo un esempio: i libri che presentiamo nelle nostre varie trasmissioni televisive e che puntualmente sono proposti dalle singole commissioni delle nostre redazioni giornalistiche, altro non sono che il prodotto dell'Industria della Cultura. Essa (cioè l'Industria della Cultura, n.d.r.) è riuscita a trasformare una persona come Beigbeder, in scrittore. In altre parole in un prodotto di laboratorio che è stato enfatizzato dalla televisione e poi ripreso dai mass-media e le sue opere trasformate in best seller. Ma dietro non c'è davvero niente."
La frase, poi, è stata pronunciata (quasi identica, anche se non sono state usate le stesse parole) nel programma andato in onda in Francia nelle passate settimane dal titolo "La Città Universitaria", condotta sempre da lui. In un primo momento è passata inosservata. Poi, a poco a poco, il congegno ad orologeria innescato ad arte ha fatto esplodere la bomba, come ci si attendeva. Il resto è cronaca di questi giorni.
La sua è stata la denuncia della Letteratura spettacolo: quella la cui notorietà di un determinato autore si deve imputare più ad un'arte consumata della comunicazione che al talento letterario del soggetto. Dove si era visto, nelle ultime settimane, Beigbeder? Era passato da uno spettacolo televisivo all'altro. Sempre nella fascia d'orario in cui l'audience degli spettatori è tra i più alti in Francia. L'effetto era, dunque, scontato: l'autore di lì a poco sarebbe diventato un caso letterario bell'e buono. Eppure, la sera nella quale era andato in onda l trasmissione suddetta, non ci fu purtroppo nessuno fra gli invitati che si sia alzato ed abbia preso la parola, per fare osservare a Guillaume Durand che stava parlando di un'opera che promoveva solo falsi valori. Nulla di più. Nessuno che abbia avuto il coraggio di dichiarare che il Re era Nudo. Nei palinsesti televisivi, impunità chiama impunità e trascina con sé nel suo gorgo opinioni sempre più insensate: l'effetto è che le dichiarazioni menzognere si susseguono impudicamente le une dietro alle altre, senza che non si alzi nessun Mentore che ponga fine ad un simile spettacolo davvero poco edificante, soprattutto per i giovani.
Ma a questo punto è lecita la domanda: la Letteratura, quella vera, dove si annida? Dove abita? Dove si nasconde, se si dà la priorità a queste spettacoli di massa senza che non ci sia niente che riesca a far fronte ad una simile moda? Oggi, forse, si è in grado di riconoscere il "vero" scrittore da chi invece vende e propina solo patacche? Perché, allora, prendersela con l'animatore che si ritiene (sbagliata o no l'opinione) che sia a servizio del mondo della pubblicità dell'Industria delle Case Editrici? "Sic transit gloria mundi", questa è la legge della modernità, alla quale siamo costretti a sottostare. Non è forse vero che le scelte di programmazione delle redazioni giornalistiche della televisione francese non sono il riflesso della creazione letteraria ma del valore commerciale dei libri e del peso mediatico dei loro autori? Ne sono una prova gli ospiti della trasmissione del conduttore Durand che sono tutti proposti dal mercato del libro e non dal valore intrinseco delle loro stesse opere. Chi passa allora davanti alle telecamere della nostra televisione di Stato? Chi è invitato? Chi è invece l'escluso? L'elenco è lungo, o meglio gli elenchi sono fitti di nomi. Gli ospiti che si pongono sotto i riflettori delle telecamere altri non sono che autori di cui "tutti parlano". Dipendono, principalmente, dalle campagne di promozione delle case d'edizione. A chi porta guadagno questa tirannia commerciale? Agli autori prevalsi o popolari, ai romanzieri che tirano il loro riconoscimento dell'onda profumo di scandalo di cui spruzzano i loro libri, alle personalità del mondo politico o dell'universo dello spettacolo, il cui solo nome stampato è un impegno di successo editoriale. E fino agli attori di fatti diversi, che tentano di trarre un vantaggio dalla loro notorietà improvvisa, vendendo il resoconto della loro esistenza. Ma a chi può interessare tutto questo?
Ciò che non porrebbe alcun problema in una trasmissione d'intrattenimento diventa un ostacolo maggiore per uno scrittore che si dice letterario, anche se, per prudenza forse, il presentatore Durand ha scelto per sottotitolo del suo programma "La rivista dello scritto". Non si potrà così accusarlo di pubblicità menzognera, poiché tutti scrivono, perché chiunque lo voglia riesce a pubblicare. Alla "Città Universitaria", Durand è il loro complice. Uomo di televisione - qual è - ricettivo alla moda del tempo o vittima della pressione dell'udienza, ha compreso tutto il significato che poteva avere l'arrivo di queste "teste di gondole". Se i loro libri sono suscettibili di gonfiare le vendite delle case d'edizione, è perché non riuscirebbero altrimenti ad incrementare l'audience.
E la Letteratura in tutto questo? "La faccia gloriosa dell'iceberg, cioè la Letteratura, ma quella vera, è sempre più nascosta", risponde Durand, in una recente intervista data a "France Soir". Gli autori ed intellettuali sono gli abbonati assenti. Al filosofo si preferisce ormai il saggista, al poeta il cantante, allo storico il giornalista, ed al romanziere il pubblicitario. Il "mezzo", questo piccolo mondo politico-mediatico, ha avuto la pelle dell'autore, e sulla sua tomba ha aperto il negozio. Fa commercio dei suoi libri. I ministri, giornalisti, gente di televisione e redattori di slogan pubblicitari, qualsiasi esperto in comunicazione, prosperano a "Città Universitaria". L'inventario è edificante. Da settembre, si sono visto ex ministri, vari deputati, ministri in carica a volontà, e fino ad un nazionalista corso. Ed anche, un relatore di JT, animatori di trasmissioni del servizio pubblico, il direttore dei programmi della catena, un direttore delle pagine culturali di un settimanale, degli editorialisti ed anche dei cronisti esperti in gastronomia! Sempre gli stessi. Ogni giorno le medesime face. Ma la Letteratura -dico- quella vera, dov'è?


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