|
In
un articolo pubblicato di recente su 'Le Monde' di Parigi che commentava
una biografia di Philippe Cohen dedicata a Bernard-Henri Lévy, era
riportata una frase attribuita al presentatore televisivo, nonché critico
letterario, Guillaume Durand. Ecco il passo che ha suscitato tante
critiche: "Abituiamoci a guardare il libro in filigrana; a percepire il
messaggio che esso lancia e che contiene. Non fermiamoci unicamente alla
"prima" lettura. Facciamo un esempio: i libri che presentiamo nelle nostre
varie trasmissioni televisive e che puntualmente sono proposti dalle
singole commissioni delle nostre redazioni giornalistiche, altro non sono
che il prodotto dell'Industria della Cultura. Essa (cioè l'Industria della
Cultura, n.d.r.) è riuscita a trasformare una persona come Beigbeder, in
scrittore. In altre parole in un prodotto di laboratorio che è stato
enfatizzato dalla televisione e poi ripreso dai mass-media e le sue opere
trasformate in best seller. Ma dietro non c'è davvero niente." La
frase, poi, è stata pronunciata (quasi identica, anche se non sono state
usate le stesse parole) nel programma andato in onda in Francia nelle
passate settimane dal titolo "La Città Universitaria", condotta sempre da
lui. In un primo momento è passata inosservata. Poi, a poco a poco, il
congegno ad orologeria innescato ad arte ha fatto esplodere la bomba, come
ci si attendeva. Il resto è cronaca di questi giorni. La sua è stata la
denuncia della Letteratura spettacolo: quella la cui notorietà di un
determinato autore si deve imputare più ad un'arte consumata della
comunicazione che al talento letterario del soggetto. Dove si era visto,
nelle ultime settimane, Beigbeder? Era passato da uno spettacolo
televisivo all'altro. Sempre nella fascia d'orario in cui l'audience degli
spettatori è tra i più alti in Francia. L'effetto era, dunque, scontato:
l'autore di lì a poco sarebbe diventato un caso letterario bell'e buono.
Eppure, la sera nella quale era andato in onda l trasmissione suddetta,
non ci fu purtroppo nessuno fra gli invitati che si sia alzato ed abbia
preso la parola, per fare osservare a Guillaume Durand che stava parlando
di un'opera che promoveva solo falsi valori. Nulla di più. Nessuno che
abbia avuto il coraggio di dichiarare che il Re era Nudo. Nei palinsesti
televisivi, impunità chiama impunità e trascina con sé nel suo gorgo
opinioni sempre più insensate: l'effetto è che le dichiarazioni menzognere
si susseguono impudicamente le une dietro alle altre, senza che non si
alzi nessun Mentore che ponga fine ad un simile spettacolo davvero poco
edificante, soprattutto per i giovani. Ma a questo punto è lecita la
domanda: la Letteratura, quella vera, dove si annida? Dove abita? Dove si
nasconde, se si dà la priorità a queste spettacoli di massa senza che non
ci sia niente che riesca a far fronte ad una simile moda? Oggi, forse, si
è in grado di riconoscere il "vero" scrittore da chi invece vende e
propina solo patacche? Perché, allora, prendersela con l'animatore che si
ritiene (sbagliata o no l'opinione) che sia a servizio del mondo della
pubblicità dell'Industria delle Case Editrici? "Sic transit gloria mundi",
questa è la legge della modernità, alla quale siamo costretti a
sottostare. Non è forse vero che le scelte di programmazione delle
redazioni giornalistiche della televisione francese non sono il riflesso
della creazione letteraria ma del valore commerciale dei libri e del peso
mediatico dei loro autori? Ne sono una prova gli ospiti della trasmissione
del conduttore Durand che sono tutti proposti dal mercato del libro e non
dal valore intrinseco delle loro stesse opere. Chi passa allora davanti
alle telecamere della nostra televisione di Stato? Chi è invitato? Chi è
invece l'escluso? L'elenco è lungo, o meglio gli elenchi sono fitti di
nomi. Gli ospiti che si pongono sotto i riflettori delle telecamere altri
non sono che autori di cui "tutti parlano". Dipendono, principalmente,
dalle campagne di promozione delle case d'edizione. A chi porta guadagno
questa tirannia commerciale? Agli autori prevalsi o popolari, ai
romanzieri che tirano il loro riconoscimento dell'onda profumo di scandalo
di cui spruzzano i loro libri, alle personalità del mondo politico o
dell'universo dello spettacolo, il cui solo nome stampato è un impegno di
successo editoriale. E fino agli attori di fatti diversi, che tentano di
trarre un vantaggio dalla loro notorietà improvvisa, vendendo il resoconto
della loro esistenza. Ma a chi può interessare tutto questo? Ciò che
non porrebbe alcun problema in una trasmissione d'intrattenimento diventa
un ostacolo maggiore per uno scrittore che si dice letterario, anche se,
per prudenza forse, il presentatore Durand ha scelto per sottotitolo del
suo programma "La rivista dello scritto". Non si potrà così accusarlo di
pubblicità menzognera, poiché tutti scrivono, perché chiunque lo voglia
riesce a pubblicare. Alla "Città Universitaria", Durand è il loro
complice. Uomo di televisione - qual è - ricettivo alla moda del tempo o
vittima della pressione dell'udienza, ha compreso tutto il significato che
poteva avere l'arrivo di queste "teste di gondole". Se i loro libri sono
suscettibili di gonfiare le vendite delle case d'edizione, è perché non
riuscirebbero altrimenti ad incrementare l'audience. E la Letteratura
in tutto questo? "La faccia gloriosa dell'iceberg, cioè la Letteratura, ma
quella vera, è sempre più nascosta", risponde Durand, in una recente
intervista data a "France Soir". Gli autori ed intellettuali sono gli
abbonati assenti. Al filosofo si preferisce ormai il saggista, al poeta il
cantante, allo storico il giornalista, ed al romanziere il pubblicitario.
Il "mezzo", questo piccolo mondo politico-mediatico, ha avuto la pelle
dell'autore, e sulla sua tomba ha aperto il negozio. Fa commercio dei suoi
libri. I ministri, giornalisti, gente di televisione e redattori di slogan
pubblicitari, qualsiasi esperto in comunicazione, prosperano a "Città
Universitaria". L'inventario è edificante. Da settembre, si sono visto ex
ministri, vari deputati, ministri in carica a volontà, e fino ad un
nazionalista corso. Ed anche, un relatore di JT, animatori di trasmissioni
del servizio pubblico, il direttore dei programmi della catena, un
direttore delle pagine culturali di un settimanale, degli editorialisti ed
anche dei cronisti esperti in gastronomia! Sempre gli stessi. Ogni giorno
le medesime face. Ma la Letteratura -dico- quella vera, dov'è? |