"Come combattere il cancro e salvare la terra" di Marco Chierici

    

Non ho nessun titolo per pretendere la vostra attenzione, ma vi chiedo ugualmente pochissimi minuti del vostro tempo per prendere in considerazione ciò che all’istante vi sembrerà un ammasso di cose banali; invierò questa lettera a quanta più gente potrò, perché ogni santo giorno migliaia di persone muoiono di cancro; anche tanti bambini muoiono di cancro (e non inspiegabilmente come si pensa o perché era destino). Ormai in ogni famiglia si registrano casi di cancro con una frequenza sempre più preoccupante e ad un ritmo incessante, irrefrenabile. Scriverò a molti uomini politici, presidenti, governatori, assessori, personaggi dello spettacolo, dei giornali e delle televisioni, sarò instancabile. Il mio sarà l’urlo di un bambino malato di cancro, perché tutti lo possano sentire. Vorrei in qualche modo contribuire per ripulire il mondo da tutte le schifezze che lo stanno uccidendo. Io quasi non ricordo più di quando ero bambino, ma in qualche momento di particolare lucidità, mi rendo conto che il mondo è giusto come lo immaginano i bambini, come lo vedono, come lo sognano . Noi adulti abbiamo perduto ogni senso logico, ci comportiamo come se la nostra vita non dovesse terminare mai. Le ingenue domande dei bambini sulle guerre, sulla cattiveria, sull’odio, sull’inquinamento, non trovano risposta. L’unica risposta è che abbiamo perso la ragione! Provate a spiegare ai vostri figli perché i fiumi sono inquinati, perché non è più consigliabile bere l’acqua dai rubinetti di casa, perché l’aria è talmente irrespirabile da costringere (inutilmente) le persone a viaggiare a targhe alterne, perché ingeriamo ogni giorno conservanti, coloranti e altre porcherie, perché la carne una volta sul fuoco si restringe come un indumento sintetico, perché gli alberi nelle città si ammalano, perché rischiamo la vita abitando vicino alle centrali nucleari, perché vecchi riscaldamenti a gasolio anneriscono il cielo, perché la gente fuma tante sigarette anche se fanno male, perché i forni inceneritori bruciano plastica, perché c’è il buco nell’ozono, perché le stagioni non hanno più un senso logico, perché non nevica quasi più, perché alcune razze di animali sono in estinzione, perché qualcuno continua a rovesciare in mare intere petroliere, perché, perché, perché?! Potrei proseguire per ore, potrei insistere per pagine, per ricordare all’uomo lucido che il mondo era la nostra casa, la terra era insieme alla vita il più grande dono che Dio ci ha fatto. Noi stiamo distruggendo tutto! Noi sottovalutiamo la sacralità della terra. La limpidezza dell’acqua dei ruscelli, dei laghi, dei mari, dei fiumi, aveva un senso; la natura stessa ha un senso; i nostri nonni potevano dissetarsi con l’acqua dei torrenti, potevano tuffarsi dove volevano senza alcun timore, i loro padri ancora di più. Spesso i nostri figli non comprendono il nostro modo di pensare e di agire, e ne hanno tutte le ragioni. Nel 1854, quando i bianchi d’America volevano le terre degli indiani, questi cercarono di difendersi soprattutto con la ragione e la SAGGEZZA, ed è proprio in una lettera dell’epoca che il capo indiano disse: “L’avidità dell’uomo bianco divorerà la terra e lascerà dietro a sé solo il deserto. Io non so, i nostri modi di pensare sono così diversi dai vostri. La vista delle vostre città fa male agli occhi, non c’è luogo tranquillo per ascoltare l’aprirsi delle foglie in primavera o il fruscio delle ali di un insetto. Tutto quel fracasso è un fastidio alle orecchie. Come si può chiamare vita se non si riescono ad ascoltare le discussioni delle rane di notte attorno ad uno stagno?” Questo ed altro ancora è stato scritto un secolo e mezzo fa da un indiano d’America, questa è la saggezza, è la cultura, è l’educazione che a noi manca. Questo è il rispetto doveroso per la madre terra, per la natura, per gli animali, per l’uomo stesso, perdìo! Quello che noi chiamiamo progresso non è altro che un regresso. Pensiamo di essere progrediti perché navighiamo in internet, perché stiamo ore accanto ad un computer, perché le nostre auto viaggiano a duecento chilometri orari; nel frattempo i nostri amici si ammalano e muoiono di tumore, i nostri genitori, i nostri colleghi di lavoro, i nostri figli, e presto anche NOI STESSI! Lo capite questo?! La tragedia è che affrontiamo tutto questo dramma quasi nell’indifferenza, ci stiamo abituando, stiamo accettando passivamente di morire come insetti. Non sappiamo dare più valore ad emozioni e sensazioni come ascoltare il suono del vento, tra gli alberi, il canto degli uccelli nel bosco, sentire l’odore dell’erba dopo la pioggia, osservare il sole al tramonto, o le costellazioni notturne, o il sorgere del giorno. Entriamo nei nostri uffici la mattina, ci mettiamo al telefono o accanto ad una tastiera, litighiamo un po’ con qualcuno sempre per soldi e usciamo la sera, spesso quando fa già buio, senza renderci conto di consumare la nostra vita tra quei freddi alveari di cemento. Poi per finire la nostra giornata, ci lasciamo intontire da un paio d’ore di televisione. Non so a voi, a me piace qualche volta pedalare in bicicletta per le vie del centro, ma da qualche tempo cerco di evitarlo, perché sento lo smog entrare in gola, sento la necessità di aria pura e fresca, non voglio immaginare un neonato trascinato dalla madre in una carrozzina tra gli scappamenti degli autobus. Vi è mai successo durante una gita o una vacanza al mare di uscire dall’acqua con i piedi sporchi di catrame? Chi getta una busta di plastica in mare dovrebbe essere condannato per un anno a ripulire le spiagge e a vivere con i piedi imbrattati di quel catrame. Chi provoca un incendio in un bosco dovrebbe essere condannato per un anno a imboccare gli uccellini rimasti orfani nei loro nidi. Cerco un pizzico di umorismo, ma c’è ben poco da ridere. Contro la sporcizia abbiamo imparato si e no a raccogliere le cacche dei nostri cani dal marciapiede, è un buon gesto, ma togliamo di mezzo un rifiuto biodegradabile e gettiamo nel cestino insieme a quegli escrementi una bella busta di plastica e magari un guanto di gomma. Gli animali, gli uomini e le piante respirano la stessa aria e quando questa diviene irrespirabile tutto va a farsi fottere, è finita, abbiamo chiuso. Poi ci porteremo i soldi nella bara, quelli guadagnati uccidendo il mondo. Non siamo altro che un pulviscolo disorganizzato di individui. Noi ci meritiamo l’autodistruzione solo per la nostra inguaribile imbecillità. La stupidità umana ha raggiunto livelli indescrivibili: siamo convinti che il denaro possa risolvere tutto, non riusciamo nemmeno a capire che stiamo morendo TUTTI di cancro per colpa nostra. Lo so, sembra il discorso ingenuo di un bambino, troppo semplice, troppo facile, ebbene ne sono fiero di ragionare come un bambino. Secondo me c’è un solo modo per salvare i nostri figli da una morte prematura, sciocca e insensata: prendere PROVVEDIMENTI DRASTICI. I responsabili della terra, delle nazioni, delle città, cioè i politici, hanno in mano il nostro destino. Essi non hanno il potere di impedire la morte naturale degli esseri, possono però con GRANDE DETERMINAZIONE invertire la rotta, cambiare la mentalità contorta delle persone, gli ideali, gli obiettivi. Prima dei soldi deve venire LA QUALITA’ DELLA VITA ! Cristo ! Ma è così difficile da capire?! Guardatevi intorno, non c’è più nulla di sano, in pochi decenni il pianeta sta andando in malora. Che cosa fanno i Verdi? Che casa fanno i politici? Io credo che in questo periodo storico, i Ministri dell’ambiente sono i maggiori responsabili della vita degli uomini. E allora muovetevi! Alzatevi dalle vostre poltrone, arrotolatevi le maniche e aggiustate il mondo! E’ il vostro dovere. Una delle cose che mi ha insegnato mio padre è proprio questa: “Prima il dovere, poi il piacere”, e lo ripeto spesso a mia figlia. Certo, anch’io guido automobili a gasolio e a benzina , fumo una sigaretta ogni tanto, getto qualche bottiglia di plastica nei rifiuti, utilizzo i saponi, eccetera, ma non è questo il punto, è che dovete IMPEDIRMELO! Impedirlo a me e a tutti gli abitanti della terra. Dovete impartire ordini precisi, arrestare, condannare, punire chi mette in pericolo la vita umana. Ogni vita è unica e insostituibile. Trattare la nostra vita così come stiamo facendo è come gettare in faccia a Dio il suo dono. Tutti noi abbiamo diritto a un solo giro di giostra e purtroppo nemmeno tanto lungo. Io ci provo a dire la mia, cosa mi costa? Provo a dire ciò che l’istinto mi detta, voglio immaginare per un istante di avere in mano il mondo, un bel mappamondo come Charly Chaplin ne “Il dittatore”,si, oggi voglio giocare, sentirmi come un bambino, me ne infischio del giudizio della gente.



©
Marco Chierici 2002


 
 

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