|
L'immenso
patrimonio artistico-culturale italiano sovente cela, inconsapevolmente,
poli di notevole interesse storico, che meriterebbero una maggiore
divulgazione sul territorio nazionale. Di sicuro concorderanno su questa
considerazione, tutti coloro che si saranno trovati a passare, per la via
Mandralisca di Cefalù, ridente cittadina normanna delle Madonie, sita
circa a settanta chilometri ad est di Palermo, ed avranno ammirato le
collezioni del barone Enrico Piraino di Mandralisca, all'interno della sua
casa-museo, sede dell'omonima fondazione culturale. In uno scenario
ambientale di rara bellezza, dove l'azzurro del mare e del cielo viene
intervallato da un verde promontorio che si erge dall'acqua, i visitatori
rimangono colpiti da un'atmosfera magica, impregnata di storia ed arte. Il
barone Enrico Piraino, scienziato ed erudito, vissuto nella prima metà
dell'Ottocento, nel testamento redatto il 26 ottobre 1853, istituiva nella
città natale, grazie ai suoi lasciti un liceo, che tuttavia la
piemontizzazione del nuovo stato unitario rese di difficile attuazione,
poiché la legge Casati del 1859 prevedeva un necessario collegamento tra
questo ed il ginnasio. Pertanto lo stesso barone si adoperò negli ultimi
anni di vita affinché si iniziassero presso il comune le pratiche per
l'apertura di un ginnasio, istituito nel 1863, un anno prima che il
mecenate morisse; ma si dovette attendere solo il 1° novembre del 1890 per
l'inaugurazione dell'istituto scolastico. Cronologicamente sono da
ricordare altre due date di una certa importanza: il 14 settembre 1934,
quando avvenne la statalizzazione del liceo, intitolato finalmente al suo
fondatore, anche se con questo decreto veniva meno la volontà
testamentaria poichè lo si scindeva dalla fondazione culturale, biblioteca
e museo che rimaneva ente privato, e il 21 novembre 1940, quando con regio
decreto fu approvato lo Statuto della fondazione culturale Mandralisca.
Le collezioni private, frutto delle continue ricerche personali,
condotte dallo scienziato per tutta la vita, comprendono diverse sezioni,
fra cui meritano particolare attenzione quella malacologica, archeologica
e numismatica. Proprio nel campo della malacologia i suoi studi produssero
i risultati più inediti, tanto che riuscì a catalogare ben ventimila
esemplari di conchiglie fossili, rinvenuti in ogni parte del mondo e
risalenti al quaternario. I polmonati costituiscono la parte più
significativa della raccolta. Le chiocciole terrestri siciliane sono ben
rappresentate sia in specie che in quantità, grazie alla ricchezza della
fauna isolana e della flora madonita. Molto consistente è la sezione
dedicata alle lumache terrestri europee ed esotiche, come a quelle
fluviali o lacustri del sud/ovest degli Stati Uniti e dell'Asia. La
presenza di tutti questi fossili, lascia facilmente intuire, quanto sia
stata fitto il volume degli scambi e la rete di relazioni che il Piraino
doveva intrattenere con i ricercatori di ogni parte del globo. Occorre
anche sottolineare che gran parte della collezione è accompagnata da
interessanti annotazioni e da una biblioteca tematica. Nella sezione
archeologica primeggia un singolare cratere a campana che raffigura un
venditore di tonno (IV secolo a.C.), immagine simbolica della storia
dell'antica Kefalè; in ottimo stato di conservazione sono poi dei vasi
greci, italioti e sicelioti di rinomanza universale, come anche i bronzi,
i cammei, gli epigrafi, le colonne funerarie e gli idoli egiziani. Dalle
grotte della rocca cittadina il barone riportò alla luce diversi reperti
che suscitavano di volta in volta l'interesse e l'entusiasmo di illustri
scienziati e studiosi italiani. Il monetario, sito al primo piano,
comprende una vasta e completa raccolta di monete greco-romane e siciliane
disposte non in ordine cronologico ma per zecche, rinvenute principalmente
nell'isola di Lipari, dove egli era solito condurre i suoi scavi. La
zecca siciliana più rappresentativa è quella di Siracusa, con esemplari
emessi in epoche successive, dalla metà del V alla fine del III secolo
a.C. Il decadramma di Eveneto, noto incisore dell'antichità, raffigurante
il profilo di Aretusa, la ninfa eponima della città, con i capelli a
ciocche serpentiformi e tutt'intorno delfini è uno dei reperti più
interessanti. La pinacoteca è costituita da due differenti collezioni
private, quella del Barone Piraino e quella dell'avvocato Vincenzo
Cirincione. Essa costudisce il famoso dipinto realizzato da Antonello da
Messina e denominato "Ritratto di Ignoto" che meglio identifica ed eleva
la raccolta del Mandralisca ad un livello internazionale, insieme ad altri
quadri ottimamente conservati, comprendenti un periodo storico tra il XV e
XIX secolo. Nel complesso le opere pittoriche superano il centinaio,
oltre alle quali sono da menzionare una serie di porte e sovrapporte
dipinte e delle pitture molto particolari su alcuni mobili esposti al
primo piano. Per coloro che hanno possibilità di sostare nella cittadina,
la fondazione possiede al suo interno una biblioteca con oltre seimila
volumi ed un fornito archivio della famiglia Mandralisca, i quali offrono
al ricercatore validi strumenti per una scrupolosa indagine su tutte le
discipline predilette dal Piraino, e dato la vastità dei suoi interessi,
possiamo accertare che se pur connotò i suoi studi di un'impronta
scientifica, non mancano di certo testi umanistici e filologici, storici e
filosofici. Oltretutto egli ebbe sempre una grande cura nella scelta
delle varie edizioni, tanto da ricevere spesso il plauso dei suoi amici
letterati. Dal punto di vista strutturale la biblioteca conserva ancora
l'impianto originario con il pavimento di maiolica policroma del
settecento siciliano, il tavolo stile impero e la lampada liberty, i dieci
scaffali lignei della saletta di studio e gli otto palchetti di quella di
consultazione, dove si trovano i testi più antichi e pregiati. Tra le
opere più datate è possibile consultare due incunaboli: I Punica di Silio
Italico (Venezia 1483) e la Schola Paradisi di Giovanni Climaco (Venezia
1491). Del XVI secolo si hanno ben quarantasei testi classici,
scientifici, letterari e filosofici. Tra quelli classici meritano
menzione: De Rerum Natura di Lucrezio (1515); De re rustica , raccolta di
testi di Catone, Marrone, Columella (1529); i Commentarii di Cesare
(1569); qualche opera di Cicerone ( Retorica ad Herennium , De Officiis ,
De Invenzione , De Claribus Oratoribus , ed altri); la Descrizione della
Grecia di Pausania (1593); gli Annali di Tacito (1563), le Historiae di
Plinio (1553); una raccolta di tragedie scelte di Eschilo, Sofocle,
Euripide (1567); una raccolta di poesie di Pindaro in greco, tradotte in
latino (1599); alcune opere filosofiche di Aristotele; la Adversus Paganos
di Orosio (1582). Tra le opere letterarie italiane, meritano riguardo tre
pregevoli edizioni dei grandi del Trecento: una Divina Commedia con il
commento del Landino (1529); le Rime del Petrarca con le note del Bembo
(1558); il Decamerone . Tra le opere in latino sono da ricordare anche le
poesie di Lorenzo Valla (1575) e quelle di Teofilo Folengo (1585), in
latino maccheronico. Fra i testi storici il Compendium Rerum Sicaniarum di
F. Maurolico (1574), la Historia di Ugo Falcando (1550), la Historia di
Sicilia di T. Fazello (1574), l' Itinerario di Beniamino da Tutela
(1575). Nel campo scientifico due testi: un Herbarius del 1586, Due
regole della prospettiva pratica del Vignola (1583). Per la numismatica:
Discorso sopra le medaglie degli antichi di Sebastiano Erizzo (1568). Tra
gli scaffali della biblioteca suscitano curiosità due importanti
vocabolari: il primo dal latino in siciliano e spagnolo di Cristoforo
Scobar; il secondo del greco in latino di Konrad Gesner del 1545. Per
quanto riguarda lo studio della cultura locale un'ottima piattaforma di
ricerca è costituita dalla raccolta di sette manoscritti, quattro dei
quali opera di illustri cefaludesi. Segnaliamo: Brocchi, conchiglie
fossili degli appennini e contorni dello stesso barone Mandralisca, i
Manoscritti originali di Michele D'Anna (XIX secolo); le Institutiones
Iuris Feudalis di Rosario Porpora (XVIII secolo), la Storia del Vescovato
di Cefalù di Antonio Maria Musso (1811). Gli altri manoscritti sono: la
Istoria del Ministero del Cardinale Ximenes (tradotta dal francese da R.
Porpora) del 1754, opere del Marsoliers, I due volumi dei Diplomi
dell'archivio Capitolare della Cattedrale di Cefalù che il barone utilizzò
come fonte per la pubblicazione del libretto Sulle prestazioni pretese
della Mensa Vescovile di Cefalù. Nel corso del tempo la biblioteca si è
arricchita di ulteriori testi, soprattutto di narrativa moderna, grazie
alle donazioni della BB.CC. e P.I. e dei privati cittadini. In
occasione della II Mostra del Libro antico Dall'antichità alla
multimedialità, libri, biblioteche e sistemi multimediali (15-30 ottobre
1994), la biblioteca è stata fornita di apparecchiature informatiche che
permettono la consultazione del libro antico e specie dei manoscritti
senza pericolo di danneggiamento. L'archivio storico della famiglia
Mandralisca è una sorgente inesauribile di informazioni riguardanti non
solo i Piraino, ma anche la stessa Cefalù, dal momento che è possibile
ricostruire la storia degli ultimi tre secoli della cittadina
madonita. Esso è organizzato in due sezioni: registri o volumi e carte
sciolte. La prima sezione comprende solo quattro unità archivistiche,
facenti parte di una sola serie chiamata "corrispondenza". La prima unità
è la più interessante poiché contiene ben ottantaquattro documenti,
soprattutto lettere, provenienti da varie città ed istituzioni che
testimoniano le fitte relazioni che il barone Piraino intratteneva con i
maggiori scienziati, letterati, accademici ed uomini politici del suo
tempo. La massima parte dell'archivio, invece è costituita dalla
sezione seconda, la quale contiene le carte sciolte, suddivise in undici
serie. La prima serie comprende la corrispondenza, riguardante non solo la
persona del barone Enrico, ma anche i suoi antenati. Le lettere vertono
sulle tematiche più disparate. La seconda serie contiene invece
documentazione di carattere patrimoniale che evidenzia i legami con altre
famiglie, come quella degli Ortolano o dei Monizio. La terza e quarta
serie raccolgono atti di natura contabile e giudiziaria che unitamente a
quelli di carattere tecnico contenute nella quinta, forniscono un'ampia
idea di come fosse strutturata l'amministrazione nel periodo feudale. La
sesta serie contiene documenti sulla fidecommisaria ed il liceo voluti dal
barone. Le attività civili e politiche svolte dal Mandralisca possono
invece essere studiate attraverso la documentazione contenuta nella
settima serie, dove viene evidenziato il suo grandissimo prestigio presso
la comunità, riconosciuto attraverso i suoi incarichi politici, dapprima
come Consigliere provinciale, poi come Presidente del Consiglio
distrettuale di Cefalù, infine come Deputato al primo Parlamento
italiano. Tra gli impegni civili, facilmente si può ricostruire la
disputa che intraprese nei confronti della Curia, nella speranza che
venissero aboliti i diritti feudali che i Vescovi continuavano a
perpetrare nei confronti della cittadinanza, come anche le battaglie
sostenute per costruire l'ospedale di cui poi ne divenne deputato alla
gestione. La serie ottava è centrata ancora sui rapporti del Piraino con
il Vescovo, che possono essere agevolmente compresi se si studia la Storia
del Vescovato, racchiusa nella nona serie chiamata "genere vario", poiché
non può essere inquadrata in una precisa collocazione. La serie decima,
intitolata Tabulario, custodisce undici pergamene che riguardano una serie
di fatti giuridici legati all'area napoletana e calabrese e quarantadue
documenti inerenti invece la famiglia Piraino, costituiti in massima parte
da "autenticazioni di reliquie", riservata generalmente ai Cardinali ed ai
Vescovi autorizzati. L'undicesima serie raccoglie carte assai sciupate
e deteriorate. La fondazione culturale Mandralisca pertanto con il suo
museo, la biblioteca e l'archivio, rappresenta una tappa d'obbligo, non
solo per tutti coloro che trovandosi a trascorrere un periodo di vacanza
nella bella cittadina, desiderano immergersi in un'atmosfera carica di
storia, arte e cultura, ma anche per gli studiosi, che preferiscono
condurre le loro ricerche, avendo la possibilità di consultare un'infinità
di testi rari e ben conservati. |