Da "Beethoven nei miei nei miei ricordi giovanili" di Gerhard Von Breuning, SE, 2005

BREUNING von Gerhard (1813-1892) fin dalla sua giovane età fu molto vicino a Beethoven cui rendeva giornaliera visita al suo domicilio durante gli ultimi anni della vita, dal 1825 ai 1827; tuttavia non fu presente al suo decesso. Fu medico condotto apprezzato da tutta Vienna. Era il figlio di Stephan von Breuning (1774-1827), l'amico d'infanzia renano di Beethoven, e di Costanza Rushowitz. Nel 1874, pubblicò una raccolta di ricordi su Beethoven intitolato "Aus dem Schwarzspanierhause".
 
 
 
 
 

IL TESTAMENTO DI LUDWIG VAN BEETHOVEN:

"O uomini, voi che mi giudicate o definite astioso, caparbio, misantropo, come siete ingiusti con me! Voi non conoscete la segreta ragione che mi fa apparire così. Sin dall'infanzia il mio cuore e la mia mente furono inclini al dolce sentimento della benevolenza e fui sempre pronto a compiere grandi azioni. Ma pensate che ormai da sei anni mi ha colpito un male inguaribile, peggiorato da medici dissennati, e che, anno dopo anno, mi sono cullato nella speranza di poter migliorare, per essere infine costretto a rassegnarmi alla prospettiva di un male duraturo, la cui guarigione richiederà forse anni, o è addirittura impossibile. Nato con un temperamento ardente e vivace, non insensibile alle distrazioni della società, fui ben presto costretto a isolarmi, trascorrendo la mia vita in solitudine. E quando ho cercato, per un istante, di trarmi fuori da questa situazione, oh, con quanta durezza venivo respinto nella miserevole e raddoppiata esperienza della mia sordità! 
Eppure non mi era ancora possibile dire agli altri: «Parlate più forte, gridate, perché sono sordo». Ah, come rivelare la debolezza di un senso che in me avrebbe dovuto esser più perfetto che in ogni altro, un senso che in me era un tempo di grandissima perfezione, quale certamente ben pochi nel mio campo posseggono o hanno mai posseduto. No, non posso farlo, e dunque perdonatemi se mi vedete vivere in solitudine, mentre vorrei tanto unirmi a voi. La mia sventura mi fa doppiamente soffrire, poiché a causa di essa devo esser mal giudicato. Mi è negato il conforto dell'umana società, delle elevate conversazioni, delle confidenze reciproche. Completamente solo, posso frequentare gli altri solo quando una necessità assoluta lo richieda. Sono costretto a vivere come in esilio. Se mi avvicino alla gente, mi assale un'angoscia bruciante, per tema del rischio di rivelare il mio stato. Così è stato anche in questi ultimi sei mesi che ho trascorso in campagna. il mio medico, persona assennata, esortandomi a risparmiare quanto più possibile l'udito, è venuto quasi assecondando la mia attuale disposizione istintiva, sebbene io, sedotto talvolta dal mio desiderio di compagnia, abbia a esso ceduto. Ma quale umiliazione se qualcuno che mi stava vicino sentiva in lontananza un flauto e io non sentivo nulla, o udiva cantare il pastore, e io non udivo nulla! Tali esperienze mi hanno portato sull'orlo della disperazione; poco mancò che ponessi fine io stesso ai miei giorni. Soltanto lei, l'Arte, soltanto lei mi ha trattenuto. Ah! mi sembrava impossibile abbandonare il mondo prima di aver prodotto tutto quello a cui mi sentivo chiamato, e così trascinai questa esistenza miserabile, davvero miserabile avendo un fisico così sensibile che un qualsiasi mutamento un po' rapido può precipitarmi da una condizione eccellente nella peggiore. Pazienza. Mi si dice che ora devo eleggerla come guida, e io la posseggo. Mi auguro di poter mantenere ferma la mia decisione di resistere sin quando alle inesorabili Parche piaccia recidere il filo. Forse andrà meglio, forse no, ma sono rassegnato. Non è facile a soli 28 anni esser costretto a diventare filosofo, e ancor più difficile lo è per l'artista che per chiunque altro.
Dio Onnipotente! Tu dall'alto guardi nel mio intimo, lo conosci, e sai che vi dimorano amore per il prossimo e volontà di fare il bene. O uomini, se un giorno leggerete queste parole, pensate che mi avete fatto torto, e all'infelice sia di consolazione l'aver trovato uno a lui simile, uno che ad onta di tutti gli ostacoli della natura ha fatto quanto era in suo potere per essere accolto nella schiera degli artisti e degli uomini degni.
Voi, fratelli miei, Karl e Johann, quando sarò morto pregate a mio nome il Professor Dr. J .A. Schmidt, se ancora sarà vivo, di fare una descrizione della mia malattia, e al resoconto della mia infermità accludete questo mio scritto, affinché il mondo, dopo la mia morte, si riconcili con me, per quel che sarà possibile. E qui vi nomino entrambi eredi del mio piccolo patrimonio (se tale può dirsi). Dividetevelo lealmente, tra voi regni la concordia e aiutatevi l'un l'altro. Quel che avete fatto contro di me, lo sapete, vi è già stato perdonato da gran tempo. Quanto a te, Karl, fratello mio, nuovamente ti ringrazio specialmente per l'affetto che mi hai dimostrato in questi ultimissimi tempi. Il mio augurio è che la vostra vita sia migliore e più serena della mia. Esortate i vostri figli alla Virtù: essa sola, non il denaro, può render felici, lo dico per esperienza. Fu lei che mi sostenne nella sventura, e lei ringrazio, unitamente alla mia Arte, per non aver posto fine col suicidio alla mia vita.
Addio, e amatevi! Ringrazio tutti gli amici, in particolar modo il principe Lichnowsky e il professor Schmidt. Sarei lieto se gli strumenti del principe potessero esser conservati da uno di voi; ma che non sorga, per questo, alcun diverbio tra voi. Se vi potranno servire per cosa più utile, vendeteli pure. Come sarò lieto di potervi esser d'aiuto anche dalla tomba! Questo è tutto. Mi affretto con gioia incontro alla morte; se però dovesse giungere prima di aver potuto sviluppare appieno tutte le mie facoltà artistiche, allora, malgrado il mio duro destino, essa giungerebbe troppo presto, e desidererei che tardasse. Ma anche così sarei lieto: non mi libererebbe forse da uno stato di sofferenza senza fine? Vieni quando vuoi, ti vengo incontro con coraggio. Addio, e non dimenticatemi del tutto quando sarò morto. L'ho meritato da voi, avendo durante la mia vita pensato spesso al modo di rendervi felici. Siatelo."
Ludwig van Beethoven


 

www.rottanordovest.com home page