"Editoria, Internet & letteratura: sinergie per il futuro" di Marco Angelotti

Intervento effettuato dall'autore in data 16 febbraio 2005 nell'ambito del ciclo di seminari da lui curato "Editoria, Internet & letteratura: sinergie per il futuro" organizzato dal corso di laurea in 'Letterature Europee per l'Editoria e la Produzione Culturale' dell'Università di Pisa, in partnership con la rivista letteraria telematica Rotta Nord Ovest, nel secondo semestre dell'anno accademico 2004/2005.


Questo è il primo di nove seminari dedicati ai collegamenti tra Internet e mondo dell'editoria. Il ciclo è stato organizzato dalla presidenza del corso di laurea in Letterature Europee per l'Editoria e la Produzione Culturale, in partnership con la rivista letteraria telematica Rotta Nord Ovest. 
Dopo di me, avrete occasione di ascoltare nell'ordine: Roberto Vacca, ingegnere, scrittore, libero docente in Automazione di Calcolo e opinionista televisivo e radiofonico per il servizio pubblico d'informazione; Valeria Palumbo, giornalista del gruppo RCS, scrittrice e traduttrice dal tedesco; Federico del Freo, amministratore delegato di una delle società del gruppo Zucchetti Informatica; Giulia Mozzato, responsabile della redazione del maggior portale italiano per servizi editoriali Librialice.it, già noto come Alice.it; Andrea Giannasi, già bibliotecario documentalista della Regione Toscana, editore titolare di 'Prospettiva Editrice' - una delle case editrici 'medie' più attive sul web - e della rivista letteraria 'Prospektiva'; Monica Angelotti, direttore creativo dell'agenzia pubblicitaria Spinnaker e docente all'Accademia di Comunicazione; Umberto Broccoli, archeologo, giornalista e autore RAI, conduttore televisivo e radiofonico; Beppe Severgnini, editorialista e articolista del 'Corriere della Sera', scrittore di successo e già docente universitario.

Questa precisazione è d'obbligo per delineare il 'taglio' di questo breve corso, destinato ai laureandi e neolaureati che si preparano a cercare un impiego: senza la presunzione di magnificare le opportunità offerte dal web nel settore dell'editoria digitale, l'intento è quello di focalizzare la vostra attenzione su alcuni aspetti di base che potranno essere d'ausilio nella pianificazione della pratica lavorativa quotidiana, sia che cerchiate d'affermarvi come qualificati traduttori di testi letterari, giornalisti, copywriters, oppure editori, se non forse anche come scrittori.
L'idea del ciclo di seminari ha preso corpo a seguito di un incontro fortuito col Presidente del corso di laurea, Professor Luca Crescenzi. Da quel colloquio, avvenuto pochi mesi fa, c'incontriamo oggi per trascorrere un pomeriggio chiacchierando di come Internet possa essere d'aiuto a costruire un mestiere ('mestiere' inteso in senso nobile, come nella Toscana di Dante, al tempo delle corporazioni delle Arti e dei Mestieri) con una soddisfacente retribuzione; la qual cosa in genere non guasta.

E' relativamente semplice parlare di reti telematiche, web e computers in ambito accademico: le cognizioni extratestuali dell'auditorio consentono d'evitare un discorso prolisso, affrontato da molto alla lontana, sui calcolatori elettronici e il mondo dell'informatica. 
Internet è ormai ordinario strumento di lavoro, può facilitare e risolvere molti problemi professionali, ma può anche crearne di nuovi, ad esempio quello della privacy e della sicurezza per le transazioni economiche elettroniche; è lo stato dell'arte dei sistemi di comunicazione, a patto di essere disposti a concedere qualcosa in cambio, fosse solo il tempo per apprenderne le modalità d'uso.
Prima di procedere, vorrei far presente che la stessa organizzazione di questi seminari è stata completata in poco più di trenta giorni grazie alla comunicazione telematica. Senza la Rete non sarebbe stato possibile contattare e accordarsi coi relatori, tutte persone con agende stracolme d'impegni. 

La formazione culturale indispensabile per accedere a qualsiasi ruolo professionale oggi non ammette lacune in tal senso: la padronanza di questo sistema di comunicazione è l'attuale condizione necessaria - ma certamente non sufficiente - perché i curricula abbiano qualche possibilità di essere valutati positivamente nell'ambito di un qualsiasi colloquio a fini occupazionali, tant'è che da alcuni anni ormai la cosiddetta 'Patente Europea per il Computer' è parte integrante del piano di studio di molti corsi di laurea. Le competenze informatiche non sono più optional di lusso, ma accessorio che deve rigorosamente essere presente anche sul modello 'base' (un po' come air-bag e ABS nelle autovetture di ultima generazione). Questo principio è ancora più tassativo per l'editoria, dato l'oggetto specifico d'interesse per il settore, cioè testi e informazione.
L'altro 'must' è la conoscenza della lingua inglese: al di là di percorsi formativi specialistici, indispensabili per costituire un'offerta allettante per il mercato del lavoro e districarsi nella Babele letteraria globale, la parlata un po' snob degli amici d'oltre Manica per noi così ostica, con una musicalità e un ritmo totalmente difformi dalla nostra, è strumento la cui mancanza risulta decisamente penalizzante; troverete in Beppe Severgnini, che avrete occasione d'incontrare in questa sede, un grande evangelizzatore al riguardo.

Per coniugare le necessità di perfezionamento sia informatiche sia linguistiche, un ottimo espediente è ascoltare sul web i notiziari nazionali trasmessi in lingua originale. Per fissare le prime coordinate di riferimento sulla carta nautica di quest'oceano virtuale, desidero segnalare - anche se probabilmente noto - il sito delle news dalla BBC, disponibile all'URL http://news.bbc.co.uk/1/hi/uk/default.stm; per citare anche altri siti esteri d'informazione, quello della radiotelevisione spagnola, dove potete ascoltare il notiziario radiofonico, è on line all'indirizzo http://www.rtve.es/portal/entrada/index.php; quello della ormai tristemente celebre emittente del mondo arabo Al Jazeera, sia in lingua araba che in inglese, è http://english.aljazeera.net/HomePage; la CNN americana, all'URL http://www.cnn.com/; è possibile comunque trovare qualunque emittente straniera cercandola attraverso un qualsiasi motore di ricerca come Google, Virgilio o Lycos.

Questo seminario introduttivo ha come scopo proporre una visione a giro d'orizzonte, necessariamente non dettagliata né tanto meno esaustiva, di alcuni aspetti dell'informazione condivisa telematicamente. Per 'salpare', desidero richiamare la vostra attenzione su alcune cifre relative alla diffusione di Internet in Italia: nel nostro paese i domini .it sono cresciuti dai 150 nel 1994 a circa 1.000.000 alla fine del 2004; gli utenti web - considerando anche gli utenti 'occasionali' - sono passati da circa 300.000 nel 1994 a quasi 14.000.000 nel 2004, incrementi percentuali scioccanti. Per chi fosse interessato ad approfondire l'analisi statistica di questi dati, il sito specifico è www.gandalf.it.

La rivoluzione digitale ha avuto inizio col personal computer. Fino al 1979 - anno in cui Apple costruì il primo PC - il mondo informatico e la comunicazione telematica erano di pertinenza di una comunità ristretta, a causa del costo di supercomputers e mainframes. Il fatto stesso che i personal computers abbiano consentito di trasformare molti compiti quotidiani, come redazione di testi o bilanci aziendali, in attività digitali memorizzabili su supporti fisici di minimo ingombro, editabili e copiabili senza problemi, costituisce già di per sé una rivoluzione di portata universale.
Quando sono iniziati i collegamenti tra computers e gli utenti sono stati messi in grado di scambiare informazioni, è lo stile di vita stesso ad esserne stato modificato: non si tratta più soltanto di fare in un modo diverso ciò che si faceva prima, ma di poter fare cose prima altrimenti impensabili. Sono le nuove possibilità acquisite quasi inconsapevolmente dall'individuo l'essenza di questo sconvolgimento, e quella fondamentale è condividere l'informazione con milioni d'utenti nel mondo: è possibile scrivere un testo sul proprio computer e renderlo disponibile in rete sincronicamente. Internet ha modificato la dimensione spazio-temporale dell'informazione alterando la diacronicità del tempo: non esistono fusi orari sul web, solo un perenne 'adesso' in divenire.

Considerando che ENIAC, il primo calcolatore costruito da Von Neumann su intuizione di Alan Turing, è stato realizzato nel 1944; il primo progetto di rete informatica, ArpaNet, che ha messo in collegamento i computers di quattro università americane, è attivo dal 1969 (l'anno della conquista della luna: avevo nove anni); che la posta elettronica ha visto la luce nel 1971; che nel 1993 Nicky Grauso, editore sardo, con VideoOnLine ha gettato le basi di Internet in Italia, è possibile avere un'idea dell'evoluzione della rete e dell'informatica in questi ultimi sessant'anni: è una realtà impossibile da ignorare per qualunque settore produttivo, chi non si adeguerà commercialmente sarà fuori gioco.

Dal punto di vista del "publishing", della possibilità di pubblicare e diffondere il proprio pensiero, si tratta di una rivoluzione di portata analoga a quella di Gutenberg, che ha permesso a molti scrittori di essere letti nello spazio e nel tempo. Oggi Internet consente a chiunque con un po' di talento di diventare scrittore, regista, giornalista o editore.
E' palese l'opportunità di snellire un sistema mastodontico come quello dell'editoria cartacea classica legata a tipografie, distribuzione e vendita. I costi e le difficoltà tecnico-logistiche sono stati ridotti di diversi ordini di grandezza dalla civiltà del personal computer.

Per curiosare nella cabala dell'editoria in rete, è possibile visitare il portale per eccellenza dedicato a questa comunità imprenditoriale www.librialice.it, ricco di banche dati, analisi statistiche, indirizzi, servizi e collegamenti al mondo editoriale telematico: sarà presente tra qualche settimana Giulia Mozzato, responsabile di redazione di questo portale ad approfondire l'argomento. Tutte le case editrici, grandi e piccole; ogni agenzia letteraria o di traduzioni che si rispetti; ogni scrittore o giornalista che desideri lasciare una porta di comunicazione aperta col pubblico; tutti hanno in comune un proprio sito web con un indirizzo di posta elettronica di riferimento. 

Combinando insieme queste grandezze numeriche, l'opportunità di contatti professionali cresce in modo esponenziale con un impegno economico davvero modesto: per una stazione informatica completa più che sufficiente per navigare il web il nostro esborso non raggiunge i mille Euro, ampiamente ripagato dal mondo che ci troviamo a portata di mouse. Relativamente poi alla tipologia della connessione telefonica, ognuno può scegliere quella più consona all'utilizzo e alle proprie tasche. Sono tranquillamente accessibili anche i servizi ad alta velocità che oggi consentono collegamenti a 3 Mb al secondo per meno di 40 Euro mensili
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Questa rivoluzione informatica ha permesso la nascita anche della rivista letteraria telematica Rotta Nord Ovest (http://www.rottanordovest.com), on line da settembre 2002 e registrata nell'albo della stampa periodica da settembre 2004; attualmente i costi per sostenere un'edizione cartacea di pari diffusione sarebbero proibitivi. In 27 mesi, con una redazione 'virtuale' di nove persone (virtuale perché fisicamente distanti, ma collegate costantemente via web) e a fronte di costi e investimenti annui contenuti (42,00 Euro/anno per registrazione dominio; 108,00 Euro/anno per hosting dominio; 540,00 Euro per campagna advertising con publiredazionale su Alice.it nella settimana della Fiera del Libro di Torino; 330,00 Euro per spese di tipografia per realizzare 5.000 segnalibro col logo della rivista, per un totale annuo di 1.020,00 Euro) il numero di lettori è aumentato da una media di 16 visite/giorno (settembre 2002) a una di 314 visite/giorno (dicembre 2004) considerando anche i giorni festivi, con un totale mensile di 9744 visite.
Analizzando gli accessi dei soli giorni feriali, a dicembre 2004 la media sale a 344 visite/giorno. I dati di gennaio 2005 sono ulteriormente in crescita: 363 lettori ogni giorno, con un totale mensile di 11.267 visite; prendendo in considerazione solo i feriali, la media delle visite giornaliere è di 392. Relativamente agli accessi in funzione delle ore giornaliere, il maggior afflusso di lettori si registra durante l'orario lavorativo d'ufficio: viene il sospetto che molte persone, anziché lavorare, trascorrano le giornate alla propria postazione operativa navigando il web e leggendo anche web-magazines letterari. L'analisi dei dati statistici in rete è un'altra delle possibilità offerte da Internet. Vista da una certa angolazione, la Rete ha potenzialità da Grande Fratello di memoria orwelliana.
Hanno trovato accoglienza sulle nostre pagine centinaia di giovani autori di narrativa, poesia e saggistica; estratti da classici italiani e stranieri; opere integrali di dominio pubblico in formato elettronico compresso per downloads a scopi didattici; recensioni di libri inviati alla redazione da grandi e piccoli editori; comunicazioni d'eventi editoriali. Alcuni scrittori esordienti sono stati contattati da editori disposti a pubblicare le loro opere grazie alla 'vetrina' delle pagine della rivista telematica. Nella sezione dedicata al laboratorio di scrittura creativa sono consultabili le leggi italiane inerenti all'editoria. L'intento è stato ed è quello di divulgare e proporre letteratura per diletto e professione attraverso un canale di comunicazione innovativo. Internet è causa oggettiva e soggettiva della mia presenza qui oggi, un viatico per il mondo dell'editoria commerciale, e i risultati confortano gli sforzi: navigare questo mare virtuale sta portando ad approdo più sicuro di quello fluviale conradiano in 'Cuore di tenebra'. In quest'ottica Tim Berners-Lee, il fondatore e direttore del Consorzio Mondiale W.W.W. del web (http://www.w3.org e http://www.w3.org/People/Berners-Lee), assume il ruolo di nume-guida attraverso una selva, o meglio un mare, tutt'altro che oscuro e selvaggio.

Esiste però anche chi ha abiurato l'editoria tradizionale per sposare la fede di quella elettronica commercializzata tramite web. Non sto parlando di autori frustrati, rifiutati fino alla disperazione dagli editori e pusillanimemente autoconsolantisi con una modesta home page da cui apostrofare ben meno dei venticinque lettori manzoniani. Mi riferisco invece al Professor Roberto Vacca, le cui opere sono state pubblicate da Rizzoli, Mondadori, Bompiani, Einaudi, Garzanti e Marsilio, il quale ha allestito un web-bookshop personale dove commercializza le proprie opere in formato elettronico (http://www.printandread.com). Il lettore può scaricare in formato PDF il testo desiderato, pagando con carta di credito, stampandolo poi direttamente dal proprio computer con risparmio notevole sui costi editoriali. E' vero che questo tipo d'approccio commerciale suscita nel mercato ancora molte perplessità e che il decollo dell'E-book non si è ancora visto, nonostante gli sforzi propositivi delle aziende di produzione sia di software sia di hardware. La fortuna del Professor Vacca è un caso un po' a sé stante: vendere testi di saggistica specializzata a studenti d'ingegneria e informatica nonché addetti ai lavori (nicchia molto particolare e ristretta tra i potenziali acquirenti di libri, che non ha bisogno di essere persuasa a utilizzare il web come canale di acquisto), certamente non è la stessa cosa che vendere un 'classico' o un 'giallo' in edizione economica tascabile a un lettore occasionale che desidera qualcosa da leggere sotto l'ombrellone al mare, o in treno andando al lavoro.
Un interessante approfondimento sullo stato dell'E-book è consultabile nel sito di Italianistica On Line, all'URL: http://www.italianisticaonline.it/e-book/forum_2003.htm dove sono pubblicati tutti gl'interventi della II° Conferenza Virtuale sul libro elettronico e l'editoria digitale umanistica in Italia. Sono passati molti anni da quando nel 1965 Theodore Nelson, studente di Harvard e vero rivoluzionario della comunicazione, riprese un'idea di Vannevar Bush del '45 e coniò il neologismo 'Ipertesto', gettandone le sue basi informatiche. Il progetto primario di Nelson, denominato Xanadu, se confrontato con gli sviluppi del world wide web ad opera del consorzio W3org e del suo patron, Tim Berners-Lee, appare come una splendida utopia: una rete di ipertesti letterari per condividere lo scibile umano, senza alcuna implicazione commerciale. La parola clona il concetto di 'Iperspazio' (spazio a più dimensioni), da cui l'Ipertesto mutua la pluridimensionalità, dove il lettore non è necessariamente costretto a un approccio lineare, ma può seguire in modo soggettivo il corso dell'informazione contenuta. E' necessario precisare che, sebbene l'attuale E-book derivi dall'Ipertesto, concettualmente sono due entità ben distinte: mentre per E-book intendiamo un oggetto digitale ben determinato, nel quale l'informatica supporta la naturale evoluzione dal libro tradizionale, per Ipertesto invece ci riferiamo più a un concetto che a un'oggettività concreta; più a una modalità di accedere all'informazione che non alla tipologia stessa del contenente.
Il web stesso è, in sostanza, un ipertesto, un unicum sferico d'informazione capillare plurianastomotizzata. Gli acronimi proposti da Tim Berners-Lee di HTTP (Hyper Text Transfert Protocol) e HTML (Hyper Text Mark-up Language), che caratterizzano l'essenza del web, si riferiscono alla struttura ipertestuale dell'informazione disponibile in rete. Significativa la definizione d'ipertesto di Roland Barthes: "In questo testo ideale le reti sono multiple e giocano tra loro senza che nessuna possa ricoprire le altre; questo testo è una galassia di significanti, non una struttura di significati; non ha inizio; è reversibile; vi si accede da più entrate di cui nessuna può essere decretata con certezza la principale; ... Ogni pagina deve dunque essere accessibile nel maggior numero di modi possibili, la navigazione deve poter cominciare da una pagina qualsiasi e svilupparsi secondo diversi itinerari possibili; non devono esistere pagine isolate (rami secchi) senza ancore.".

Per quello che riguarda il 'futuro mai presente' (così definito da molti) della crescita commerciale dell' E-book, devono essere valutati molti fattori, primo fra tutti che anche i lettori abituali non sono una fetta di mercato facilmente aggredibile. Chi ama i libri in genere li ama in toto, per il contenuto ma anche per la forma; ne apprezza la carta, il formato, il profumo delle pagine e la sensazione tattile che ne deriva; vuole un compagno fidato e discreto, che pretenda molto meno di quello che può dare, che possa essere riposto all'occorrenza in una tasca senza recare disturbo; che costi poco e che non sia a rischio di rottura se esposto ad agenti fisici e atmosferici. Parlando chiaro, chi poterebbe in spiaggia o maltratterebbe in metropolitana un hardware E-book da 500 o 600 Euro? E l'alimentazione elettrica? Dovremmo avere sempre a portata di mano il caricabatteria come per il cellulare o il note-book? E' vero che esistono migliaia di libri in formato elettronico scaricabili dalla Rete, ma sicuramente la mancanza di uno standard unico, universalmente accettato, non facilita la scelta. E' altresì vero che il problema non si pone finché si tratta di home-computers con hard-disk capiente e risorse hardware che permettono di scaricare in locale programmi senza limitazioni di spazio di memoria di massa, ma questo approccio non è traslabile a macchine piccole e portatili con hardware limitato.
Attualmente i due formati elettronici più diffusi sono entrambi marchi proprietari: il PDF dell'Adobe e il LIT della Microsoft. Presentano entrambi pregi e difetti ma, essenzialmente, sono equivalenti. Leggermente diversa è la loro destinazione: il PDF ha una maggiore versatilità per la produzione generica di ogni tipo di documento cartaceo; il LIT invece è stato concepito come vera e propria piattaforma per hardware dedicato - a metà strada tra un 'palmare' e un note-book, destinato come gadget di lusso a un end-user di fascia alta - ideato per soppiantare il libro tradizionale. Allo stato attuale, l'oggetto-libro tradizionale, per l'utilizzo specifico, è ancora nettamente in vantaggio sull'E-book, anche se a medio termine, con la costruzione di hardware più economici e resistenti, e batterie di maggior durata, la situazione è destinata non dico a sovvertirsi, ma certamente a modificarsi. Non dobbiamo dimenticare che è il mercato stesso che ingenera la domanda, proponendo prodotti innovativi come necessità irrinunciabili, identificati come status-symbols. Se pensiamo ai telefonini che oggi fanno tutto quasi fuorché i telefoni, riusciamo a immaginare come il mercato dell'E-book portatile - magari pensato come una ministazione telefonica multimediale per vedere DVD, ascoltare MP3 e CD, scattare fotografie e leggere libri e fumetti in formato elettronico - sia dietro l'angolo. E' una delle prospettive future da non sottovalutare e il momento è propizio per impadronirsi di semplici tecniche di base per la produzione di testi elettronici, destinate a divenire sempre più complesse col crescere della richiesta di una maggior qualità; proprio com'è accaduto col linguaggio di programmazione HTML per il web e gli ipertesti. Chi possiederà queste cognizioni elementari non avrà difficoltà ad aggiornarsi e tenere il passo del mercato. Un corso elementare sulla realizzazione di E-books costa oggi meno di 10 Euro su supporto CD; può quindi essere un investimento interessante e davvero a buon mercato.

L'altra obiezione, che parte da motivazioni totalmente diverse ma altrettanto forti e che non appartengono solo alle problematiche proprie dell'editoria, è il dubbio che grazie alle transazioni economiche elettroniche qualche malintenzionato dotato di conoscenze e strumenti idonei possa impadronirsi dei codici delle carte di credito e POS per sottrarci denaro. Devo precisare che, in tanti anni d'utilizzo, non ho mai avuto sorprese spiacevoli; poi magari questa sera mi capita di tornare a casa e accorgermi che qualcuno mi ha prosciugato il conto corrente telematico. Se desiderate maggiori garanzie in proposito, dovreste leggere un delizioso libello edito da Rizzoli (in verità non propriamente un 'libello', visto che nasconde 600 pagine di sottilissima velina in un finto formato tascabile) L'enigma dei numeri primi di Marcus du Sautoy. Nel decimo capitolo, intitolato Scomporre numeri e decifrare codici, l'autore spiega i principi matematici della crittografia a chiave pubblica, che è la base delle transazioni sicure in rete, e la correlazione di questa con i numeri primi. Il fattore che rende sicuro questo principio è il tempo, e non la certezza che il codice non possa essere decriptato: con le conoscenze attuali il tempo necessario perché un hacker riesca a decriptare un numero a 256 cifre e scomporlo nei numeri primi utilizzati come fattori per crearlo è dell'ordine di anni, periodo più che sufficiente a che una carta di credito non sia più valida.

La new economy editoriale in tutti i suoi aspetti è solo una tra le opportunità offerte dalla rete a chi si occupa di comunicazione: all'interno delle organizzazioni aziendali sta acquisendo sempre più campo la figura del web-content manager, cioè il direttore editoriale (perché, di fatto, è questo che fa) del sito internet dell'impresa. Questa realtà non appartiene solo alle case editrici ma a ogni settore produttivo. Se pensiamo a un sito Internet come a uno spot pubblicitario o come a una pubblicazione telematica soggetta ad aggiornamenti periodici, immediatamente cogliamo l'importanza del fatto che chi si occupa di questo canale di comunicazione non possa più trincerarsi unicamente dietro cognizioni tecnico-informatiche da web-master di vecchio stampo (per intenderci del tipo: 'costruisco' un sito web, c'infilo qualche frame, un bello splash-on realizzato con Flash e ho finito il mio lavoro), ma deve possedere una vera preparazione nell'arte della comunicazione a tutti i livelli: culturale, psicologico, manageriale e informatico. Il percorso formativo in Letterature Europee per l'Editoria e la Produzione Culturale è tagliato su misura per questo ruolo: c'è e ci sarà sempre maggior richiesta di figure professionali ad alto livello che dirigano e si occupino del comparto comunicazione web nelle aziende. Un altro aspetto da non sottovalutare di questo tipo d'attività professionale (perché che la qualità del vivere è fondamentale) è che non è vincolato ad uno specifico luogo di lavoro. Con un portatile idoneo e una connect-card UMTS o GPRS è possibile svolgere gran parte delle incombenze professionali magari seduti tranquillamente sul ponte di una barca a vela, mentre con una microcamera, integrata nel supporto dello schermo del computer, confrontate in videoconferenza le vostre proposte con quelle dei colleghi, progettando la prossima campagna di web-advertising dell'azienda per cui lavorate. Questa è la realtà quotidiana, non una fantasiosa visione del futuro. Per quanti si occuperanno di traduzioni per l'editoria, questo modo di operare consentirà di evitare viaggi ripetuti e a volte snervanti per lavoro, code chilometriche in auto e città congestionate dal traffico. Se un soggiorno all'estero è occasione anche per una breve vacanza, con tempi non estremamente vincolanti, è sicuramente un eventualità piacevole; ma, in genere, gli spostamenti a fini professionali non prevedono pause ricreative. E' possibile che io sia troppo ottimista, ma non credo: sono trascorsi esattamente vent'anni da quando preparavo la mia tesi di laurea, costretto a fare la spola tra l'istituto dove stavo completando il mio iter di studente e la biblioteca della Scuola Medica. Ricordo molto bene che una mattina, stanco della noiosa attività d'amanuense per i riferimenti bibliografici, obiettai al mio relatore che se avessimo avuto la possibilità di connettere l'unico computer presente in laboratorio con tutti gli altri computer dell'Università e condividere gli archivi informatici che allora tutti noi laureandi stavamo trascrivendo su supporto informatico per i nostri rispettivi istituti, avrei faticato molto meno e impiegato un tempo ragionevole per ultimare il lavoro della mia tesi. Allora ignoravo che vent'anni prima, nel 1965, Theodore Nelson avesse avuto la stessa visione e che mentre io riempivo pagine d'inchiostro, Berners-Lee la stesse concretizzando.
Oggi condivido i miei documenti e le idee con gli altri redattori della rivista in tempo reale attraverso Internet, e ho molto più tempo libero per fare... il medico; anche perché, citando tra le righe una riflessione di Anton Cechov, la 'moglie' potrebbe ingelosirsi delle troppe attenzioni dedicate all'amante. In quest'ambito non posso esimermi dal menzionare alcuni dei siti web dedicati agli aspiranti scrittori; suppongo che una gran parte degl'iscritti al corso di laurea in "Letterature Europee per l'Editoria" sia costituita da potenziali giornalisti, narratori o poeti; mi parrebbe poco realistico che gli studenti di una facoltà umanistica avessero come unico obiettivo una formazione letterario-manageriale, per dirigere imprese editoriali o redazioni di periodici e quotidiani. La cosa curiosa è che chiunque oggi possieda il piacere di vergare segni su un foglio componendo sillabe, morfemi e parole fino a dare forma al pensiero e al sentire, per regalare ai posteri pagine indimenticabili, tende a lavare i propri primi panni sporchi attraverso uno dei tanti portali per novelli Kafka. Lascio a semiologi e psicologi il compito di capire il come e il perché, ma, in genere, costui prende coraggio e inizia a inviare le opere alle redazioni di questi portali (prima timidamente, poi con una portata di flusso paragonabile alla piena di un fiume) perché vengano giudicate in rete dai lettori. Finché la scrittura è stata qualcosa di fisicamente faticoso (scrivere pagine con carta e penna logora molto di più che digitare a video con un elaboratore di testi), il comporre era prerogativa di pochi addetti ai lavori che limavano con attenzione i testi e li riscrivevano fino alla piena soddisfazione data dal risultato. I più si limitavano a tenere un diario intimo destinato a rimanere intonso in un cassetto a ingrassare le tarme - e a volte certi diari sono indigesti anche per loro. La presa di coscienza della caducità della vita probabilmente ora impone ritmi da tempesta infernale e la necessità dell'immediatezza ha soppiantato l'accuratezza nell'operare. Internet ha semplificato i problemi e massificato le opportunità, così che capita che tra alcune pagine degne, ristagni una palude di scritti insulsi e pieni d'errori d'ortografia e sintassi. In questi siti esiste anche la possibilità di esprimere un parere sulle opere divulgate: è incredibile la velenosità di certe critiche 'letterarie' reciproche, magari dettate più da faide personali che da argomentazioni sostanziali; la lapidarietà d'alcune sentenze fa apparire come bonari alcuni tra i più feroci stroncatori professionisti di libri.
Sicuramente da visitare i siti di due riviste letterarie cartacee 'serie' di scrittura creativa: 'Inchiostro' e 'Writers Magazine'; in rete proliferano anche siti di scuole e laboratori di scrittura, dai più blasonati a quelli casalinghi, nonché d'agenzie letterarie. Volutamente mi astengo dall'approfondire la segnalazione, dettata solo da desiderio di completezza, perché ritengo che questo tipo di proposta commerciale su web sia utile unicamente a chi la propone. Merita invece concedere spazio ai veri portali culturali, discendenti di una tradizione umanistica vera, che offrono ai naviganti del web documenti e spunti per approfondire argomenti specifici di ricerca. Mi riferisco a siti come quello dell''Accademia della Crusca' (http://www.accademiadellacrusca.it) e 'Italianistica On Line' (http://www.italianisticaonline.it), portali di riferimento per la cultura letteraria italiana; Homo Laicus (http://www.homolaicus.com), sito di approfondimento storico e critica letteraria. Relativamente alla diffusione delle lingue, per amor patrio segnalo per primo il sito della Società Dante Alighieri, per la diffusione della lingua italiana nel mondo (http://www.soc-dante-alighieri.it); poi quello per la lingua inglese, The British Council Italy (http://www.britishcouncil.org/it/italy ); quello per la lingua spagnola, l'Instituto Cervantes (http://milan.cervantes.es), e il sto del Goethe Institut (http://www.goethe.de/ins/it/itindex.htm), l'analogo per la lingua tedesca.
In questi siti è possibile trovare tutte le informazioni per sostenere esami per certificazioni d'abilità linguistiche, soggiorni di studio all'estero e opportunità professionali come insegnanti di lingua italiana in altri paesi. Mi scuso con docenti e cultori d'altri idiomi per le mie necessarie omissioni, ma una trattazione esaustiva dell'argomento in questa sede avrebbe rischiato di prolungare il nostro incontro ben oltre il consentito, poi, come già accennato, con l'utilizzo opportuno dei motori di ricerca, tutto è a portata di mouse. Per concludere, prima di passare a eventuali domande, desidero precisare quale significato dovrebbe essere attribuito a questo primo incontro introduttivo, di fatto un prologo alla materia.
E' probabile che qualcuno di voi, in occasione di un soggiorno in Spagna, sia entrato affamato in una delle tante charcuterias così frequenti lungo le strade nei centri urbani... Le charcuterias sono esercizi in genere piccoli, hanno una tipologia ibrida tra vere e proprie salumerie, bar e piccoli ristoranti. In questi ritrovi così amati dagli spagnoli, l'offerta alimentare è diversificata, anarchica, e gli avventori si rifocillano con ciò che più aggrada loro a qualsiasi ora. Capita di vedere persone che fanno colazione con churros (sorta di panzanelle fritte) e succo d'arancia, sedute accanto a coppie d'anziani che spizzicano una porzione di Pulpo a la galliega accompagnandola con sidro; mentre al banco funzionari pubblici si scaldano - nei mesi più freddi - con una tazza di brodo bollente (il 'caldito' per gli autoctoni), parlando a voce alta e gettando tranquillamente cenere di sigaretta e cartacce sul pavimento del locale che viene pulito più volte al giorno... Lo scopo di questa breve digressione sulle abitudini alimentari della terra di Cervantes, Lope de Vega e Garcia Lorca non è quello di stimolare la vostra produzione di succhi peptici a las siette de la tarde. Semplicemente, mi piace pensare che quest'incontro possa essere stato per voi come una pequeña charcuteria (come quella in Carrera de San Jeronimo a Madrid dove ho pranzato per quasi due mesi osservando la gente), nella quale abbiate avuto occasione di gustare non un banchetto sontuoso, ma assaggiare qualche stuzzicante tapas di cui portare il sapore nella futura quotidianità lavorativa. 


 

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