"Mary Godwin Shelley" di Marco Angelotti

Il romanzo "Frankenstein, ossia il moderno Prometeo", pubblicato anonimo per la prima volta nel 1818, è un opera nota a tutti e incredibilmente attuale. Alla domanda di chi ne sia l'autore, un coro unanime risponde 'Mary Shelley', la allora giovanissima moglie del poeta inglese Percy Bysshe Shelley; molti conoscono anche le aneddotiche circostanze nelle quali ha avuto la luce l'ideazione della storia in una villa nei pressi di Ginevra. Ma pochi sanno che in realtà l'autrice non si chiamava Shelley, ma Mary Wollstonecraft Godwin. Non riesco a farmi una ragione di come il genio letterario di questa scrittrice sia stato consegnato alla storia col nome di un'altra persona, quasi che il suo merito maggiore sia stato quello di maritarsi con Shelley. Prescindendo dai meriti dell'illustre aedo d'Albione, ma anche da un giudizio sulle intenzioni del poeta stesso di lasciare ad intendere (nella prefazione della prima edizione anonima) di esserne l'autore, è il senso di giustizia umana che m'impone questa rettifica anagrafica della  paternità -o meglio, maternità - dell'opera. Nonostante i due secoli d'età, l'inobsolescente scritto (partorito all'ombra delle teorie darwiniane, è anche un vero e proprio trattato di bioetica ante litteram composto in forma narrativa che punta l'indice sui rapporti tra scienza e religione, sulla ricerca dell'assoluto dell'uomo moderno angosciato tra teorie che non soddisfano più la sua sete di conoscenza) è frutto dell'ingegno e della creatività di Mary Godwin, incidentalmente coniugata Shelley. Lungi da me che questo voglia essere un pamphlet femminista: la giustizia non ha sesso. Ma il sinistro nome di Victor Frankenstein echeggerà sempre nei meandri più oscuri e distanti della nostra memoria collettiva, accompagnando a monito l'umanità nel proprio cammino, senza il pericolo che questo nome svanisca nell'oblio; come quello della sua creatrice, una moderna Prometea. Chi ancora non avesse ancora avuto occasione di leggerlo, non immagini una trama superficiale da pellicola horror: è una lettura che scava nel profondo dell'animo umano, sezionando conflitti epistemologici tuttora irrisolti. Da non sottovalutare inoltre lo stile, molto più moderno del periodo nel quale la creatura ha visto la luce, rendendone la lettura godibile anche all'uomo del terzo millennio. Un must per i nuovi narratori. Mi permetto di segnalare inoltre un sito molto interessante come approfondimento su Mary Godwin e Percy Shelley: http://www.marcomercuri.it/ 

Marco Angelotti

 

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