"Carteggio privato" di Marco Angelotti

Ho avuto il piacere d'imbattermi in un tesoro altrimenti misconosciuto: quasi mai le mie scelte di lettore propendono per la saggistica. L'aver terminato da poco un'opera narrativa di Hermann  Hesse - 'Il giuoco delle perle di vetro' - ha spinto la mia curiosità in tale direzione. Questo dono della casualità è riuscito a toccarmi come un eccellente romanzo: la storia, purtroppo, è drammaticamente avvincente e vera. Il carteggio privato intercorso tra Hesse e Thomas Mann (edizioni SE, 2001), corollario di un'amicizia coltivata per quasi mezzo secolo, è un gioiello letterario (lungi da me inopportuni intenti celebrativi - la memoria di entrambi non trarrebbe certo giovamento da tale piaggeria) e un documento storico di indubbia rilevanza. I  massimi esponenti della letteratura tedesca del novecento, incontratisi giovani e salde promesse con editore comune, scopertisi poi negli anni spiriti affini accomunati da sorte politica malevola, hanno dato origine alla fitta corrispondenza personale interrottasi nel 1955 con la morte di Mann. La forma, il lessico elegante e sobrio e la dolcezza mai manierosa sono quelli loro soliti. L'empatia che la raccolta suscita nel lettore indiscreto, messo a parte della vita privata dei due scrittori, è pari a quella delle loro pagine migliori: ripercorrere i fatti tragici della prima metà del ventesimo secolo attraverso parole, dolori e speranze affidate a lettere e cartoline postali attraverso nazioni e continenti, e tutto questo intimamente connesso col quotidiano, le gioie e la famiglia dischiusi agli altri, è eredità affidata alle generazioni future. Ripercorre tenuti da loro mano questo cinquantennio non con l'ampia visione storica di un'analisi a posteriori ma vissuto hic et nunc attraverso la partecipazione del singolo in quanto uomo e scrittore, avvicina - e a tratti con una drammaticità quasi intollerabile che scuote il lettore consapevole del seguito della sciagura in procinto di abbattersi - nel tempo e nello spirito vicende del quotidiano impietoso e sublime. Ma oltre l'aspetto letterario e storico, l'epistolario svela i risvolti di un'amicizia salda e longeva, l'affinità artistica e umana dei due (entrambi premi Nobel per la letteratura, Mann nel 1929 e Hesse nel 1946), il sentimento che li unì, la gioia della condivisione di piaceri domestici nelle loro sporadiche frequentazioni e non per ultimo le straordinarie analogie presenti pur nelle diversità dei loro testamenti letterari, "Il giuoco delle perle di vetro" e il "Doctor Faustus" del fratello maggiore Thomas Mann.

 

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