E nottetempo la gente si arrappa,
s'ingrifa, al serra serra si disgroppa.
Ah... eh... ah... bada ansimare... di tappa
in tappa svelta s'accoppia, s'aggroppa.
Ponte sui sensi, avendoli, s'acchiappa
con mutua trappola, greve s'intoppa
fino allo scoppio... gioca a stringichiappa
a strappa strappa e a cervello di stoppa
por toppa... E intanto la notte le scappa
da razionalità antidotata
e imperata... Io dolente, in gola un groppo,
il mio universo di assenze e la mappa
dei miei giorni ridesti mi sciroppo,
di pensamento in abuso incappata.
La stessa rigirata
d'angoscia in margine all'esiguo e al troppo:
il succo della notte invero allappa.
In me cogli anni crescono, a mio merito
o demerito, quei danni d'ascrivere
interi a plurime carnali sterili
dilettazioni in cui involta o proclive
m'affatico... a diletti semiseri
e periferici.,. alle loro derive...
così che non mi viene dal preterito
il come e tanto meno il cosa vivere,
che in questi giorni persi neri e duri
se qualcosa mi resti non ho prove,
se qualcosa qui o altrove per me duri,
e non so se la sera ora congiuri
contro di me, o sui drudi miei dall'ovest
induri, sui passati e sui futuri.
Sa sedurre la carne la parola,
prepara il gesto, produce destini...
E martirio è il verso,
è emergenza di sangue che cola
e s'aggruma ai confini
del suo inverso sessuato, controverso
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