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 FELICE SERINO è nato a Pozzuoli nel 1941; autodidatta. Poeta, mail-artista e studioso di astrologia, vive a Torino.
Ha pubblicato le raccolte: "Il dio-boomerang" 1978, "Frammenti dell’immagine spezzata" 1981, "Di nuovo l’utopia" 1984, "Delta & grido" 1988, "Idolatria di un’assenza" 1994, "Fuoco dipinto" 2002 e "La difficile luce" 2005. Tra i numerosi riconoscimenti due primi premi assoluti e tre premi speciali. Si sono occupati di lui molti critici tra cui Maurizio Cucchi ed è stato tradotto in sei lingue. Ha inoltre al suo attivo numerosi articoli pubblicati di vario genere. Quasi tutta la sua opera è visibile on-line, anche in versione e-book e aderisce a vari Forum.
Opere in e-book edite nel 2003: "Fuoco dipinto" (edizione accresciuta), "Cieli interiori" (raccolta di saggi e articoli), "23 poesie" (a cura di Luca Rossi), "Poesie sparse", "Come in uno specchio e altre cose" (raccolta di articoli), "Idolatria di un’assenza" (poesie
scelte).
Serino riesce a esprimere attraverso delle visioni surrealistiche quella parte del quotidiano che si trasforma nei suoi versi in sogno, dimensione onirica, fantasia, partendo proprio da una visione dell’uomo che si spoglierà della sua essenza per entrare nella trasparenza di uno specchio, per poi alla fine essere proiettato in uno “spazio-tempo vitale”, in cui lo stesso trasforma il contesto esistenzialistico in cui si è posto, anti-positivista.L’ investimento ideologico per un continuo rinnovarsi di vita-cultura, la sperimentazione di nuovi modi di costruire versi, l’ atteggiamento anti-conservatore di un passato letterario della poesia (da fin troppo tempo contenuta in canoni intoccabili dai puristi), lo pone come personaggio indiscutibile delle avanguardie, in un esprimersi del quale l’ermetismo conosce bene i suoi confini."
Luca Rossi
"Il grido non emesso, la sua forma sta in un “tempo sospeso” come tutta la poesia ultima di Felice Serino. E’ un disegno, un’opera grafica di orizzonti silenti."
Andrea Crostelli.
Se questo mondo
se questo mondo ti ha forse
deluso è perché ho lasciato
che ti perdessi e dal tuo
vuoto mi tendessi le mani
su me che sono Altro
roveto che arde e non consuma
scommetti pure la tua vita
non vergognarti di me che sono il giorno
ho offerto il mio Essere
carne e dio
al supplizio del legno
mia rivincita d’amore
sono il mattino che ti coglie
- cuore di madre
Lettera (frammento)
non angustiarti se non sai pregare
se preghi con la testa tra le nuvole
lo fai e bene se spandi
su foglio metafisica luce
e il soffitto ti si fa cielo
E’ in te nell’aria
è in te nell’aria
sottile la senti la mancanza
di vita piena
come applaudire con una mano sola
ma è regale regalo
questo rapido frullo
d’ali
atto d’amore
non affidarlo nelle mani del vento
sii ancora
gettata nel cielo
E’ velo che cadrà
1.
è velo che cadrà
la carne
2.
rendere fruttuosa la morte
perdendo la vita
(rovescio
dell’io tra nome e senza nome)
3.
ma è l’amore che mi sceglie
(nudo
alla luce)
4.
ho sognato d’essere trasparente
Visione
imbevuto del sangue della passione un cielo
di angeli folgora l’attesa vertiginosa
nella cattedrale del Sole dove ruotano
i mondi
è palpito bianco la colomba sacrificale
Quel sorriso (a R.)
oltre lei forse fra le stelle
dura quel sorriso che nell’aria
ti appare ora sospeso come fumo
lucido incanto il tuo
sperdutamente altrove –
l’ha disperso il vento
Elegia dell’ultimo giorno
ormai è passata come tutte
le cose dell’aldiqua prendila come
un sogno anche se sogno non è
questo nell’ultimo giorno avrò da dirti
fratello a me nella carne e nello spirito
marchiato a fuoco
ma tutto questo doveva accadere ti dico
perché “si compissero le scritture”
ora m’incolpi del mio silenzio e
Tu dov’eri mi chiedi quando a migliaia
venivano spinti sotto le docce a gas
Io ero ognuno di quei poveracci in verità
ti dico Io sono la Vittima l’agnello la preda
del carnefice quando fa scempio
di un bambino innocente
Io sono quel bambino ricorda
“quando avete fatto queste cose ad uno
di questi piccoli l’avete fatto a me”
anch’io in sorte ho avuto una croce la Croce
la più abietta la benedetta
anch’io ho urlato a un cielo muto e distante
Padre perché
perché solo mi lasci in quest’ora di cenere e pianto
Dal di fuori
1.
precipitati da un primo
mondo di luce indivisa –
essere qui e insieme
altrove
dal di fuori il pulsare
dell’universo
impregnato di dolore e di canto
2.
questo dolore questo
canto: ne siamo
l’essenza
siamo volti che galleggiano
sulla superficie di un sogno
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