da "Raramente la verità" di Fabio Sabbi, Venezia, Edizioni del Leone, s.d.

 


Dipingimi


Potessi ancora insinuare

la tua testa sul mio collo come una serpe

e le tue mani inanellate di ferro

e di scontro,

quelle mani che invece dipinsero dolcezze,

potessero ora l'impossibile,

dipingere baci tra aquile e usignoli

abbracci tra erbe e falci

melodie di topi

e ormai assurde serenità di petto,

o,

potessero disegnarmi felice.





Pane, brodo,ferro


Nato finalmente

pasti buoni sorelle

cani allegria naturalmente,

quando si può altalena

corsa caduta rabbia salita

mamma papà

ferita gamba sbucciata,

poi mangio lavoro campagna

talvolta mangio e lavorare

o lavoro e mangiare,

sera fresca mamma grembiule

brodo papà pane

sorella e mia nonna

vita, pezzi generosi o magri, vita.

Ieri, pomeriggio, ragazzina bella

mi guarda, mi piace

forse come quell'altra;

oggi, pomeriggio, rumore

papà entra,

dietro, soldato

ferro, strillo,

casa, vuota, silenzio,

orto, carciofo, nascosto,

erba, bagnata, di pioggia,

sudore paura;

strada, strillo, rumore,

io, fermo, silenzio;

rumore, rumore; rumore
.
Mamma, brodo, grembiule

sorella,

niente.





Senza pietà


Non ho mai scritto

come ora,

sul filo della vita,

e non ho paura.

Ne vivo addosso gli sfregi,

le sirene

i falsi elogi,

ne vivo addosso i delusi

ne vivo addosso i corteggiamenti

gli sposi.

E non mi spiego

tanta vicinanza di orribile e bello.

Ci sono mostri mostruosamente seducenti

per le strade,

sfigurati impressi a fuoco dall'esistenza,

e il danno così forte della sconfitta

che li innalza.

Vorrei vederli dormire questi mostri;

ciò ch'è bello non valica il sonno come loro,

troppo dotati da esplodere,

solo nel riposo poter esser guardati

e vista quell'atroce bellezza del mondo,

senza pietà.





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