"Poesie" di Cristiana Paolini

 


PHOTOGRAMMI


Il verde
                      dei prati
                                            inondava
  L'erba alta
                           profumata
                                                           ondeggiava
                                                                                   dolce e lieve
     piegarsi
                                    Il vento
                                                            imbibiva
                  ogni filo
                                                                              fremeva
e sinuoso
                  si rialzava







Fotogramma 1:
Fuga nella morte

                                                                           Luca

Quel giorno era stato il peggiore di tutti.
Quel giorno si era rotto definitivamente qualcosa dentro,
quel qualcosa che lo teneva ancora debolmente legato al mondo esterno.
Disteso sulle coperte, nella camera da letto, sentiva lo scroscio
assordante del suo sangue nelle vene.
Il rifluire ondeggiante di quella massa appiccicosa e lenta
scorreva ora alla velocità della luce,
batteva negli angoli,
pulsava in ogni antro e le orecchie
dilaniate
da quel sibilo invisibile sembravano gonfiarsi.
Come se qualcuno gli avesse bisbigliato qualcosa in mezzo a tutto quel fragore,
si alzò deciso e,
percorrendo il lungo corridoio che dalla camera attraversava tutta la casa,
si diresse verso il bagno.
In quell'interminabile tragitto passò davanti alla cucina,
dove la madre era intenta a lavare i piatti del pasto appena consumato
e a urlare alla sorella che litigava con il fratellino.
Continuò tranquillo il suo viaggio.
Affacciò uno sguardo distratto
alla porta semichiusa dello studio del padre:
la sua presenza era sempre a metà
come quella porta,
preso com'era dai suoi impegni di lavoro.
"Lo faceva per loro" diceva, ma ...
per quando?
Finalmente il bagno.
Entrò
e sotto la piacevole, assorbente calura dell'acqua,
fece sì che quella marea ribollente dentro il suo corpo
trovasse sfogo.
Come un fiume in piena,
liberato da una diga opprimente,
il sangue fluì liscio,
riversandosi nelle valli piatte delle mattonelle bianche.
La landa del tappeto azzurrino
che non gli era mai piaciuto
si colorò di un bel rosso vivo
e il cesto dei panni sporchi fece deviare un rigagnolo verso lo zoccolo della vasca,
che si frastagliò in un ventaglio di creste
ora appuntite ora morbide.
In quell'ultimo tramonto,
che aveva il dolciastro e nauseabondo odore della sua stessa vita,
gli oggetti lentamente sfumarono
e i suoni si fecero ovattati,
anche la voce
della madre.




Fotogramma 54:

Si alzò dal letto come aveva fatto per tutta la vita
ma ora la fatica era più grande.
Il lenzuolo pesava
sulle gambe magre e varicose.
Il buio attorno era ancora più sfocato,
aloni bianchi sfumati filtravano dalla persiana.
Con le nocche appoggiate al materasso fece perno
per alzare il corpo arrugginito.
Un colpo di tosse scosse il petto
ormai devastato da una peluria ispida e spelacchiata.
Si diresse barcollando e un po' a tentoni verso la finestra,
spalancò avido le ante
come se fosse alla ricerca di un tesoro
e respirò ansando l'aria fresca della mattina.
Si lasciò scaldare le membra
intorpidite
dal tiepido sole dell'alba
e poi come un pescatore fa con la sua rete
cominciò a tirare dentro quei raggi di luce
alla sua riva.
Voleva che la stanza ne fosse inondata
perché voleva,
voleva vivere
un giorno ancora.



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