"Sefarad" di Sandra Palombo in "Racconti e Poesie", Nuoviautori.org , 2003.

 


SEFARAD


I

Si perde tra la massa, Sefarad,

a medicare indisturbata la ferita


con arco e lira muore e canta

la folle e sconfinata Sefarad.


II

Piangono le strade assieme a Sefarad

intenta a eclissare in chi incrocia l’imbarazzo.


Gocciolano le gemme angeliche di Sefarad,

rose spaurite nel deserto,

smarrite in siti di memoria insistenti e inesistenti.


Si abbraccia e si dondola Sefarad

e scioglie il groppo in gola generato da mancanze.


III

In Madrid, Barcellona, Lisbona, vagabonda

in alcun quartiere ramifica e s’incanta e s’affretta


a sdraiarsi sulla verde riviera del fiume,

a spargere i pensieri tetri, come agreste a seminare,

a deporre i pesi nelle ceste della fluidità perenne,

che li sciaborda e li strapazza tra i ciottoli fluviali.


Vestita di luce, splende la dea Sefarad e serra gli occhi,

a distanziare gli stimoli, a occultarsi nell’innocuo buio,

oltre un vetro grigio, oltre la sorgente che l’attrae e la turba.



IV

Distante dai falò, muta il freddo in desiderio,

a braccia aperte, danza ,

in una piazza vuota, pioggia sulla pelle.

S’inginocchia, Sefarad

ai piedi della luna, a versare acqua sul ventre,

per abortire feto passionale.

Sonno indicibile al mondo culla Sefarad.



V

Svelta, all’alba, afferra il dizionario

per sfregiarvi

i nomi propri e i pronomi possessivi,


Di questi ultimi, due restano leggibili:

loro ed io,

il mondo e Sefarad .



VI

Nell’avvicinarsi ad un’altra notte,

scopre, Sefarad, poche parole

in un deserto senza spine,

dove crescono i boschi del non detto.


Spoglia la memoria, scioglie i nodi Sefarad

ad accogliere l’impalpabile presente.


Nel suo fragile emisfero,

purificato il lutto,

una nuova sfida attende Sefarad.



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