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"... a noi, incerta specie, la parola serve per uscire dalla realtà, non per starci o entrarci. Penetrare la realtà per spaccarla e farne uscire i pezzi pieni di significato in essa nascosti. La verità del profeta, come del poeta, sta nella sua capacità di stare e di entrare nel mondo della sua carne, nel mondo che nella sua carne si è concretizzato. La carne, il corpo, e il suo spirito, l’ombra. E il colloquio del corpo con la sua ombra. Non altri che il corpo può fare l’ombra che gli appartiene, individuo anch’essa!"
dalla prefazione di Manrizo Murzi
Claudio Pagelli è nato a Como nel 1975. Sue poesie sono state pubblicate in diverse antologie, premiato in vari concorsi letterari di interesse nazionale.
“la formica bianca”
chi conosce la verità?
tra le labbra dell’erba azzurra
corre la bianca formica Diogene -
il sangue che ci scorre sotto
è giusto o corrotto?
e quanto costa un grammo di pensiero
che sia schianto di luce e respiro?
anche il verso è esercizio di vanità
e il poeta
un’aragosta nella gola della nassa
"Afrodite e il vino”
la poesia è vino, è il
tuo mangiarti in te.
come un accento
carnivoro, come l’onnivoro
senso di colpa che di
colpo ti spossa, ti
spacca il sangue
in un tonfo d’eco.
la poesia ti slaccia
tutto, è il buco d’infinito
di un pensiero lungimirante, solitario.
è l’aria -
il giro di respiro
che abbocchi – la fine
del vino nei tuoi
occhi…
“Ulisse e la bufera”
dov’è il cielo dell’angelo
e la zolla del suo opposto miraggio?
dove il vertice invalicabile,
i confini dell’abisso?
l’insetto mi apre la gola
col morso del dubbio -
si scarroccia come barche d’aria
nella bufera d’acqua e di sale.
come posso riprendere il timone
se la notte invade ogni spazio
se anche la luce ci abbandona
al nostro incerto coraggio?
“Vertigo”
la parola sfuma,
si raggruma come
sangue di fumo
nell’azzurro buio
del senso.
la parola grida,
stride fra i
denti dell’uomo.
era la pietra, la prima,
il fuoco, gli occhi della
rima…
ora è voce, la mia
aggrappata alle unghie
del canto
alla sottile cartilagine
che mi divide dal vuoto.
la meta conclude
Il viaggio
il savio torna
leggero
col sorriso d’un
pensiero -
“ io sono il punto e la luce
l’incantamento
del tuo amore…
scorri sopra il filo
che ti ghiaccia le ossa,
l’abisso non è altro
che il rovescio del sole…”
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