" Intenti " di Alessandro Niero tratta da " Il cuoio della voce" Roma, Voland, 2004

 



Dire per non morire: fosse
questo il caso
se ne potrebbe parlare. Parlare
appunto, per non morire.
Però sarebbe
parola fondante e, temo,
troppo succosa. Ma ditemi quindi
quando - quanta tensione ci vuole
per spingere la poesia
dall'utero del niente? Poco
o niente. Ma vero poco. Vero niente.


Soprattutto uno stile mai scovato
mi cerca, segno
di un'industria limpida di canto,
tiepide ferme voci affaldate in un seguito
imbambolato alla vita.
                              Anche qui,
nel nonsenso che dilaga,
dare un via all'accorpamento
in tratti invisibili indelebili
appostatissimi sul nulla.


Io credo sia possibile
fermare un do di petto
su carta muta e pallida,
bianco occhio teso
a un punto fisso in marmo,
e scoprirne dunque acque,
spurganti vene rosse
frastagliate: ed eccone
riverberi calzanti
della nerezza mia, onicea.


Via, via: di sottrazione
in sottrazione delegando
ad altro, che è parola -
mio privato chiasso e insabbiamento -
e tanta da colarsi
in ferma voce, in barba
al frullo di ali delle ore, lepidottere.



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