EROSIONI
La casa dove vivesti
ha fenditure ove nidificano
le formiche della memoria
(camminano dentro la testa,
portano via, a mucchi, lentamente,
i grani di passate stagioni
e accumulano, per un inverno
che è già qui).
Nelle stanze più interne,
quelle costruite nei tuoi recessi
più profondi, ci sono crepe
che si allargano, erosioni
che saranno voragini, fino a che
non ci sarà che il vuoto,
un buco nero, come per la morte
di una stella.
E chi passerà dopo di te
vedrà ancora l'indifferenza
delle formiche che non ricordano,
la piccola anfora del tuo corpo
le sue minuscole incisioni indecifrabili.
LA MADRE
La madre era l'attesa imprescindibile,
la gola fiorita di ginestre, l'insenatura calda;
era l'approdo certo.
La speranza scintillava inavvertita
tra le sue braccia.
La madre era musica alta, era la culla
che nutriva il sogno.
Improvvisa, la madre , si frantumò
contro pareti altissime
lasciò dietro di sé pozzi di solitudine
attese senza attesa, noia,
musica che, come in un disco
di vinile che s'inceppa,
ripete ancora e ancora
la stessa nota, all'infinito.
E' TARDI
È tardi. Piove una piccola luce
dalla finestra silenziosa,
un piccolo ventaglio in cui galleggiano
atomi di polvere luminosa.
Tardi per dire che ci sono ancora strade,
paesaggi inesplorati e vie nuove
e che c'è ancora un bar aperto
con l'insegna accesa o il negozio senz'ore
acquattato come un animale
che finge il sonno e, se gli parli,
muove un orecchio e schiude gli occhi.
È tardi. Tardi per tornare indietro.
Tardi per scegliere l'abito nuovo,
per fissare progetti e appuntamenti.
La sera già scivola via dietro una nube
le dita degli alberi sfiorano il buio
di questa notte in cui vanno
stordite ombre di desideri inespressi
di speranze, sogni disattesi.
È tardi.