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Menotti Lerro è laureato in Lingue e letterature straniere presso l'Università degli Studi di Salerno. La prima raccolta di poesie risale all'anno 2003, 'Ceppi Incerti', pubblicata dal caffè letterario fiorentino 'Giubbe Rosse'. Allo stesso anno risalgono le recensioni da parte di varie riviste nazionali e internazionali, tra cui il mensile 'Poesia' edito da Crocetti. Nel marzo del 2005 viene dato alle stampe 'Passi di libertà silenziose', raccolta di poesie e prose edita da 'Plectica'. Le prose consistono nei due romanzie epistolari 'Ecco perchè non ti scrivo' e '"Lettere" a Giulia', raccolta di novelle, scritti teatrali, aforismi e piccoli saggi letterari. Del gennaio 2006 è invece l'ultima raccolta di testi letterari in versi dal titolo 'Senza Cielo'Guida editore. Nel 2004 il comune natìo di Omignano (in provincia di Salerno) conferisce una targhetta di congratulazioni. Nel 2005 si iscrive all'albo nazionale dei giornalisti e lavora nella redazione 'Narrativa italiana e straniera' della casa editrice Mondadori.
1
Ascolta, che cos'è quel rumore?
Sì sì, eccolo! Un gatto randagio
che rosicchia il suo topo,
le carni sfilacciate...
2
Stasera il bosco penetra le case
che aspettano, aspettano ancora, ancora.
Da qui si vede tutto…
3
Il grido di Maria ci sorprese
mentre spartivamo le focacce;
e poi il silenzio assoluto, spettrale.
Il gioco era finito. Lo capimmo allora
e tu piangesti e ti stringesti a me
invocando la nonna morta,
chiedendomi il perché
che non trovammo, che non trovo.
4
Nella classe c'erano solo occhi di gesso
appesi alla lavagna,
puniti dalla mano ferma del maestro
che ritrovammo bianco e gonfio sul suo letto
in un giorno di pioggia
che mai più sarebbe passato.
5
A casa perdevamo i colori
e si creavano i suoni del terrore.
Si mangiava di corsa
con la mano angosciata,
sudata al freddo delle mura umide, storte,
che mai più sarebbero passate.
6
Il gioco era un'invenzione:
sognare lo scudetto in una radio,
chiudere i soldatini nelle trincee del cuore,
affilare qualche molletta del bucato
per farne un’automobile giocattolo
che ci portasse via,
ma che poi mai sarebbe passata.
7
Il pianto della rassegnazione non ha eco.
Non lo puoi toccare, vedere, sentire;
ma solo immaginare in attimi che non t'aspetti
mentre tua madre taglia le patate
e pulisce il coltello sul grembiule.
8
E poi Natale... Natale!
Natale per chi sogna è di domenica.
le strade si inebriano di incensi,
ogni mano porta in dono l'altra mano..
sulla soglia della chiesa c'è la brace..
sa di neve..
9
Chi mai sogna aspetta l’inclito giorno con timore,
e sorride per nascondere alla gente
le sopracciglia aggrovigliate dal rancore.
Gli anni non passano, si accumulano!
E i denti dei vecchi e dei bimbi cadono
e li ritrovi al suolo come diamanti.
10
La dentiera che mi baciava è rimasta qui
dopo che te ne sei andata.
A volte la guardo
e ti vedo ripulirla con lo spago,
con uno stecco di campo,
e poi soffiarla, paziente, con amore.
Un giorno, forse, la darò alle mie mascelle.
11
Sulla soffitta potevi trovare la paglia
e le ossa del cranio delle pecore
che il macellaio incarcerava.
Le spolveravo con la maglia
e l'occhio immaginato era sublime.
Allora era quella la felicità.
12
La zia Adalgisa portava le camicie
una volta all'anno a suo fratello,
sempre di due taglie in meno: quelle del marito.
E a noi dava diecimilalire da spartire,
così da pagarsi il pranzo
e le offese senza prezzo.
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