*
andare partire esplorare
se è stata rottura
se è stata fortuna
non dire:
raccogli i cocci del mondo infranto
lasciati sui tuoi passi quali via
del ritorno: non oggi non ora
ma ti saranno utili -
di là dal canneto
hai scoperto l'audacia
delle gru che d'una sola coorte
s'alzano a volo
l'audacia delle gru
che sembrano conficcate
nel duro nella terra
e tuttavia osano
andare partire esplorare:
se è stata fortuna o provvidenza
non dire,
ma serba sempre il loro frullo bianco
il loro giro di motore silente
il colore di qualcosa che si spezza
la gioia di qualcosa che nasce:
serba tutto questo
nel cuore delle stanze
che in futuro attraverserai
*
avrei voluto lasciare nell'ultimo bar
quello che abbiamo detto,
oltre al piccolo resto
di centesimi nichelati -
avrei voluto lasciarlo
ad altri come supremo dispetto,
polvere che fa starnutire
e brucia le narici e il cuore -
avrei voluto e tuttavia
restano sempre con noi
ultimi compagni di viaggio
le empatie d'amore:
cos'è esattamente un bacio
e cos'è esattamente uno sguardo;
in qualsiasi divagazione etilica
a partire dalla stessa vita
essi arrivano e ci danno il braccio
ci persuadono alla loro parte
ci accompagnano gentili
nel nostro ebbro barcollare -
noi grati sempre paghiamo per loro,
come se fossero cari amici!
e siamo noi ad avere il conto aperto
*
gira un mondo mannaro e veloce
che a mille spaventi costringe
senza mai voltarsi a chiedere scusa
gira un mondo entusiasta e feroce
che taglia le corde a lucertole e uomini
ben sapendo che non hanno lo stesso destino
gira un modo costruito in modo atroce
che con follia e disperazione ci guarda
dritto nel falso cristallo degli occhi
gira con la costanza invidiabile
di una minaccia alle vite di tutti,
di una promessa d'asprezza
e disincanto senza segno -
gira lassù
e anche quaggiù
ridendo tra i denti,
con quel suo fare
costruito nei secoli
meccanico
orribile
sereno
angoscia madre di tutti gli avvenimenti,
col padre vuoto hai convenuto
tempi e modi del nostro addolorare
angoscia madre del vagare e del capitare,
spingi i corpi contro
metti le parole in fila
e non lasci stormire calmo
il vento tra le fronde
ma cerchi su tutto ordine -
calma un attimo le tue ire, madre,
e non sculacciarmi sempre,
per farmi respirare:
un giorno dovrò rinascerti
anch'io senza possibilità
e appiglio alla terra: a te morto
e libero di andare
secondo la direzione
delle mie stelle -
e lo sai bene
*
da quando ho sentito sulla pelle
quant'è forte e chiara e dolce
la risata della donna
è scomparso richiamato agli inferi
tutto il Male che ci vuol restringere:
solo per la risata della donna
che discende a scuoterci
come mai la pioggia
di purificazione
tutto è stato compiuto
almeno in un punto della terra
almeno in un momento -
non servono versificatori,
né imitatori né venditori
di zucchero filato
la grazia prescinde
da ogni forma e copia:
combatte persino la bellezza
,
è altro a nascere
e io -
mi fa impallidire
e a volte ho paura -
penso che neanche
il crudo fulmine
e la luce di magnesio
possano fare altrettanto
quanto alla nostra ecografia
quanto al guardarci dentro
e al sentirci definitivamente
questo -
almeno, avere altrettanta cura