" RAPIDO BLÉ " di Ugo Magnanti , Volume numero zero
della collezione di poesia "Altri sali", Anzio, 2003
Seigneur mon Dieu, accordez-moi la grâce de produire
quelques beaux vers qui me prouvent a moi-même
que je ne suis pas le dernier des hommes ...
Charles Baudelaire
a mio padre
edipicamente
non edipicamente
*****
1
attraverso l'etra
io traodo la boa
che spira dai varchi
oh sole perenne
sui lavacri a ciurme
narri dei vivi
l'estro per l'anguria
e il grido
sul lido
narri del sauro
il cirro che lo accerchia
con astri d'ombra
e l'allarme obliquo
che inquieta la sua testa
mentre sosta virente
agli alisei salmastri
2
benché affrante le trote
le lingue ancora udrò
consuete nel motteggio
e ancora un giorno
in cui s'affanna
il pesciaiolo al bando
alla valuta
appena riscossa
aperta
in lesto sfoggio
3
che cosa insegno
della luna inerte
del misero
come del colpevole
del mio nome
che dagli altri apprendo?
è con un bacio
che spiegherei
lo strazio e il lampo
4
chi adesso allude
ossia per me modella la sua creta
lo schianto crudele
della festa
smura
5
chi parla di te
svela un gramo atleta
e un lume che non vuoi
rischiara l'ultimo silenzio
ma è un silenzio
a cui sono come inatto
a cui non ti affanni
che acceso
sfianca le calosce
su un vitreo altare
belle e dubbie insieme
le sfigura la tua calce
valide rupi di un'insania
che anche oggi
già ti chiama
6
chi un giorno ardevo
oggi scampa all'oceano che avanza
a volte
riaffiora
a un bivio
che affronto incerto ancora
e ancora
con umiltà rivolgo il viso
mentre sboccia
e mi afferra a sé
una distanza
7
ci apri gli occhi
e ci affardelli
con più smanie
e con più strade
ma poi trapeli dalla bocca
quando una viltà
umilia il viaggio
8
come trabocca
il seme che hai disciolto
che cadrà dallo sguardo
per stringere le fauci calde
per fondere questi deserti
luce sepolta
di un'accecata frase
puoi salvarmi
battezzata nella sosta
che mi spegne
al fragore
di petali scomparsi
in pasto al giorno
9
con i passi che avverto
da un fosso
con i nervi eterni
oh inverno vile e scosso
il mare sciaboli
col bagliore
cade il tuo eco mesto
e il fragile addio
di un'unica rondine
10
dal fondo
attendo
un'onesta luce
un dolore che affermo
su un vuoto di passioni
e di cadute
la crisi di una fronte scossa
che mai più illumini un ricordo
il pianto
il bandolo
la scoria
il nome
ma non la cosa
che mi infiamma
sul ciglio della fine