|
LIED-AUBADE
Ma tu dimmi, ti prego,
perché tarda
tanto l'alba. Dove
sono,
non li sento
ancora,
quei rari
che dichiarano:
è giorno, e ne ripetono
l'annuncio, e ne ribattono
forte
il conio da selce a selce
allegramente scarpinando...
Non li sento, non ci sono.
E gli uccelli persi
nell'universo loro, muti,
fino a quando?
STASI
Stasi - morta l'immagine,
a picco, in se medesima. A piombo
caduta la visione,
decomposta in brani,
esatta l'insolazione.
Occhio verde del fiume -
è luglio - tra il fogliame;
vetro pigro-fluente,
verde, verde liquame.
Canne, erba, muschio, fiume,
verderame, verde quasi bitume.
Specchio di chiari cieli,
dov'è radura, di nubi.
Delizia nello stare,
pigrizia nell'andare
dell'acqua, delle creature.
Oh estate, minima stazione
d'immensa verità. Nume.
RIMANI DOVE SEI, TI PREGO
Rimani dove sei, ti prego,
così come ti vedo.
Non ritirarti da quella tua immagine,
non involarti ai fermi
lineamenti che ti ho dato
io, solo per obbedienza.
Non lasciare deserti i miei giardini
d'azzurro, di turchese,
d'oro, di variopinte lacche
dove ti sei insediata
e offerta alla pittura
e all'adorazione,
non farne una derelitta plaga,
primavera da cui manchi,
mancando così l'anima,
il fuoco, lo spirito del mondo.
Non fare che la mia opera
ricada su se medesima,
diventi vaniloquio, colpa.
SCRITTO SÍ, MA IN QUALE
Scritto, sì, ma in quale
impercettibile scrittura
era quell'alfabeto?
ne scriveva
lui per luci
ed immagini una parte,
ne magnificava in oro, azzurro,
carminio l'umiltà, il fulgore,
è vero, ma non ne decifrava
punto il senso, intatto traversava
la sua opera il mistero. Arte, oh arte!
PUNTO ESTREMO
Punto estremo.
Nessun punto più alto,
né
di più aspra
e diamantina tempra.
Non può,
oltre, andare
né da esso
recedere la mente.
O così ti pare.
E intanto muta
tutto - e anche tu -
in se stesso: e mutuamente.
|