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Giochi e menzogne
Giocavo bambina ad orchestrare
segreti
di porcellana e fango.
Ma la magia sortisce
inganno e arrendevole crudezza
nel vero di un gesto perverso. Di vergogna
e pudore vestivo le mie bambole
sinfonia di rosso e nero
pennellate di menzogne imbruttite
dalla scure notturna della mezza luna
- mezze sconcezze -
splendore interrotto dal sinistro
sguardo della malinconia
mentre dormivano inceneriti
i rumori del cristallo e la verità
bussava alla mia mente svuotata
di parole senza lingua,
annidata fra le mie trecce ornate
da petali di coraggio e ardore
sconosciuti ai respiri materni, affanni
di sempre
- Perché ancora adesso ? -
Ne misuravo circoscritta la profondità,
paventavo me stessa e l'altra
- longitudine del pensiero - e scoprivo
furie ribelli tutte nelle lacrime
dei miei anni trascolorati
- strega del male - ma che magie?
Che stregonerie? Filtri e malefici
che corrodono mente e sapori
sostanze scabrose - desideri morti
occhi morti.
Reale lo stupore indicibile
della vanità che respiro.
E' ancora tutto - inaudito - come allora.
Sogno
Non è il dolore
di donna
né la vergogna della mia
nudità allo specchio
a riaccendere lo sconcerto
dei miei occhi.
Le piogge spazzano
la polvere degli orrori vissuti.
Solo la tempesta
di questi cieli
getta nel mare bianco
il desiderio che dorme dentro.
Ma ancora
come un sogno per me
è la vita:
sapore dei gesti
che non fanno più ritorno,
crudeltà nella crudeltà,
preghiera divina della sera,
l'impenitenza che barda il mio spirito
come armatura di ferro.
Ho innalzato un muro ieri
per sentirmi più forte
e scacciare i pensieri di morte
dal mio cuore.
Notturno
Ho sorpreso la notte estrema
vegliare placida
sul cupo abisso dei rimpianti,
mentre ammansivo ombre di mostri alati
e presagivo il candore impudico
di labbra spezzate,
consunte da addii irridenti
che stritolano il cuore.
Ho sorpreso bocche deliranti
custodire riverberi di parole irragionevoli,
empire di aspri dolori il mondo interiore,
mentre languivano sorrisi tristi e mattini argentati
nel cammino deviato dal nemico protervo
che fura conquiste.
"Ché forse non è questo il mio destino?"
ripetevo in un soffio...
...vivere il mio tempo frammentato
nella vastità di cieli minacciosi,
dove il buio brancola maligno
e cancella dubbi e tormenti,
smorza dolori salati
dal dolce strazio che incombe
sul sentiero ornato di luci ed ombre.
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