Da " Qualunque cosa" " di Aldo Ferraris

 


Da "Qualunque cosa"


*
C'è stato un tempo per noi,
quando eravamo grandi, senza saperlo,
grandi come nuvole o cavallette,
c'è stato un tempo colmo sino all'orlo

dove ancora caparbie aspettano
come bruciature di stelle sulla fronte
le cose che abbiamo spezzato
inconsapevoli, correndo.



*
Stanno dentro di noi, come devono,
le cose, come serpi nell'erba alta,
senza la certezza di esistere.
Stanno dentro di noi, come sassi

nelle tasche prima di nuotare.
Si fanno dense le cose che scordiamo
nascoste da qualche parte a soffrire
a diventare nuove senza sapere perché.



*
Si cercano tra loro le cose
dove gli uomini non sono più,
si confidano i nostri segreti,
ad occhi chiusi bevono tutta la luce,

le ossa spolpate dalla realtà.
Quando torniamo sanno tutto di noi,
stanno lì ferme a guardare
il dolore nascosto nei nostri abiti.



*
Sono così lucenti le cose
sguainate dal nostro desiderio,
posate lì, nude, da guardare
dove prima non c'era nulla.

Questo loro stare, solamente,
ingoiate dalle nuvole, in attesa
che il tempo si addormenti
per farci sorridere un'altra volta.



*
Le smagliature nel ventre del cielo
dopo che ha partorito il mattino,
il gemere di giacimenti di tegole
nella pace affilata della notte,

lo strusciare di ghiaia nel vento
a svegliare cimiteri di campagna;
le cose felici che esistono da sempre
senza di noi, senza volerlo mostrare.



*
Lo specchio che sotterra il bottino
nel buio, il bottone naufragato
sul comodino, la matita che affila
il suo becco prigioniera di un libro,

l'immortale fiore di carta sul davanzale.
Armate solo della loro bellezza
s'addormentano le domestiche cose
nei giorni, come cuccioli sazi di vita.



*
Ci accetta l'alba ancora una volta
slacciandosi la veste, mostrando
il seno coperto di brina, le braci
racchiuse nell'anima delle cose,

ci porge il brusio del risveglio
con la bellezza lacerata del sole.
Pare di essere lì, in ascolto,
di qualunque cosa ci voglia cercare.








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