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STORIE DI GUERRA
Dicono che fosse un poeta,
ma non lasciò traccia.
Fece un falò delle sue opere,
perché odiava il mondo:
non volle fama postuma.
Preferì morire due volte
che una volta sola.
Coloro a cui lesse le sue cose
sono morti.
Chissà forse rimane ancora qualcosa
delle sue parole nell'aria o
qualcosa di lui in noi.
Quella donna,
che attraversa la piazza;
quella da giovane
giaceva con i tedeschi,
si concedeva nei loro accampamenti.
Adesso è vecchia ed ha nipoti.
Sono cambiate troppe cose.
A quei tempi qui
c'erano campi ed orti
e tutto attorno aperta campagna.
Ma tu che sei nato dopo
non puoi giudicare.
Non sai la nostra meraviglia
per il sapore della carne,
per l'odore del pane.
"Mio padre
per quei tempi
era un uomo di cultura.
Leggeva libri di filosofia
e sapeva cinque lingue.
Aveva vissuto a Parigi.
Era un maggiore dell'esercito
ed aveva l'attendente,
che mi badava
in interminabili Domeniche.
Era stato in guerra,
nella prima guerra mondiale,
ma non ne parlava mai.
Aveva visto l'orrore troppo da vicino
o forse la riteneva una cosa passata
o forse un argomento da grandi.
Mi ricordo che dava lezioni private gratuite
ai ragazzi del quartiere.
Morì squattrinato,
che io ero appena ragazza.
Mia madre lo seguì poco dopo."
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