"Poesie" di Paola Silvia Dolci

 


LA NOTTE È UN GRAPPOLO DI CONCHIGLIE ROTTE    (VooDoo)

Nei testicoli delle strade
ombre
tremano
come calabrone che fonde

Aurora
squarcio rosso arso
scolla invertebrata
dal cielo
GuscioConchiglia
imene lacerato
Aurora di fiele
lenta
dolorosa

Lucifero balla la danza delle spade:

Tarantole palpitanti
)in contraltare
a pupille nere d'orizzonti smarriti(
accendono i tremori

Radici di mandragola
sagomate uomo
)nei labirinti delle iridi(
volano con unghie inquiete

occhiaie viola appuntate con mille spilli

Pianto strozzato
da nocche scorticate
nel ventre
asfittico
colato caldo sulle labbra
fiutato odoroso salato


Sorriso asmatico del risveglio

su stampelle

nel Cerchio di Fuoco_




LA POESIA È UNA MALATTIA CEREBRALE

5 maggio duemila3

Capriccio: AGNUS DEI QUI TOLLIS PECATA
MUNDI. MISERERE NOBIS

Lasciatemi morire nel letto
sognando cavalli di pietra

Lasciatemi cogliere i frutti
in polpa d' uova marce
con la mia bocca di fumo
e d'agnello.

Voglio Quiete senza Attesa
che il tempo non mi venga a cercare

un volto disegnato con rughe
sole tatuato
intorno agli occhi

solo galleggiare sull'ombra immensa delle lacrime.


Vorrei che le mie parole fossero il mio cuore infranto

che le punte delle matite non fossero spezzate

l'intuito sensibile e bambino
a raccontare il mondo e i suoi desideri
le poesie dei fiori della luna degli uccelli

vorrei rintanarmi fra le braccia di Chopin
e se Dio esistesse
vorrei che Dio esistesse e sentirlo vicino
e fra le braccia di Chopin
dirgli
carezze.


Smettere di sognare i morti.


(se davvero mi leggessero
davvero mi sentirebbero
se davvero mi leggessero
mi vedrebbero ballare)


Perché vogliono quel che la viola dimentica

bruciavano nel mio corpo
senza sapere di chi fosse.




preludio:
mettimi un sacchetto di plastica in testa e stringi ti prego




TIEPIDO DESIDERIO SUICIDA

Nel Cimitero delle Mosche
le meringhe bianche dell'estate luminosa
scoppiano dal ridere.

Corazza come petali di camelie al cuore,

Galatea ha l'anima dei Ragni Iridescenti
Notturni
sui trampoli

divora le carcasse su vetri di Tabacco:

è la Condanna

S)batte le mani di legno
con tonfi umidi
contro le quattro pareti frigorifere

Soffoca nella sua pelle calcificata
di serpenti
attorcigliati
al collo crocifisso

Galatea congelata nei gangli


ha le gambe spezzate verso ogni direzione


il capo mozzo rotola rotola rotola
defunto sotterrato
non vedo non parlo non sento

sulle spalle un carico d'Inutile

le cinque dita aggrappate agli occhi della Solitudine


Condanna a morte di Galatea

per tutta la vita finché morte non ci separi


nel gemito insonne

riflesso da tutti gli specchi.




AL FUNERALE DELLE MARIONETTE

sorridono maliziosi
e marcian marcian dispettosi
in capriole arrotolate in corde tese di violino
Saltimbanchi funerari
reggonunabara
su gobbone di castagne sentimentali

portano in Trionfo ed allori

il feretro del Santo

Gran

Santo
grazioso maestoso
dall'alto di turris eburnea
giudicò meschini maligni

_echeggia

i meschini ed i maligni li giudicò

_echeggia

i meschini ed i maligni li giudicò

Processione sbanda ondeggia
e oscilla e dondola
come un budello un utero
colpisce di coda
una povera prostitutina ebete
dolcissima in sguardi assorti
maialina rosea
con palpebre in tasca che tremano
non geme pene d'amor perduto

delirio da cottolengo ridente
tamburi pulsano
cenere svolazza in rondò galante un'andante gaio
le compagnon d'enfer
inscatolato in cassa da morto
tende benevole mani
a lei alle altre
secondo imperativo categorico
fottere fottere fottere

Santo compagnon d'enfer deposto

incosciente

sotterrato


giannizzeri hanno il capo chino a destra

puttanelle han la testa inclinata a sinistra

io
me ne sto qui rannicchiata
tradita
le dita spezzate
e il cuore fa acqua da tutte le parti

io ti odio
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