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LA NOTTE È UN GRAPPOLO DI CONCHIGLIE ROTTE
(VooDoo)
Nei testicoli delle strade
ombre
tremano
come calabrone che fonde
Aurora
squarcio rosso arso
scolla invertebrata
dal cielo
GuscioConchiglia
imene lacerato
Aurora di fiele
lenta
dolorosa
Lucifero balla la danza delle spade:
Tarantole palpitanti
)in contraltare
a pupille nere d'orizzonti smarriti(
accendono i tremori
Radici di mandragola
sagomate uomo
)nei labirinti delle iridi(
volano con unghie inquiete
occhiaie viola appuntate con mille spilli
Pianto strozzato
da nocche scorticate
nel ventre
asfittico
colato caldo sulle labbra
fiutato odoroso salato
Sorriso asmatico del risveglio
su stampelle
nel Cerchio di Fuoco_
LA POESIA È UNA MALATTIA CEREBRALE
5 maggio duemila3
Capriccio: AGNUS DEI QUI TOLLIS PECATA
MUNDI. MISERERE NOBIS
Lasciatemi morire nel letto
sognando cavalli di pietra
Lasciatemi cogliere i frutti
in polpa d' uova marce
con la mia bocca di fumo
e d'agnello.
Voglio Quiete senza Attesa
che il tempo non mi venga a cercare
un volto disegnato con rughe
sole tatuato
intorno agli occhi
solo galleggiare sull'ombra immensa delle lacrime.
Vorrei che le mie parole fossero il mio cuore infranto
che le punte delle matite non fossero spezzate
l'intuito sensibile e bambino
a raccontare il mondo e i suoi desideri
le poesie dei fiori della luna degli uccelli
vorrei rintanarmi fra le braccia di Chopin
e se Dio esistesse
vorrei che Dio esistesse e sentirlo vicino
e fra le braccia di Chopin
dirgli
carezze.
Smettere di sognare i morti.
(se davvero mi leggessero
davvero mi sentirebbero
se davvero mi leggessero
mi vedrebbero ballare)
Perché vogliono quel che la viola dimentica
bruciavano nel mio corpo
senza sapere di chi fosse.
preludio:
mettimi un sacchetto di plastica in testa e stringi ti prego
TIEPIDO DESIDERIO SUICIDA
Nel Cimitero delle Mosche
le meringhe bianche dell'estate luminosa
scoppiano dal ridere.
Corazza come petali di camelie al cuore,
Galatea ha l'anima dei Ragni Iridescenti
Notturni
sui trampoli
divora le carcasse su vetri di Tabacco:
è la Condanna
S)batte le mani di legno
con tonfi umidi
contro le quattro pareti frigorifere
Soffoca nella sua pelle calcificata
di serpenti
attorcigliati
al collo crocifisso
Galatea congelata nei gangli
ha le gambe spezzate verso ogni direzione
il capo mozzo rotola rotola rotola
defunto sotterrato
non vedo non parlo non sento
sulle spalle un carico d'Inutile
le cinque dita aggrappate agli occhi della Solitudine
Condanna a morte di Galatea
per tutta la vita finché morte non ci separi
nel gemito insonne
riflesso da tutti gli specchi.
AL FUNERALE DELLE MARIONETTE
sorridono maliziosi
e marcian marcian dispettosi
in capriole arrotolate in corde tese di violino
Saltimbanchi funerari
reggonunabara
su gobbone di castagne sentimentali
portano in Trionfo ed allori
il feretro del Santo
Gran
Santo
grazioso maestoso
dall'alto di turris eburnea
giudicò meschini maligni
_echeggia
i meschini ed i maligni li giudicò
_echeggia
i meschini ed i maligni li giudicò
Processione sbanda ondeggia
e oscilla e dondola
come un budello un utero
colpisce di coda
una povera prostitutina ebete
dolcissima in sguardi assorti
maialina rosea
con palpebre in tasca che tremano
non geme pene d'amor perduto
delirio da cottolengo ridente
tamburi pulsano
cenere svolazza in rondò galante un'andante gaio
le compagnon d'enfer
inscatolato in cassa da morto
tende benevole mani
a lei alle altre
secondo imperativo categorico
fottere fottere fottere
Santo compagnon d'enfer deposto
incosciente
sotterrato
giannizzeri hanno il capo chino a destra
puttanelle han la testa inclinata a sinistra
io
me ne sto qui rannicchiata
tradita
le dita spezzate
e il cuore fa acqua da tutte le parti
io ti odio
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